Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Maurizio Muraglia

Maurizio Muraglia insegna Lettere presso il Liceo Classico annesso all’Educandato “Maria Adelaide” di Palermo. In qualità di esperto di questioni educative e didattiche svolge attività di formatore per docenti ed è presente nelle riviste specializzate. E’ opinionista dell’edizione siciliana di “Repubblica” sui temi della scuola. Gestisce il blog su scuola, didattica e letteratura https://mauriziomuraglia.com/
Maurizio Muraglia

La Commedia, la religione, la fede dei lettori

Monument of Dante Alighieri on the Piazza della Signoria in Verona Italy

“Per apprezzare la Commedia non è necessario, in realtà, come supponeva Singleton, condividere le idee di Dante sulla religione: è necessario conoscerle, e la conoscenza non è un fatto di fede ma un fatto di studio, è il traguardo a cui si arriva dopo una lunga consuetudine con la cultura della quale anche Dante si è nutrito. Così, potremmo dire che un’adeguata, reale comprensione della Commedia potrà essere impedita, oggi, non dalla mancanza di fede dei suoi lettori, bensì dalla loro insufficiente erudizione: non è il credere che può fare difetto, ma il sapere.”

Queste parole sono contenute in un bell’articolo di Claudio Giunta, storico della letteratura e saggista, che indaga le motivazioni che rendono plausibile l’odierna lettura della Commedia dantesca. Sono parole che interpellano, e pertanto meritano un approfondimento da parte di tutti coloro che nutrono passione per l’opera del poeta fiorentino e che ne fanno anche – come chi scrive – occasione pubblica di intervento e condivisione. Sulla base di una certa esperienza del testo dantesco propongo qualche riflessione sulla scia della citazione iniziale, che condivido (e vivo) integralmente.

Il credente e l’agnostico di fronte alla Commedia

Essa presuppone due tipi di lettori: il lettore credente ed il lettore che chiamerei agnostico piuttosto che ateo, categoria quest’ultima che ritengo speculare – cioè ispirata ad una “fede” – a quella di credente. Lo stesso Giunta perviene alle sue convinzioni sulla scorta di questa citazione di Eliott: “Non posso negare che in realtà risulti più facile per un cattolico cogliere più spesso il significato di quanto lo sia per un agnostico qualsiasi; ma ciò avviene non perché il cattolico crede, bensì perché è istruito”. Sono parole molto pertinenti anche queste e, a mio giudizio, vere.

La Commedia è un testo intriso di fede. Ma come chi ha fede sa bene, la fede non è mai disgiunta – guai se lo fosse – da tutto ciò che caratterizza l’umano, ed è per questo che ogni discorso che riguarda la fede è un discorso che riguarda ogni essere umano, quale che sia la sua postura esistenziale. Detto questo, occorre mettere alla prova, un po’ in astratto, dei lettori-modello (secondo la definizione di Umberto Eco) per comprendere chi è davvero avvantaggiato nella comprensione dei significati contenuti nel testo dantesco.

Il lettore credente teologicamente “attrezzato”

Primo lettore: il credente attrezzato. È indubbio che un credente attrezzato sui fondamentali della fede cristiana possa essere il più avvantaggiato, ma non è detto. Bisogna vedere come interpreta la propria fede. Conosco esperti lettori di Dante, che parlano e pubblicano, appartenenti a questa categoria ma certamente non assimilabili per una semplice ragione, che riguarda l’uso del testo.

C’è chi onora il testo dantesco nel rispetto della sua alterità e lo comprende a prescindere dalla consonanza tra la fede di Dante e la propria. C’è chi invece – e mi riferisco a qualche commentatore che va per la maggiore nelle librerie e gira per l’Italia come conferenziere – da una posizione molto “intensa” (per evitare altre categorizzazioni) piega il testo enfaticamente alle proprie esigenze di affermazione della fede, finendo così per sostituire se stesso al testo e renderlo un pretesto.

Non va affatto bene. L’essere teologicamente attrezzato nuoce in questo caso alla comprensione del testo. A prescindere dal successo personale del lettore esperto, più probabile presso lettori ingenui.

Il lettore credente, ma digiuno dei fondamenti teologici

Secondo lettore: il credente non attrezzato. Occorre intendersi su “attrezzato”. Ci sono questioni che nel cristianesimo bisogna conoscere seriamente: i misteri dell’incarnazione e della risurrezione: la trinità di Dio; il ruolo di Maria di Nazareth, dei santi e degli angeli. Anche il ruolo della chiesa, dei sacramenti, e tutte le questioni che hanno un fondamento biblico non possono essere ignorate.

Non dico che occorre essere biblisti o teologi, ma senza alcune conoscenze di base si rischia di scambiare la Commedia per un repertorio genericamente morale. E questa non è la Commedia: il livello morale ed esistenziale sono ben presenti. Ma la Commedia è un viaggio alla ricerca di Dio, e le parole beatitudine, purificazione, salvezza, peccato, colpa, pentimento hanno un peso serio. Se si è genericamente credenti ma non si sa di cosa si parla si rischiano letture molto fuorvianti.

Il lettore agnostico “consapevole”

Terzo lettore: l’agnostico attrezzato. L’agnostico attrezzato può essere (più raramente) chi non ha mai fatto esperienza di fede o chi ne ha fatta. È avvantaggiato il secondo, e arrivo ad affermare che in nulla la sua postura esistenziale lo ostacola nella comprensione del testo dantesco. Non arrivo a dire che lo agevola, che sarebbe eccessivo, ma certamente lo equipara al credente attrezzato.

Un agnostico che proviene dalla fede può essere profondamente affascinato dalla fede dantesca, ancor più perché è in grado di comprenderne le articolazioni dottrinali, anche quando ovviamente non le condivide.

Però tutto il registro emozionale che il testo esprime a partire dalla fede un agnostico attraversato da profonda umanità riesce a coglierlo con estrema disponibilità perché lo interpella proprio nel suo agnosticismo.

Quarto lettore: l’agnostico non attrezzato.

Lo assimilo grosso modo al secondo. Ha ragione Eliott: il problema per Dante non è credere, ma essere istruiti. Studiare. Il mondo di Dante è un mondo autentico, la sua esperienza di fede, la sua coscienza della fragilità umana sono elementi talmente trainanti che è impossibile discriminare i lettori più avvantaggiati in base alla condizione di credenti.

E credo che Dante stesso non lo volesse. Credo che Dante non volesse essere celebrato senza essere compreso oppure utilizzato per affermare le proprie convinzioni morali o religiose. C’è molta più complessità, problematicità e laicità nella fede dantesca di quanto non si riesca ad immaginare, ed è per questo che la cerchia dei lettori-modello esige criteri di individuazione più raffinati. Un viatico anche per chi si accosta adesso al capolavoro dantesco.

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