Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Importanza dell’Epifania, rivelazione di Dio

L’Epifania è una delle feste grandi della comunità e l’art. 28 del nostro statuto raccomanda che “sia particolarmente celebrata perché meglio esprime (insieme alla festa della Trasfigurazione) l’ideale che la Comunità si propone di vivere”.

La Comunità fa sua questa festa per un motivo fondamentale inerente proprio alla sua spiritualità, alla sua ragione di essere nel mondo.

Proprio al momento della consacrazione in comunità chiediamo alla Madonna l’aiuto per essere, nel mondo, “rivelatori del Padre”. Si chiede, dunque, di essere inseriti in quella moltitudine (che spesso resta senza nome), di coloro che in una vita assolutamente ordinaria, desiderano però fare presente Dio.

L’Opera centrale della Comunità

La Comunità dei Figli di Dio non ha opere, l’opera è questa: essere una epifania permanente di Dio. Come i magi non apparteniamo al popolo della promessa, piuttosto al popolo pagano, siamo tuttavia figli di Abramo, quei figli che Dio ha suscitato dalle pietre: così dice il Vangelo a significare il miracolo di una discendenza puramente spirituale dal patriarca.

Vediamo nel cammino dei magi verso il Bambino il nostro cammino religioso, un cammino di contemplativi che ci impegna a riconoscere e rivelare Dio solo, nel nostro parlare, nel nostro lavorare, nel nostro amare.

Da parte nostra certamente si mettono a disposizione i nostri doni, cioè le nostre potenze, quello che comunque abbiamo ricevuto dal Signore, perché Lui stesso trasfiguri tutto, si serva di tutte le cose e di tutte le ordinarie situazioni della nostra vita, per essere segno della sua Presenza.

Monaci inviati nel mondo

Non ci si ferma alla grotta: l’atto di adorazione dei magi è per noi segno eloquente della scelta di essere “monaci nel mondo”.

Di fronte alla grotta i magi, in ginocchio, riconoscono Dio, riconosciutolo “lo adorarono”, l’adorazione è il primo necessario evento, il momento però di partenza per un movimento interiore che, da quel momento ci avvia verso un cammino di ritorno ai fratelli.

Fermarsi soltanto all’adorazione ci porterebbe ad una esperienza di Dio puramente intimistica, per usare una espressione del padre don Divo, ci porterebbe ad una “cosificazione” di Dio.

Siamo lì, tutti i battezzati, per riconoscere Dio, ricevere Dio e di questo vivere. Dio vuole essere conosciuto, Dio vuole amare ed essere amato, ricevuto ed offerto.

Camminare nella volontà e nella Presenza del Padre

Certamente non è opera alla nostra portata, ma i consacrati sono consapevoli di essere “possesso di Dio”, come Maria.

Su questo si deve fare affidamento per tutti gli innumerevoli “si” che ci verranno chiesti dalle contingenze della nostra vita, si faccia la Sua volontà, è questo che rende Dio presente anche agli altri. Che Dio sia Dio.

La nostra scelta implica per noi veramente vivere nella fede, fede in questa Presenza di Dio in ogni situazione, di gioia e di fatica, specialmente nelle prove, nella malattia di cui tutti facciamo esperienza.

Se facciamo ogni giorno scelte da uomini e donne di fede, in ciò Dio è immediatamente manifesto. Scegliere di accogliere senza disperare, scegliere di pregare includendo ogni giorno, più volte al giorno….incessantemente, nella nostra preghiera tutte le persone e le situazioni difficili non solo dei nostri familiari, anche del resto del mondo in cui viviamo…per riconsacrare tutto a Dio.

Mondo, vita religiosa, manifestazione di Dio

Il padre Divo Barsotti ci scrive nel 1984:

La vita religiosa tradizionale aveva troppo separato dal mondo coloro che dovevano testimoniargli la Presenza di Dio.

In un mondo che ancora non aveva perduto la fede potevano essere riferimento sicuro ai credenti le antiche abbazie, i monasteri, i conventi ;oggi non più.

La vita monastica deve essere vissuta nel mondo. E noi non vogliamo che la vita religiosa sia a servizio dei valori mondani, anche se rimaniamo in mezzo agli uomini.

Non possiamo certo rifiutarci anche alle attività che ci impegnano alla promozione dell’uomo, alla sua liberazione economica e sociale, ma non è questa, assolutamente non è questa la missione per la quale Dio ci ha voluto.

In mezzo agli uomini, rimanendo nel mondo, noi dobbiamo essere testimoni del Dio vivente, noi dobbiamo proclamare con tutta la nostra vita il primato di Dio (….) Miei cari fratelli, le nostre feste, le feste della Comunità sono due: l’Epifania e la Trasfigurazione. Questo ci ha dato Dio fin dall’inizio come preciso richiamo a quella missione cui ci chiamava.

Rivelare Dio al mondo nell’umiltà, nella semplicità, nella povertà come Gesù appena nato; rivelare al mondo Dio nella luce di una purezza, nella gloria di una nostra trasfigurazione.

Sì, è una trasfigurazione quella a cui il Signore ci chiama. Dio deve in tal modo vivere in noi che tutto l’essere nostro Lo manifesti.

La nostra unione con Lui deve essere così profonda da trasfigurare ogni gesto, ogni espressione di vita.”

Gesù che si rivela a noi

In altra meditazione sull’Epifania, don Divo ci dice:

Non solo la festa ci impegna a rivelare il Signore, ma è manifestazione anche a noi di Gesù: manifestazione alcune volte segreta, che dilata l’anima e la riempie di ineffabile dolcezza: è la festa di una manifestazione divina all’anima nostra. Come Egli si rivela? Ci vuole la fede per riconoscerlo. Per tutta l’Ottava si chiede questa fede nell’orazione:

O Dio, che in questo giorno, con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria.

Con la fede ogni avvenimento porta al Signore, in ogni creatura risplende il volto di Gesù. Allora tutta la vita è per noi una continua manifestazione di Gesù, una gioia perenne.”

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