Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Le apparizioni e la fede

Cristo ad Emmaus, Rembrandt

Don Divo, che non ci ha lasciato meditazioni sistematiche dei Vangeli, ha approfondito però spesso il significato delle “apparizioni del risorto” per la vita spirituale del cristiano. Il libro Le apparizioni del Risorto, (Ed. San Paolo, 2005, premessa di mons. Gianfranco Ravasi) che riassume il suo pensiero a questo proposito, è tra i suoi lasciti spirituali più densi e belli.

Egli, con la sua sensibilità di mistico innamorato del Cristo, studia questo tema – sconcertante se affrontato in senso storico per le innegabili contraddizioni tra i racconti degli evangelisti – alla luce del mistero della presenza del Risorto: soltanto se nella fede acquistiamo altri occhi ne comprendiamo il significato e riusciamo ad andare oltre il segno.

La rivelazione “imperfetta” delle apparizioni

Nella resurrezione del Cristo le dimensioni dell’esperienza umana sono rinnovate, anzi proprio trasformate. Don Divo lo spiega sin dall’introduzione: «Il Cristo risorgendo da morte non fa più parte del mondo di quaggiù, non fa parte più del tempo, non è più condizionato né dal tempo né dallo spazio: partecipando della vita divina Egli non è più parte di un tutto, ma piuttosto la creazione fa parte di Lui. […] Egli è ovunque è un’anima che lo ama, non perché Egli è divenuto immenso di un’immensità spaziale, ma perché Egli è la Presenza».

Il significato dunque delle apparizioni non appartiene all’ambito dell’esperienza comune. «Gesù non “ritorna” ad essere presente “in questo mondo” nelle apparizioni. Per questo le apparizioni hanno qualcosa, non dico di falso, ma di imperfetto. Vogliono risuscitare negli apostoli la fede che essi avevano perduto con la morte di croce: Una volta che gli apostoli sono entrati nel mondo del Cristo risorto, non è più necessario che Cristo debba apparire. Le apparizioni dicono una imperfezione. La perfezione è vivere il rapporto con il Cristo così come il Cristo è nella sua natura umana tutta penetrata della gloria di Dio. È più vero il rapporto che noi abbiamo ora con il Cristo, del rapporto che ebbero i discepoli quando lo videro risorto. Il rapporto di fede non può essere minore del rapporto che si può stabilire con il Cristo attraverso un’esperienza psicologica o una visione oculare».

Rendere accessibile il mistero

Col proposito di offrire soltanto alcuni suoi spunti per la meditazione, cerchiamo di guardare all’evento Resurrezione, al modo di don Divo, non come ad un avvenimento della vita di Cristo, ma come all’Avvenimento per eccellenza del cristianesimo.

Lo stesso verbo “apparire”, usato nel riferire degli “incontri pasquali col Maestro” è infelice. Gli incontri col Risorto, le narrazioni degli evangelisti, gli stessi fondali spaziali in cui si ambientano gli eventi, compiono un disegno che è quello di rendere visibile, in certo senso più accessibile, il mistero trascendente del divino e della gloria in cui il Cristo con la morte e resurrezione si è insediato.

Gli incontri sono per i discepoli e le donne che lo hanno conosciuto nella storia, hanno mangiato con Lui e lo hanno visto morire, sono per tutti quelli che verranno: sono per noi. Sono incontri che creano sconcerto e irriconoscibilità anche in quelli a Lui più prossimi, perché il Cristo non fa più parte del mondo di quaggiù.

Entrare in una dimensione nuova

Barsotti, riflettendo sul significato del tempo e della storia, amava ripetere che il tempo è finito nell’atto della morte del Cristo, quando Gesù sulla Croce dice: «Tutto è compiuto». La salvezza si compie in quell’atto; si tratta ora per la storia e per gli uomini di “entrare in quell’atto, in quella nuova dimensione di vita”.

Questo nostro entrare richiede dunque una nostra disponibilità ad andare oltre la visione, lasciando che le nostre potenze siano dilatate dallo Spirito Santo per avere quel canale di comprensione superiore che è la fede: il Cristo risorgendo ha reso per sempre possibile il passaggio dalla morte alla vita eterna.

Le apparizioni sono però necessarie ai discepoli e dicono l’amorevole adattarsi della gloria del Risorto alla loro povera capacità umana. Se si è fuggiti dai piedi dell’Uomo della croce, ora si deve restare ai piedi del Risorto, per comprendere appieno ciò che è avvenuto.

Anticipazioni di un pieno incontro

C’era bisogno, nell’economia della rivelazione, anche della visione oculare, ma questa non è che un mezzo per la comprensione della realtà della Resurrezione. Come osserva don Barsotti «la spiritualità cristiana non è soltanto spiritualità d’ascolto. Al termine della nostra vita è la visione. L’ascolto implica la separazione; la visione invece realizza l’unione nella presenza stessa di Dio. Nella visione anche il Cristo scompare, perché si fa intimo a te. Quello che vedi lo possiedi, anzi in Lui ti trasformi».

Le apparizioni hanno dunque la funzione pedagogica di educare il discepolo a quello che sarà l’incontro pieno, quello più intimo possibile, l’incontro-comunione.

Secondo don Divo è per questa ragione che le apparizioni si compiono nell’arco di quaranta giorni: è la riproposizione dell’itinerario dell’esodo di Israele, il passaggio faticoso dalla schiavitù alla libertà, nella tenebra ma dietro alla colonna di fuoco, figura di Cristo. Noi si vive in questa realtà del “già” della resurrezione (con il passaggio del Cristo attraverso la morte anche il credente, in potenza, è passato) ed il “non ancora” della pienezza escatologica

Due aspetti di un’unica realtà

Dice don Divo che dalla resurrezione di Cristo di fatto noi credenti viviamo in due mondi «nel mondo di quaggiù per vivere l’amore del prossimo in una missione di salvezza, e nel mondo di lassù per vivere della contemplazione di Dio, in un amore che ci unisce a Lui per sempre». Don Divo precisa piuttosto che la realtà è che viviamo in «un mondo solo, ma è un mondo che ha due aspetti: un aspetto visibile che ci mantiene in solidarietà, in unione anche con gli uomini che non hanno fede, ma viviamo anche, in questo mondo, in una dimensione che è totalmente estranea agli uomini che non hanno fede».

Le apparizioni sono perciò uno squarcio che ci consente di gettare lo sguardo oltre, in quella che sarà un giorno anche la nostra vita eterna, appena un assaggio di quello che ci è stato promesso, pienezza di gioia senza fine: comunicazione con Dio “a faccia a faccia”.

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