Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Serena Termini

È nata il 5 marzo del’73, è coniugata e ha tre figli. Dal 2005 è la corrispondente dell'agenzia nazionale Redattore sociale. Da sempre ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua perizia in tali abilità, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo.
Serena Termini

Grazia Santangelo, dell’associazione Sbaratto, all’Albergheria

L’associazione Sbaratto, all’Albergheria

Dopo un iter impegnativo di tre anni in cui si sono interfacciati i residenti del quartiere Albergheria con i mercatari, grazie al contributo significativo del presidente della I° circoscrizione Massimo Castiglia, l’ufficio di mediazione penale e gli studenti universitari guidati dalla prof.ssa Clelia Bartoli, nasce l’associazione degli operatori del mercato dell’usato e del libero scambio Sbaratto.

La nuova associazione “Sbaratto” vuole garantire la propria sostenibilità sociale ed ambientale attraverso lo svolgimento di attività di utilità sociale nei settori dell’usato, del riciclo, del riuso, del riutilizzo, anche dei rifiuti, e della tutela dell’ambiente con l’obiettivo specifico della creazione di una zona di “libero scambio”.

Un mercato che è anche l’incrocio di culture diverse che vogliono convivere pacificamente. Ad offrire in vendita o in baratto prodotti usati sono, infatti, oltre agli italiani anche, tunisini , marocchini, africani subsahariani e romeni.

Il bisogno di regole nel quartiere

A lavorare senza sosta, ormai da più di vent’anni, è la presidente dell’associazione, Grazia Santangelo, 61 anni vedova con tre figli.

«Sono originaria di Milazzo (Me) ma mi sono innamorata della città di Palermo dove ormai vivo da tanti anni» – racconta – «Negli ultimi anni, al mercato, c’è stata molta confusione e per questo è nato il bisogno di darci delle regole. Siamo famiglie che vogliamo vivere onestamente di quel poco che riusciamo a guadagnare. Finalmente siamo arrivati ad un accordo che rispetta soprattutto gli abitanti del quartiere. L’associazione è stata il risultato di un percorso di graduale consapevolezza, dialogo e confronto tra noi, i residenti, il comune e l’università».

«Darsi delle regole conviene a tutti» – aggiunge anche Giovanni Pluchino di 56 anni – «se vogliamo rispettarci a vicenda e mantenere un clima sereno senza caos e litigi. La nostra è una vita dura che però ci permette di vivere. Spero che finalmente riusciremo a raggiungere questo importante obiettivo. C’è anche chi al mercato fa ciò che vuole e siamo certi che resisterà alle regole. Fortunatamente adesso non siamo soli e siamo pronti a continuare questa strada per la dignità di tutti».

Gli enti e le associazioni coinvolte

«È un processo che nasce tutto dal basso» – «dice con soddisfazione il presidente della I° circoscrizione Massimo Castiglia» – «grazie ad un’ intesa che si è raggiunta anche con i residenti del quartiere. Allo scopo si è creata pure una rete di sostegno composta dal comune tramite la circoscrizione, l’ufficio di mediazione penale e l’università. Ci sono state tre delibere di giunta che abbiamo costruito in questi anni che prevedono che ci sia un soggetto che, in collaborazione con l’amministrazione pubblica, gestisca questo mercato. Da settembre ci sarà un avviso pubblico nel quale si chiederà alle associazioni, sulla base di alcune linee guida, di aderire. Ci saranno quindi orari e postazioni da rispettare con grande senso di responsabilità. L’università di legge addetta allo studio del fenomeno, pur mostrando all’inizio una posizione critica, ha poi, invece, ribaltato completamente il punto di vista cogliendo in profondità tutta l’umanità del mercato. Grazie a loro è stato possibile fare dei passi importanti in cui le regole sono state costruite tutte insieme».

«L’università è stata subito pensata come un soggetto che avrebbe dovuto partecipare» – sottolinea la docente universitaria Clelia Bartoli di sociologia e critica del diritto –. «Il primo dipartimento coinvolto è stato quello di architettura che ha prodotto le mappe per il percorso di regolarizzazione del mercato. Poi si è aggregata la facoltà di giurisprudenza considerato che a p.zza Colajanni abbiamo una sede dove si svolgono le nostre lezioni. Ci siamo messi, infatti, prima di tutto in discussione, riflettendo sulla situazione paradossale che dovessimo insegnare e studiare diritto dentro un contesto sociale così particolare. Per anni l’università e il mercato sono stati due mondi diversi che non si erano mai incontrati, forse per reciproca diffidenza e paura».

La realtà degli abitanti del quartiere

«Sul modello di Danilo Dolci» – continua – «abbiamo provato allora a dialogare raccogliendo le loro storie. Nel momento in cui è iniziata la ricerca, coltivando un sapere del diritto umile, è stato importante capire che molte di queste persone non hanno gli strumenti a volte per rispettare le norme. Si è creato, così, a poco a poco con loro un legame di grande stima reciproca che ci ha portato ad una collaborazione significativa. È stato fatto pure un libro che si chiama “Inchiesta a Ballarò. Il diritto visto dal margine”». «Quest’anno, invece, attraverso la scrittura partecipata» – aggiunge ancora Clelia Bartoli – «gli studenti insieme ai mercatari hanno scritto la bozza della costituente associazione. Si tratta di un esempio concreto in cui mondi che non si parlavano si sono avvicinati, operando e camminando insieme per il bene comune».

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