Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il testo del Vangelo: Mt 1, 18-24

8Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa;

Il compimento delle promesse

Il Vangelo di Matteo si apre con il racconto nella nascita dell’infanzia di Gesù, per mostrare, prim’ancora dell’inizio del suo ministero, che in lui si compiono le promesse di Dio.

Matteo mostra il legame tra la predicazione profetica e il compimento storico attraverso la genealogia di Gesù. Nella cultura ebraica la generazione è un atto che riguarda gli uomini, ma nel caso di Gesù il verbo della generazione è attribuito a Maria, la sposa di Giuseppe, perché con Gesù è inaugurata la nuova creazione.

Vi è un riferimento alla genealogia da Abramo a Davide (14 generazioni), da Davide a Giosia (14 generazioni) e da Giosia a Gesù (14 generazioni). Il numero 14 rimanda, nella lettura rabbinica, alle consonanti della parola David, in questo modo Matteo collega Gesù alla promessa Davidica, abilitata a realizzare la speranza messianica (cfr. 2 Sam 7). Le vicende di Gesù, infatti, per l’evangelista, possono essere comprese soltanto alla luce della storia d’Israele.

L’annuncio

La pericope di questa quarta domenica di Avvento ci presenta il racconto dell’annunciazione in Matteo che, diversamente da Luca, è rivolto a Giuseppe e non a Maria. La genesi del racconto viene immediatamente descritta: prima che Maria e Giuseppe, che già si erano scambiate le promesse matrimoniali, vadano a vivere insieme, Maria si trova incinta per opera dello Spirito Santo.

Matteo non racconta cosa succede tra i due fidanzati, ma ci descrive il cambiamento che avviene nell’animo di Giuseppe; in un primo momento egli vorrebbe rinviare Maria, senza però sottoporla al vergognoso processo previsto dalla Legge, che segnava per tutta la vita la donna. La Legge, infatti, prevedeva che il divorzio, per essere valido, doveva essere pubblico.

La Legge, la volontà di Dio, e la giustezza di Giuseppe

Giuseppe è descritto da Matteo come un uomo giusto, che vive e pratica la Torah in quanto manifestazione della volontà di Dio. Egli non vuole lasciare Maria in uno stato di emarginazione, ma allo stesso tempo non vuole andare contro la Legge, per questo motivo pensa di non esporre pubblicamente Maria e di chiudere in maniera riservata la loro relazione.

La sua giustizia si manifesterà attraverso l’accoglienza della rivelazione divina, che consisterà nel prendere in moglie Maria: Giuseppe, in quanto giusto, è chiamato a collaborare al progetto di Dio, passando dall’attuazione di una giustizia basata sulla Legge, al compimento di una giustizia superiore, conosciuta attraverso la rivelazione.

Dio prima agisce in Maria e poi si rivela a Giuseppe. Un angelo del Signore gli appare in sogno: si tratta di una manifestazione divina, dove Dio – descritto attraverso la figura dell’angelo del Signore – mediante il sogno, come in tanti racconti dell’Antico Testamento, gli comunica la sua volontà.

Il ruolo di Giuseppe, la missione di Gesù

L’angelo si rivolge a Giuseppe chiamandolo “figlio di Davide” perché egli, pur non essendo il padre, ha un ruolo di primo piano nella nascita di Gesù, in quanto permette di inserirlo nella discendenza davidica, destinataria della promessa messianica. Se Maria, per un’azione divina, genererà Gesù, Giuseppe ha il compito di dargli un nome, di educarlo e di prendersi cura del bambino e della madre.

Il nome del bambino, Gesù, rimanda al carattere messianico della sua missione: salverà il popolo dai suoi peccati. Nel Vangelo di Matteo Gesù è l’unico autore dell’azione di perdono dei peccati (cfr. Mt 26,28). Dopo la visione dell’angelo, Matteo commenta il significato e il valore di questa nascita alla luce di una citazione di compimento dell’Antico Testamento.

Matteo implicitamente fa riferimento all’annuncio di Isaia (cfr. Is 7,14 prima lettura) della nascita di un bambino come compimento della storia biblica, che ne realizzerà le attese e le speranze. Si tratta di un appello ad avere fiducia in Dio e al suo intervento nella storia che, attraverso questo bambino, condurrà il popolo a una rinnovata alleanza con Dio.

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