Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il passo del Vangelo: Lc 2, 22-40

22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore:Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli:
32luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35– e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

La presentazione del Signore al tempio: tra Natale e Pasqua

La liturgia odierna, nata in Oriente come grandiosa festa della Hypapantè, la Presentazione del Signore al tempio è importante per il suo contenuto cristologico; festa delle luci (Lc 2,30-32), popolarmente nota come la «candelora», rappresenta il sigillo teologico al Natale ma anche l’apertura al mistero pasquale.

Luca sposta la narrazione da Nazareth a Gerusalemme e nel tempio grazie al rito della purificazione della madre, prevista dal Lv 12,2-8 – al quale viene associato anche Gesù. L’evangelista racconta il rito della presentazione del bambino al tempio, non più esistente, mentre tace il rito del riscatto del primogenito (Nm 8,14-16), che poteva essere compiuto anche senza dover recarsi nella Città santa.

L’attesa messianica

Al tempio ecco venire avanti la figura di Simeone, uomo giuso e pio, simbolo della lunga attesa messianica che aspettava la “consolazione d’Israele” (cfr. Is 40,1).

Simeone rivolge a Dio una preghiera di lode perché si è compiuto ciò che lo Spirito gli aveva promesso: vedere il Messia prima di morire. Il cantico del Nunc dimittis riprende temi importanti del Benedictus la pace, la luce, la salvezza – e si presenta come la risposta al cantico di Zaccaria; allo stesso tempo l’episodio si apre anche al futuro sviluppando un tema caro all’evangelista: la diffusione del Vangelo nel mondo pagano, il rifiuto da parte di molti giudei ma anche la conversione di altri (giudei e Gentili).

Simeone, preso in braccia il bambino, dopo avere innalzato la benedizione tradizionale rivolge la sua preghiera personale, ringraziando Dio, al termine della sua vita, per avere potuto contemplare in Gesù l’avvento della Salvezza e della Gloria del popolo di Dio (v.32).

Luce per tutte le nazioni

Questa salvezza messianica è destinata a tutti i popoli; l’evangelista, riprendendo il Deuteroisaia, in particolare al canto del Servo di JHWH (Is 42,6; 49,6), afferma che in Gesù si è realizzata la missione del Servo di essere la luce delle nazioni. La salvezza che egli porta è dunque la luce che permette agli uomini di vedere il loro futuro e di conseguenza di dare il vero senso alla loro esistenza.

La salvezza è destinata al mondo intero (cf At 28,28), ma Simeone riconosce la funzione mediatrice di Israele nella storia della salvezza. Essa costituisce proprio la gloria particolare del popolo eletto: nel suo seno infatti è nato il Messia, e quindi la salvezza stessa che si diffonderà tra i popoli a partire da Israele.

Il destino di Gesù e di sua madre

I genitori del bambino non possono che rimanere meravigliati di quanto stanno ascoltano. Simone, dopo averli benedetti, rivolge a Maria una profezia circa il piano misterioso di Dio: il Messia è segno di contraddizione, posto per la caduta, il rifiuto di parte d’Israele e la conversione e la salvezza di altri. Quindi pronuncia una profezia enigmatica, che riguarda direttamente Maria; una spada trafiggerà la sua vita (cfr. Ez 14,17s). Maria è associata al destino del Figlio e condivide l’ostilità che suo Figlio ha subito durante la vita.

Gli oppressi in attesa del Messia

La figura della profetessa Anna, accostata a quella di Simeone, rappresenta il simbolo di “tutti quelli che attendevano la redenzione in Gerusalemme” (v. 38), i poveri e i giusti d’Israele, fedeli alla legge di Dio e per questo oppressi dai potenti. Anna rappresenta l’orante fiduciosa, ritratto del credente, capace di scrutare i segni dei tempi per cogliere i primi segni dell’arrivo del Messia.

Dopo aver compiuto tutti i riti previsti secondo la Legge, i genitori e il bambini tornano a Nazareth: in questo modo Luca introduce l’inizio della vita pubblica di Gesù e prepara l’ultima tappa del suo cammino, che avrà il suo definitivo compimento negli eventi pasquali a Gerusalemme.

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