Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

I servizi che rendono vivibile l’università

Sono Andrea La Barbera, studente diversamente abile iscritto al terzo anno della facoltà di Beni Culturali – Conoscenza, gestione e valorizzazione dell’Università di Palermo.

L’università è una fase della vita tanto complessa quanto entusiasmante e non dovrebbe essere difficile immaginare quanto la situazione si complichi nel caso in cui un ragazzo, come me, sia portatore di disabilità che richiedono un supporto, non solo nell’organizzazione dello studio ma anche un sostegno prettamente materiale e fisico.

È chiaro che, a tal fine, si rendono necessari, se non indispensabili, adeguati servizi che tutti gli atenei italiani sono tenuti a garantire agli studenti disabili, favorendone l’integrazione sociale e culturale.

L’assistenza mancante

Con la presente intendo render note le difficoltà che noi giovani studenti portatori di handicap dobbiamo fronteggiare quotidianamente, non soltanto a causa delle particolari condizioni psico-fisiche in cui versiamo, ma anche e soprattutto a causa delle carenze del servizio di assistenza che ci dovrebbe essere garantito per legge.

Infatti, com’è noto, la “Carta dei Servizi per gli studenti diversamente abili”, approvata dal Senato Accademico dell’università degli studi di Palermo, mira a garantire agli studenti con disabilità “pari opportunità di formazione, studio e ricerca nonché piena inclusione i tutti gli ambiti della vita universitaria”.

Ebbene, personalmente ritengo che, di fatto, l’Università, nello specifico quella di Palermo, sia ben lontana dal perseguire tali obiettivi.

E affermo ciò sulla base di una serie di problematiche e difficoltà che riscontro personalmente e quotidianamente nel mio ateneo, in particolar modo con riferimento al servizio di assistenza e tutorato.

Supporto individuale?

Innanzitutto, sempre richiamando la già sopra menzionata Carta dei Servizi, all’art. 4, è espressamente previsto che il servizio di ASSISTENZA ALLA PERSONA “consiste nel fornire, attraverso operatore specializzato nel settore, un supporto individuale alla mobilità all’interno degli spazi universitari, per accesso alle aule, ai laboratori, alle mense, ai servizi, agli uffici ed a ogni altro luogo anche esterno all’università(…)”.

Sennonché, nei fatti ciò non avviene, dal momento che gli assistenti prestano il loro servizio ad una pluralità di studenti contemporaneamente, con ciò che ne consegue in termini di scarsa qualità del servizio prestato e poca attenzione alle esigenze di ciascuno dei ragazzi medesimi.

A mio avviso, in tal modo, verrebbe meno quel “supporto individuale” espressamente menzionato dalla suddetta Carta dei Servizi, che dovrebbe caratterizzare il rapporto tra assistente e ragazzo assistito alla stregua di un rapporto personale ed esclusivo.

Limiti alla mobilità

Faccio presente, inoltre, che gli assistenti si limitano ad accompagnare noi studenti ai servizi igienici, mentre è del tutto assente il servizio di assistenza qualora avessimo la necessità di essere accompagnati a fare disbrigo pratiche all’interno dell’università o semplicemente poter andare al bar per una pausa.

A questo aggiungo le difficoltà negli spostamenti da un edificio ad un altro che, secondo quanto richiestoci, devono essere preventivamente comunicati, con la conseguente forte limitazione della libertà di scelta e di movimento.

Un tutoraggio insufficiente

Per quanto attiene, poi, al SERVIZIO DI TUTORATO, mi preme evidenziare l’eccessiva lentezza nell’organizzazione dei bandi per i tutor che, in definitiva, comporta degli intervalli di tempo talmente dilatati – tra la fine dell’attività con il precedente tutor e l’assegnazione del nuovo tutor – che lo studente, in attesa che gli venga assegnato il tutor, rimane privo di qualsivoglia supporto.

Per garantire il diritto allo studio di tutti

A ben vedere, alla luce di quanto sopra osservato, le carenze dei servizi di assistenza e tutorato forniti dall’Università di Palermo, che ai più possono passare inosservati, su noi studenti portatori di handicap invece giocano un ruolo determinante in negativo in termini di qualità della vita, di integrazione e di pari opportunità allo studio.

Ciò che auspico è una maggiore attenzione ed impegno, da parte dell’Università e delle Istituzioni in generale, per le particolari esigenze di cui io e i miei colleghi siamo portatori, per rendere un po’ più agevole – almeno dal punto di vista materiale e logistico – un percorso (quello universitario), che già di per sé può risultare ostico per qualsiasi studente, indipendentemente dalle proprie condizioni psico-fisiche.

Vorrei poter vivere il periodo dei miei studi all’università esercitando effettivamente il mio diritto allo studio e sono consapevole che ciò può avvenire solo grazie ad un diretto sostegno alla persona con disabilità, attraverso un insieme di azioni concrete che, purtroppo, allo stato attuale, sono ben lontane dalle mie aspettative e da quelle dei miei colleghi che si trovano nelle mie stesse condizioni.

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