Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il testo del Vangelo

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto,9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: «È vicino a voi il regno di Dio». 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11«Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino». 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.

17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

La Chiesa, una e molteplice

La liturgia di questa XIV domenica del tempo ordinario ci presenta il ritratto della Chiesa così come Cristo l’ha voluto; proprio per questo la pericope diviene il modello cui la Chiesa deve conformarsi.

Siamo al capitolo 10, subito prima Luca ci narra che Gesù ha iniziato la marcia che lo porterà a Gerusalemme, cuore di tutto il racconto. Gesù associa a sé i discepoli che vengono chiamati nella prima missione. “Il Signore designò altri 72 e li inviò a due a due”. Il numero 72 rimanda alle nazioni della terra secondo la tradizione giudaica; la traduzione greca della bibbia ebraica aveva portato a 72 la cifra dei popoli elencati nella tavola delle genti di Genesi 10.

Gesù quindi sceglie un discepolo per ogni nazione in modo tale che ogni popolo possa ascoltare il messaggio del regno di Dio e nessuno rimanga escluso. È il primo atto di quel movimento che si concluderà a Pentecoste quando tutte le nazioni che sono sotto il cielo “udranno annunziare nelle loro lingue le grandi opere di Dio” (At 2,11).

In questo modo Luca ci presenta la cattolicità della Chiesa, dove l’unica Chiesa ha al suo interno una molteplicità di doni e culture, segno della bellezza del corpo di Cristo.

La testimonianza di Cristo da parte dei discepoli

I discepoli vengono inviati a due a due. Anche questo riferimento numerico ricorre più volte nella Bibbia (cfr. per es. Lc 7,18; 19,29; 24,4…) e allude alla duplice testimonianza come garanzia di verità, secondo quanto prescritto in Deuteronomio 19,15.

Ai discepoli Gesù indirizza un discorso articolato in tre impegni fondamentali. Il primo rimanda al rapporto tra discepolo e il “Signore delle messe”. Il discepolo infatti non è chiamato ad annunciare sé stesso, ma sempre e soltanto Cristo. Cristo è il principio di ogni missione, ma anche colui che rende feconda l’attività missionaria. Il discepolo è dunque chiamato a vivere in relazione continua con il maestro, nella fede, nella grazia e nella preghiera.

Pace e povertà

Il secondo impegno è legato al resistere con coraggio alle prove legate alla missione: anche se ci si trova immersi nella persecuzione e nel pericolo, il discepolo non può mai ricorrere alla violenza, ma è chiamato ad essere “come gli agnelli”, portatore cioè di pace, senza ripiegamenti in facili accomodamenti ed irenismi.

L’ultimo impegno è quello di uno stile povero, perché chi proclama il Vangelo non può essere legato al denaro, alle ricchezze e al potere, ma deve vivere in maniera distaccata dalle preoccupazioni per il futuro nella certezza che il Signore provvederà.

La cura dei bisognosi e l’approssimarsi del Regno

Generosità, distacco, povertà sono tutti temi che declinano la figura del missionario, ma un’annotazione in particolare sembra contraddistinguere la missione del cristiano: “curate i malati: è vicino a voi il Regno di Dio!” (Lc 10,9). Sono queste le due dimensioni imprescindibili dell’impegno cristiano, la carità fraterna (dimensione orizzontale) e l’annuncio del regno di Dio (dimensione verticale).

Il numero 72 ritorna nuovamente alla fine del brano, quando si fa riferimento al ritorno dei discepoli dalla prima missione: ora essi sembrano quasi delineare una comunità perfetta, trasfigurata dalla gioia dell’annuncio che riesce anche a vincere il male con il bene.

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