Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Giuseppe Savagnone

Direttore Ufficio Pastorale della Cultura dell'Arcidiocesi di Palermo.
Scrittore ed Editorialista.
Giuseppe Savagnone

Il passo del Vangelo: Gv 1, 29-33

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Agnus Dei

In primo piano, in questa pericope, sono le parole di Giovanni, che vale la pena di analizzare, andando al di là dell’abitudine che ce le ha rese fin troppo familiari.

In primo luogo, l’immagine dell’agnello. Era l’animale che più spesso veniva utilizzato per i sacrifici. In Is 53,7 si diceva del «servo sofferente di Jahveh: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca». Nel libro degli Atti degli apostoli (8,32) proprio da questo testo dell’AT Filippo prende le mosse per annunziare Cristo all’eunuco che ha incontrato per via.

Indicando Gesù come «l’agnello di Dio» il Battista allude implicitamente al suo destino tragico, che lo vedrà sconfitto e ucciso dai suoi nemici. Ma questo sacrificio avrà il suo compimento nella resurrezione. Perciò, a conclusione dell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, l’immagine dell’agnello ritornerà, ma per indicare la sua gloria. Parlando della «nuova Gerusalemme», la si dirà: «La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello» (Ap 21,23).

Come agnello Gesù è dunque colui che viene a partecipare a tutte le sofferenze e le morti degli uomini, ma anche a riscattarle.

Il peso del peccato

Come? Lo dice l’espressione subito seguente: egli è «colui che toglie il peccato del mondo». La traduzione italiana – riportata anche nel messale italiano – non rende il senso del verbo greco, a differenza del latino , che invece era fedele: perché tollere – «ecce qui tollit peccatum mundi» – non significa “eliminare”, ma “prendere su di sé”. L’uomo viene sgravato del peso del suo peccato non perché, con un colpo di bacchetta magica, l’agnello lo faccia sparire, ma perché se ne fa carico e ne paga il prezzo col suo sacrificio.

Non si tratta di assumere “i peccati”, ma «il peccato», al singolare. Giovanni , nel suo vangelo, si riferisce sempre a questo unico grande peccato, che è il rifiuto di Dio. A volte il cristiano si raccosta al sacramento della riconciliazione portando un elenco di mancanze e non coglie che il vero problema è quello del suo rapporto intimo, di apertura o di chiusura, nei confronti di Dio. È qui che si gioca, in realtà, la grande e misteriosa vicenda della salvezza. Cristo non è venuto a bacchettarci per le nostre colpe, ma ad aprirci la prospettiva di un abbandono totale a Dio che, anche da peccatori, ci è reso possibile perché  il nostro peccato si è abbattuto su di lui crocifiggendolo.

Lo Spirito e la Parola: il battesimo di Cristo

Poi il Battista parla del battesimo di Cristo. Una scena grandiosa, che rievoca il momento iniziale della creazione, in cui «lo Spirito aleggiava sulle acque» (come la colomba) e la Parola di Dio (qui presente in Gesù) evocava dal caos tutte le cose. Nei sinottici questo episodio sembra indicare l’inizio della missione di Gesù e qui viene rievocato in una chiave, tipica del vangelo giovanneo, che ne fa un evento di manifestazione: «Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

Il battesimo rivela Gesù come l’intermediario tra Cielo e terra, la Parola che unisce e distingue Dio rispetto al mondo creato, nella potenza dello Spirito. «E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

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