Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Il brano del Vangelo: Lc 5, 1-11

1Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, 2vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti.3Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
4Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».6Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.7Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. 8Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». 9Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; 10così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

La chiamata di Pietro.

Il brano del Vangelo di questa domenica ci presenta la chiamata di Simon Pietro.

L’episodio, come tale, non è riportato negli altri Vangeli sinottici: l’evangelista Luca vuole introdurci nel rapporto peculiare tra Gesù e Pietro, mostrandoci il modello di discepolo che egli rappresenta.

La pesca abbondantissima, “miracolosa” e la reazione di Pietro alla persona di Gesù ci forniscono spunti di riflessione preziosissimi per la nostra vita spirituale e sul significato della sequela.

Gesù che si avvicina

La scena che ci viene posta davanti è quella della riva del lago e di Cristo nell’atto di insegnare alle folle. Non solo nella sinagoga, ma ovunque.

Mettendo a disposizione una barca, leggermente discostata dalla riva, alcuni uomini, pescatori, vengono toccati più direttamente dall’avvenimento che è Cristo.

Possiamo leggervi già un accenno alla loro chiamata a collaborare all’opera di Dio. Finito di insegnare, questo misterioso maestro la cui fama si sta diffondendo nella regione, si approssima ancor di più alle loro vite: ordina loro di gettare le reti per la pesca.

Se non fossimo tanto “abituati” a questo episodio non tarderemmo a notarne la spudoratezza e il poco buonsenso: per dei pescatori di mestiere, pescare alla luce del giorno, dopo aver inutilmente faticato nel buio, era sicuramente una follia, a più forte ragione se su indicazione del figlio di un falegname, per quanto sapiente maestro.

Il passo in più

Simone sottolinea l’insensatezza della richiesta, ma è in grado di fare un passo in più: «Sulla tua parola, getterò le reti». Assistiamo ad un vero e proprio atto di fede: gettare le reti anche quando tutto suggerirebbe il contrario, oltre il buonsenso.

«Prendi il largo» è un po’ come l’invito «Esci dalla tua terra» rivolto ad Abramo (Genesi 12,1). Accogliere l’invito richiede un salto, l’abbandono delle redini della propria vita, quasi la negazione, vertiginosa, delle sicurezze che la fondano.

Questa accoglienza è il gesto fondante e quotidiano del rapporto con Dio e, come conseguenza, la vita riceve una fecondità nuova. C’è una sovrabbondanza, che richiama altri e necessita la presenza di altri per essere fronteggiata e fruita. Superato il fascino iniziale, nella vita di fede, è necessario il coraggio di rischiare il mare aperto. Il “Sì” porterà frutti in abbondanza.

Stupore e senso di inadeguatezza

Nell’entusiasmo del momento, del dono ricevuto e inatteso, Pietro sperimenta lo stupore: la parola di questo Maestro è come la parola di Dio, essa realizza ciò che afferma.

Il suo fallimento della notte precedente, nelle sue mani è diventato abbondanza per se e per altri. Come è possibile che io, con i miei sforzi inutili, ho pescato tanti pesci? La reazione dell’uomo di fronte al dono gratuito è disorientamento, fuga a volte: «Allontanati da me, perché sono un peccatore».

Crediamo che il nostro limite, il nostro peccato siano il punto di massima lontananza dagli altri e da Dio, e quindi di non meritare che nessuno si avvicini e abbia a che fare con noi, soprattutto se questo qualcuno è investito di bontà, divinità e potenza.

Il Vangelo di oggi ci rivela, invece, che la nostra fragilità, se preludio all’abbandono nelle mani di Dio, è il punto in cui siamo potenzialmente più vicini a lui, è il momento in cui ci tocca, l’inizio del nostro vero rapporto con lui.

La consapevolezza del nostro limite può essere terreno fertile, perché è in esso che smettiamo di sentirci infallibili padroni della nostra vita, in esso avviene lo smascheramento dell’inconsistenza della nostra esistenza.

Ammettendo di non essere un giusto, Pietro supera l’illusione su sé stesso. Se non lo facesse, mai potrebbe abbandonare le redini della sua vita nelle mani del rabbì di Nazareth e avere fede in lui, nel tentativo di farcela, invece, da solo.

Dentro una promessa

Gesù rassicura Pietro e rilancia la sua vita, lo inserisce in una promessa, lo chiama ad essere “pescatore di uomini”. Anche a queste parole siamo abituati, ma quanto sono sorprendenti se proviamo ad ascoltarle in modo nuovo?

Cristo non chiama a fare altre cose, cose diverse, ma chiama a fare le cose per un altro scopo e con modalità nuove: Pietro continuerà ad essere un pescatore, ma di uomini, pescatore di umanità, proprio perché è egli stesso un uomo, nella comune fragilità, come gli altri.

Lasciare tutto

Pietro, Giacomo e Giovanni lasciano tutto e lo seguono. L’opera di Dio inizia, in un momento della vita quotidiana: non nel Tempio, non con un rito e una benedizione, non con solennità, ma con una promessa che apre lo sguardo e il cuore ad un futuro, ignoto ma munifico e salvifico.

In un mondo in cui facciamo a gara a nascondere i nostri difetti perché crediamo che essi ci allontanino dagli altri, la Parola di oggi ci parla di un Salvatore, che ci dice «non temere» e di una comunità di uomini deboli, perdenti a volte, ma toccati da Dio e chiamati a collaborare alla sua opera.

Anche rimanendo pescatori, anche facendo il lavoro di sempre, ma avendo, in realtà, lasciato tutto.

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