Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nella Diocesi di Palermo. Marito di Alessia e padre di Samuele, dopo la licenza in Ecclesiologia presso la Facoltà Teologica di Sicilia con una tesi su Dossetti, ha conseguito un master all’Istituto di Studi Bioetici di Palermo con uno studio sulla bio-politica di Habermas. È dottorando in Teologia presso la Facoltà Teologica di Sicilia. Dal 2014 è presidente dell’associazione culturale “A. De Gasperi”. Collabora con lo staff della comunicazione della Presidenza regionale delle ACLI siciliane. Pubblica su Ho Theológos, Nipoti di Maritain, Quaderni Balestrieri e Bio-ethos, della quale è redattore.
Rocco Gumina

Giovani e lavoro

Sulla questioni legate alla relazione fra giovani e lavoro in Italia, abbiamo intervistato Giacomo Carta, coordinatore nazionale dei Giovani delle ACLI e, da qualche settimana, componente del Consiglio Nazionale dei Giovani, neonato organismo volto a favorire l’interlocuzione fra il mondo giovanile e le istituzioni.

Non è un paese per giovani

– Ormai da qualche tempo, studiosi, commentatori e giornalisti affermano che l’Italia non è un Paese per giovani. Molti sono i fattori che confermano tale assunto. Su tutti la problematica relazione fra giovani e mondo del lavoro che, in molti casi, non permette la piena valorizzazione e realizzazione umana e professionale delle nuove generazioni. A tuo parere, quali sono le criticità più evidenti?

Ci sono, purtroppo, tantissimi dati e segnali che indicano che i giovani italiani hanno una relazione complicata con il mondo del lavoro. Credo che la questione sia molto complessa e non basterebbe un libro per poterla approfondire appieno, per semplicità però sintetizzerei le criticità in tre questioni fondamentali che la caratterizzano: lo scenario, la formazione e la mobilità.

Lo scenario è molto cambiato in 20-30 anni, il mondo del lavoro di oggi è molto più frammentario rispetto a prima sia nella tipologia di contratti che nella durata degli stessi e ciò indebolisce le tutele e la stabilità lavorativa, non garantendo la possibilità di fare progetti a lungo termine, motivo per cui i ragazzi lasciano la casa dei propri genitori molto più tardi rispetto a prima e soprattutto fanno molti meno figli.

La formazione attuale purtroppo andrebbe aggiornata e migliorata in quanto i giovani che concludono i percorsi formativi classici (scuola, università, formazione professionale), nonostante ci investano gran parte degli anni della propria vita, non sempre sono pronti ad entrare nel mondo del lavoro. Lo dimostra il fatto che il gap tra domanda e offerta non è solo una questione di “poco lavoro” ma è anche la difficoltà delle aziende di trovare figure specifiche o con competenze particolari.

Esiste un mondo di competenze, come ad esempio le competenze trasversali, che difficilmente vengono sviluppate all’interno dei percorsi formali e che però risultano molto ricercate nel mondo del lavoro (molte volte più del titolo di studio) e che, associata alla formazione classica, forniscono ai giovani una formazione completa. Il problema è che ad ora in Italia non vengono neppure riconosciute ufficialmente e questo chiaramente ne rende anche la diffusione molto più complessa.

Ultima, ma non per importanza, è la questione mobilità. Come abbiamo riscontrato anche nell’Incontro Nazionale di Studi ACLI che si è svolto a Bologna il mese scorso, uno dei problemi che maggiormente spinge i ragazzi a partire all’estero è che l’ascensore sociale si è bloccato e questo non dà prospettiva di futuro ai nostri giovani.

Il fatto che un ragazzo preferisce, per esempio, andare a fare il lavapiatti a Londra, a Berlino o a Parigi e non in Italia, è dato proprio dal fatto che si ripone una qualche speranza in più di poter fare un minimo di “carriera”. Si ha la percezione che in Italia chi nasce figlio di operaio muore operaio (se gli va bene) e chi nasce figlio di avvocato muore avvocato o comunque con una professione ad alto reddito. Le classi sociali sono chiuse (o comunque ingessate) e questo perché chi è nelle fasce più deboli ha meno opportunità e sostegno per realizzarsi.

Resistere innovando: i casi fortunati

– Nonostante le difficoltà economiche, sociali e politiche, l’Italia resta una grande nazione fondamentale per l’equilibrio dell’Unione Europea. Oltre alla crisi, molti giovani italiani conoscono e percorrono nuove frontiere per la crescita del nostro Paese. Dal tuo particolare osservatorio, registri dinamiche positive provenienti dai giovani?

Oltre la crisi c’è comunque chi non si arrende e coraggiosamente si rimbocca le maniche e scommette su sé stesso e sul proprio futuro. Esiste un grande fermento di giovani innovativi e creativi che attraverso le nuove tecnologie, o solamente rinnovando in modo creativo vecchie professioni, resiste ed anzi riesce a fare business. Ci è capitato spesso di incontrare e collaborare con giovani del genere che danno dimostrazione che la risposta migliore alla crisi è cercare di non demordere.

Le sfide dell’Europa unita

– Le elezioni europee dello scorso maggio hanno visto la contrapposizione fra il fronte sovranista ad antieuropeo e quello a difesa del progetto europeista. A tuo parere, quali sono i motivi che rendono l’Unione Europea, specialmente per i giovani studenti e lavoratori, un percorso imprescindibile per il loro futuro?

Premetto che sono un europeista convinto e credo fortemente che l’Italia non possa prescindere dall’Unione Europea e viceversa. Lo scenario economico, finanziario e geopolitico ci fa capire che per poter far valere e rispettare i valori che hanno fondato l’Unione Europea, come pace, rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza è necessaria un’Europa unita.

Le grandi sfide che sono all’orizzonte come, ad esempio, la preservazione ambientale, i mutamenti legati all’industria 4.0, la globalizzazione sempre più prorompente, i venti di guerra ai confini ed i fenomeni migratori conseguenti, dimostrano a pieno che le nazioni da sole non hanno abbastanza forza per essere incisive.

Già questo basterebbe a capire che i sovranisti possono farsi forza solamente attraverso gli slogan. È necessario però non abbassare la guardia e, se non si vorrà più correre il rischio di una nuova minaccia sovranista che mira a spaccare le alleanze ed alzare muri, sarà necessario analizzare e migliorare le tante criticità che ancora sono presenti nel complesso processo di consolidamento dell’Europa unita.

L’Unione Europea dovrà sicuramente lavorare tanto per far sì che gli europei si sentano davvero “europei”, ad oggi purtroppo l’Europa, soprattutto nelle zone più periferiche, la si percepisce lontana. Le opportunità però che l’Europa ci offre sono tantissime e, su tutti i livelli, dobbiamo abituarci a saper cogliere e sfruttare meglio i tanti soldi che ci vengono destinati e che tante volte tornano al mittente.

Programmi come Erasmus+, Erasmus per giovani imprenditori, il neonato corpo europeo di solidarietà offrono ai ragazzi, di ogni genere e provenienza sociale, di sviluppare tante competenze utili alla crescita personale e professionale. La mobilità internazionale è uno strumento fondamentale per favorire lo scambio, la coesione, la crescita tra i giovani europei e garantire un vero melting pot.

Le difficoltà del lavoro oggi: il cambiamento continuo e la frammentazione del lavoro

– Le ACLI sono una storica associazione d’ispirazione cristiana a servizio dei lavoratori italiani. Nate all’indomani della Seconda guerra mondiale, le ACLI si trovano ad affrontare l’evoluzione costante e critica del mondo del lavoro. Rispetto ai decenni scorsi, quali sono le maggiori difficoltà che emergono fra i lavoratori del XXI secolo? Al contempo, quali sostegni offrite ai vostri associati?

Le maggiori difficoltà dei lavoratori del XXI secolo si potrebbero attribuire, come detto in precedenza, alla frammentazione del lavoro ed al veloce cambiamento dovuto alla prorompente accelerata dell’evoluzione tecnologica. La Gig economy (l’economia dei lavoretti) sempre più diffusa non garantisce le necessarie tutele lavorative e stabilità a medio-lungo termine mentre la velocità dell’evoluzione tecnologica degli ultimi anni sta trovando impreparata la nostra società.

I sostegni che offriamo ai nostri associati sono tanti e molto variegati. Da una parte i servizi e le sedi territoriali garantiscono assistenza ai lavoratori, formazione, creazione di reti relazionali, dall’altra, sulla base di lavori di ricerca e dell’esperienza diretta che raccogliamo dalle diverse attività, costruiamo un collante tra cittadini e/o lavoratori con le istituzioni.

È nel nostro DNA infatti quello di provare ad essere protagonisti con proposte concrete verso la politica, offrendoci come lente di ingrandimento verso la società. Chiaramente per noi è prioritario mantenere alta l’attenzione ed il sostegno verso le fasce più deboli ed a rischio emarginazione.

L’Agorà sull’ambiente

– A dicembre, i Giovani delle ACLI celebreranno a Milano l’Agorà, un appuntamento importante che vede protagonisti i vostri tesserati. Di che si tratta? Quale messaggio desiderate trasmettere ai vostri circoli e al Paese?

I Giovani delle Acli hanno due eventi nazionali annuali: il campo estivo e l’Agorà. Mentre con il campo estivo vogliamo offrire ai nostri ragazzi una formazione sulle competenze, nell’Agorà vogliamo formare il pensiero. Quest’anno l’Agorà si svolgerà a dicembre a Milano ed avrà come tema l’Ambiente in correlazione con il Lavoro e l’Azione Sociale.

Partendo dagli indirizzi che ci danno due documenti molto importanti come la Laudato Sì e l’Agenda 2030 dell’Onu esploreremo le opportunità di lavoro e di impresa che offrono la green economy e l’economia circolare, analizzeremo qual è la percezione che hanno le persone sulla problematica ambientale ed interrogheremo la politica su quali azioni concrete verranno messe in agenda.

Ci aspettiamo la partecipazione di un’ottantina di giovani provenienti da tutta Italia che dialogheranno, interrogheranno e si confronteranno con professori, imprenditori e decisori politici. Il messaggio che vogliamo trasmettere è che bisogna avere sempre un approccio critico e propositivo per le questioni (in questo caso quella ambientale) perché ogni problematica porta con sé anche tante opportunità e, se ci si forma e ci si informa nel modo giusto, è più semplice riuscire a coglierle.

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