Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il caso “Commissione Segre” rientra nell’emergenza razzismo?

Sesta: Caro Giuseppe, ho letto il tuo Chiaroscuro in cui critichi con determinazione l’astensione dal voto dei senatori del centro-destra riguardo all’istituzione di una Commissione contro l’odio, la violenza e l’antisemitismo. Anche io l’ho fatto, soprattutto a proposito dello sgradevole gesto di chi, all’ingresso in aula della senatrice Liliana Segre, è rimasto seduto senza applaudire.

E condivido naturalmente il punto di partenza che ispira le tue critiche, e cioè la chiara e ferma denuncia del pericoloso clima di odio razziale che si sta diffondendo nel nostro paese, complice anche la visibilità resa possibile dai social. Non sono d’accordo, invece, sull’idea che quell’astensione sia soltanto, o principalmente, espressione di razzismo e di antisemitismo.

Pensarlo, anche se tu non lo fai in questo modo, risponde a una logica ricorrente nel dibattito pubblico, e cioè sfruttare l’ovvia convergenza su un valore condiviso in questo caso l’antirazzismo per far passare come urgente e moralmente necessaria la propria idea su come combatterlo meglio.

Savagnone: Caro Luciano, anch’io apprezzo molto la tua abituale diffidenza verso i luoghi comuni e le battaglie condotte in nome del politically correct e leggo la tua critica in questa luce. Però, altrettanto francamente, questa volta la trovo infondata. Nel mio Chiaroscuro faccio presente che l’astensione dei senatori della destra va letta nel contesto di una campagna di sistematica aggressione condotta sui social per il 90% dai sostenitori di questa parte politica, di cui sono state vittime spesso delle donne, ma anche papa Francesco e, ultimamente, per motivi razziali, la stessa senatrice Segre. Che non si tratti di un equivoco lo confermano gli insulti razzisti rivolti dai seguaci della Lega a Gad Lerner, l’ultima volta a Pontida.

Le possibili ragioni dell’astensione e la mentalità dell’elettorato

Sesta: Quanto ricordi è innegabile e preoccupante, ma credo che sarebbe ingeneroso identificare tutti i deputati di destra con le frange più chiassose e volgari di una parte del loro elettorato.

Che l’astensione dell’altro giorno non fosse un mero riflesso di questi estremisti, peraltro, sembra dimostrato dal fatto che alcuni deputati di destra avevano proposto delle modifiche al testo della mozione, nelle parti che non riguardavano direttamente la lotta al razzismo, ma le sue generiche e solo possibili premesse, come la diffusione di “stereotipi, pregiudizi, nazionalismi o etnocentrismi”. Queste modifiche non sono state accettate, ed è legittimo.

Ma sarebbe sleale denunciare di razzismo un’astensione che, al di là della sgradevole forma in cui può essere stata espressa, ha avuto in questo caso lo scopo di colpire quelle mancate modifiche, non certo la lotta al razzismo. Con ciò non voglio escludere che alcuni deputati di destra siano personalmente razzisti. Trovo però eccessivo dedurne che, astenendosi, la destra si sia resa complice, in blocco, delle frange estremiste e xenofobe presenti nel nostro paese.

Savagnone: Quello che più mi preoccupa non sono i senatori che si astengono sulla Commissione Segre (e non si alzano neppure quando l’aula applaude la senatrice per la sua storia di ebrea perseguitata): sono i loro elettori, le persone a cui essi sano di fare piacere con questo comportamento.

Gli stessi che hanno accompagnato la partita di Balotelli con i loro ululati di scherno e che, per carità, non sono razzisti (ci tengono a precisarlo), solo pensano che un «negro», anche se è cresciuto in Italia e parla l’italiano come loro, «non sarà mai del tutto italiano» (e quindi, se vale il «Prima gli italiani», dev’essere messo in seconda linea nei diritti).

Gli stessi che non notano alcuna contraddizione nel fatto che Salvini dichiari pubblicamente di essere contro il razzismo «senza se e senza ma», e poi però ci tenga a precisare che quest’ultimo clamoroso episodio di razzismo è «l’ultimo, ma proprio l’ultimo» dei suoi pensieri, perché «vale più un operaio dell’Ilva che dieci Balotelli» . Ma, se ritenere che un bianco valga più di dieci «negri» non è razzismo, in che cosa consiste il razzismo?

I “veri razzisti” sono un’ “assoluta minoranza”?

Sesta: Le parole di Salvini, come spesso gli accade, sono un grave esempio di irresponsabilità politica e di inaccettabile complicità con il volgare razzismo di alcuni elettori. Che però sono un’assoluta minoranza, come lo è il numero di deputati che si esprime come Salvini. Singoli episodi di razzismo ci sono e vanno contrastati.

Ma l’idea che il razzismo stia dilagando presso larghe fasce della popolazione italiana è l’effetto di una deformazione mediatica, dovuta sia alla chiassosità social di queste minoranze, sia al fatto che a fare notizia non è certo l’elettore di destra non razzista, ma solo quello razzista.

Diversamente, non avremmo motivo di negare che anche l’ondata migratoria, non solo il razzismo degli italiani, abbia le caratteristiche mediatiche che le attribuisce la destra e l’opinione pubblica, ossia quella di un’invasione ininterrotta e difficilmente governabile.

Anche in pieno dibattito sul Decreto sicurezza, così come è avvenuto ora con il caso Balotelli, venivano citati singoli episodi di crimini commessi da nigeriani e senegalesi, allo scopo di creare una pressione che spingesse ad approvare il Decreto. In ogni caso, al di là del razzismo di singoli deputati o elettori, se la scelta della destra fosse stata dettata veramente da antisemitismo, perché l’astensione e non il voto contrario? 

Perché alcuni partiti vogliono minimizzare il razzismo ideologico: la strategia del “doppio binario”

Savagnone: Perché, da parte di questi partiti (penso qui a Lega e Fratelli d’Italia: forza Italia per ora, come ha detto anche la Garfagna, va a rimorchio) dire espressamente di essere razzisti sarebbe rompere con una strategia del “doppio binario” fino ad ora vincente, soprattutto nei confronti dei ceti medi.

Da un lato si coprono di insulti e di accuse i “nemici”, alimentando la paura e l’odio nei loro confronti; dall’altro bisogna continuare a dire che non si fa altro che seguire il vangelo, il quale – secondo la versione di Salvini – insegna a prendersi cura dei più vicini, gli italiani. Una esplicita presa di posizione contro la Commissione Segre avrebbe rotto questo equilibrismo e allarmato i moderati, soprattutto cattolici, che fanno di tutto per crederci.

Sesta: Ciò che dici è probabile. Ma nella misura in cui la strategia del doppio binario è data per assolutamente certa ed estesa in blocco alla decisione di astenersi, rischia di diventare un processo alle intenzioni.

Io credo che la decisione della destra possa essere criticata senza dover necessariamente attribuire a tutti i suoi rappresentanti le peggiori intenzioni. Mi sembra più ragionevole ipotizzare che, nel contesto in cui è avvenuta, la scelta di astenersi certamente discutibile, torno a ripetere sia stata motivata non già dall’antisemitismo, ma da tatticismo parlamentare, da una polemica contro i propri avversari politici e dalla volontà di attirare l’attenzione su quelle parti della mozione, già citate, che non riguardano direttamente la lotta all’odio razziale ma solo le sue potenziali e troppo generiche premesse, appunto gli “stereotipi”, i “pregiudizi” ecc.

Lo dimostrerebbe il fatto, molto frequente in casi simili, che lo stesso provvedimento che ci si astiene dal votare quando si è all’opposizione, viene poi proposto, quasi identico, quando si va al governo. È l’infantilismo politico che conosciamo: se lo fai tu è un disastro, se lo faccio io è ok. 

Savagnone: Il punto cruciale, ai miei occhi, non è che tutti i singoli senatori della destra siano razzisti su questo ovviamente non potrei giurare – ma che la linea complessiva della Lega (a cui si accodano i Fratelli d’Italia e, sia pure con delle riserve, Forza Italia), sia di valorizzare gli esseri umani in quanto cittadini e i cittadini in quanto appartenenti a una determinata etnia, non – come io ritengo corretto in base all’art. 2 della nostra Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…» (per non parlare di ciò che dice il Vangelo) i cittadini in quanto esseri umani e gli esseri umani in quanto persone. E questa linea è stata coerentemente seguita dalla Lega sia quando era al governo che ora che è all’opposizione.

Una divergenza sui valori di fondo o sul modo di applicarli?

Sesta: Questa coerenza è preoccupante, ma non dovremmo farcene ricattare, trasformando il nostro avversario politico in un nemico morale. Finiremmo per riprodurre lo stesso stile che vogliamo combattere. Io credo che, similmente ad altri dibattiti su questioni eticamente sensibili, si verifichi qui una certa indebita sovrapposizione fra etica e politica.

Come se i valori, in politica, potessero presentarsi nella loro nuda e indiscutibile oggettività, e non prendessero sempre la “coloritura” del partito politico che se ne fa portavoce. Si pensi, per esempio, al valore della lotta alla sofferenza dei malati.

Nessuno sarebbe mai “a favore” della sofferenza, naturalmente. Se, per spingere a votare una legge sul suicidio assistito, dicessimo che sulla “sofferenza” non si fa politica, chi non è d’accordo si sentirebbe ingiustamente ricattato.

Oppure si pensi alla parola “bambini”. Se per vietare le adozioni gay dicessimo che i bambini “non si toccano”, chi invece è favorevole si vedrebbe apostrofato come uno che disprezza i diritti dei bambini. Io credo che la politica, tranne in casi di rarissima ed eccezionale gravità, non debba mai trasformarsi in un semplice scontro fra buoni e cattivi, essendo piuttosto un conflitto, talvolta anche molto duro, su quale sia il modo migliore di promuovere valori su cui tutti, sostanzialmente, siamo d’accordo.

E siamo tutti d’accordo sul fatto che, quando si tratta di odio razziale, non si fa meschina tattica politica. Se dunque l’altro giorno la destra l’ha fatta, la conclusione non è necessariamente che la destra è razzista, ma che in quel caso fosse in gioco non se accettare o combattere l’odio razziale, ma una divergenza di opinioni politiche su una concreta proposta di contrastarlo.

Savagnone: Non mi sembra che qui le divergenze siano sul modo di tutelare i diritti e la dignità dell’essere umano come tale: esse riguardano, piuttosto, l’identificazione dell’essere umano in base alla sua umanità oppure in base al colore della sua pelle (o della sua etnia). Perciò non si tratta di strategie diverse per garantire lo stesso valore, ma di scale di valori radicalmente diverse.

E queste scale di valori si stanno sempre più divaricando non solo nella classe politica, ma nella popolazione, rendendo sempre più frequenti episodi di razzismo che ancora i giornali segnalano, ma che stanno diventando ormai così abituali da far prevedere che fra poco nessuno ne darà notizia. La storia insegna che le persecuzioni razziste cominciano sommessamente, si sviluppano in sordina, e quando emergono in tutta a loro violenza ormai l’opinione pubblica è anestetizzata e non reagisce più. In ogni caso, credo che anche tu convenga sul fatto che, al di là del caso dell’antisemitismo, il linguaggio dei social e della stessa politica va bonificato dall’odio rabbioso che spesso lo pervade.

Il rischio di invocare “stati d’emergenza”

Sesta: Sull’idea che il linguaggio della politica e quello in uso nei social vada bonificato siamo senz’altro d’accordo. Permettimi invece di esprimere una riserva sull’idea del germe di razzismo che, se non conduciamo ora la nostra lotta, potrebbe manifestarsi quando sarà ormai troppo tardi.

Non intendo dire che non occorra essere vigili e tenere alta la guardia. Ma questo deve avvenire volta per volta sulla base di ciò che effettivamente accade, non può invece basarsi su una profezia di sventura che non sarebbe diversa da quella leghista dell’imminente invasione islamica, finalizzata a creare uno stato d’emergenza che costringa a vedere nella chiusura dei porti una soluzione necessaria e non politicamente opinabile, proprio come la mozione Segre.

Quella dell’antisemitismo e del fascismo di ritorno, pur non essendo un’ipotesi impossibile, rischia di diventare una criminalizzazione preventiva dell’avversario politico. Combattiamo dunque il fascismo e il razzismo lì dove si presenta realmente e in alcuni casi lo sta facendo, è vero ma non vediamolo ovunque, per evitare che, quando si presenta davvero, nessuno, ormai assuefatto, lo riconosca.

Savagnone: Al di là di questa valutazione di fatto, che non ci trova d’accordo, prendo atto che lo siamo sulla necessità di un cambiamento di stile del dibattito pubblico, che lo differenzi da un gioco al massacro e lo renda più vicino al dialogo. Su questa base anche i dissensi potranno cessare di trasformarsi in aggressioni reciproche e dar luogo a forme di dialogo costruttivo.

Sesta: Credo che il tono amichevole della nostra discussione ne sia una evidente testimonianza.

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