Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Giuseppe Savagnone

Giuseppe Savagnone

Direttore Ufficio Pastorale della Cultura dell'Arcidiocesi di Palermo.
Scrittore ed Editorialista.
Giuseppe Savagnone

Ho deciso di scrivere questo messaggio a voi, miei fratelli nella fede, perché da un po’ di tempo percepisco con profondo dispiacere di non essere in sintonia con molti di voi su alcune questioni essenziali, relative sia alla nostra comune esperienza ecclesiale, sia all’applicazione dei princìpi evangelici alla politica. Sono convinto che tra persone intellettualmente oneste sia sempre possibile, se non arrivare a un accordo, almeno capirsi. Se poi queste persone appartengono alla stessa comunità cristiana, questo rispetto dei diversi punti di vista si inserisce nel più ampio comandamento dell’amore, che il Signore ci ha lasciato come pegno della sua presenza fra noi.

Scrivo dunque sicuro che, per quanto sbagliate e (involontariamente) faziose vi possano apparire le mie analisi e le mie conclusioni, le commenterete con argomentazioni pacate e non – come purtroppo è costume sui social – con irrisioni e insulti. Da parte mia, mi impegno a recepire con tutta l’attenzione e la disponibilità di cui sono capace le obiezioni che farete sia alla mia lettura dei fatti, sia alle conclusioni che ne traggo.

Dicevo che distinguo il problema ecclesiale da quello politico. In realtà sono strettamente connessi. Come in questo commento di Pietro (c’è anche il cognome, ma preferisco non riportarlo qui) che trovo sul sito dell’Arcidiocesi di Palermo: «Evangelizzazione ??? Ma quando mai …. La CEI fa politica!!! Si ha notizia – che anche la Caritas a Cerda – Parrocchia S. Maria Immacolata – dà indumenti ai rumeni e africani e non li dà alle numerose famiglie Italiane disoccupate e senza reddito. Il tutto perfettamente in linea con la politica massone dell’Unione Europea e del Vaticano !!! Quindi, passiamo tutti alle Chiese Ortodosse orientali!!».

È solo un esempio. Le accuse di eresia e di appartenenza alla massoneria, rivolte a papa Francesco, si sono sempre più moltiplicate in rapporto al suo magistero in campo morale, specialmente dopo l’«Amoris laetitia», e si sono collegate a quelle relative ai suoi appelli ad accogliere fraternamente i migranti. Per quanto riguarda il primo ambito, si è soprattutto contestata la discontinuità con l’insegnamento di Giovanni Paolo II riguardo all’ammissione dei divorziati alla comunione. Per il secondo, la posizione di Francesco è apparsa a molti assurdamente “buonista”.

Si è giunti, così, a rifiutare l’autorità dell’attuale Pontefice, per appellarsi a quella del suo predecessore, Benedetto XVI, ritenuto il “vero” detentore del potere petrino. Emblematico – anche se estremo – il “caso Minutella”, esploso nella diocesi di Palermo, ma con risonanze anche a livello nazionale.

Personalmente capisco bene il disorientamento che molti sinceri credenti hanno provato e provano di fronte a dei cambiamenti dottrinali, specialmente quando la fedeltà al precedente insegnamento della Chiesa è costata sacrifici, contestazioni, perfino persecuzioni, che ora sembrano vanificati dal nuovo orientamento.

Però vorrei far notare alcune cose. La prima è che proprio la pretesa del singolo fedele di decidere dell’ortodossia del Papa e dei vescovi, accusandoli di essere “protestanti”, è, dal punto di vista cattolico, sulla linea di quel “libero esame” che, sostenuto da Lutero, è l’emblema del protestantesimo.

La seconda è che il criterio della continuità del magistero, su cui si fondano molte critiche, va usato con la consapevolezza che è normale, per la Chiesa, cambiare la sua posizione su singole questioni, alla luce di una più ampia visione, suggerita dal cammino della storia. Avete mai letto il «Sillabo» promulgato da Pio IX? Vi troverete la condanna della libertà religiosa e di coscienza su cui, per non andare lontano, Giovanni Paolo II ha molto insistito sottolineando che sono implicite nel Vangelo. Era eretico papa Wojtyla, discostandosi nettamente dal suo predecessore? In realtà, egli ha compreso che Pio IX intendeva colpire le forme distorte e arbitrarie di quella libertà e che, mancando, per ragioni storiche, di una visione più ampia, si era fermato agli aspetti negativi.

Non è possibile leggere così molti cambiamenti dottrinali avvenuti nella storia della Chiesa? Per farlo, però, è necessaria una competenza teologica e storica, una visione d’insieme, che al singolo fedele spesso manca. Soprattutto manca l’autorità conferita da Cristo ai pastori della Chiesa – «Chi ascolta voi ascolta me» – e, soprattutto, a Pietro.

Una terza e ultima notazione: chi oggi mette in discussione l’autorità del Papa, invitandolo perfino a dimettersi, perché vuole che diventi Papa qualcuno più vicino al suo pensiero, non si pone il dubbio che altrettanto potranno fare nei confronti del nuovo Pontefice tutti quelli che non la penseranno come lui? Se è la vox populi a decidere della legittimità di un Papa, che ne è della sua autorità? Non potrà essere di nuovo contestata, come lo è quella del Pontefice attuale?

Il secondo punto su cui si sta lacerando l’unità dei cattolici, oggi, è la questione dell’accoglienza dei migranti. Molti (per esempio Pietro, di cui si è riportato sopra il messaggio) la considerano un insulto alla povertà dei nostri connazionali e sposano il “vangelo” di Salvini, che ammette l’amore del prossimo stabilendo, però, una precisa gerarchia: «Prima gli italiani». Ed è verissimo che una politica assurda dei governi precedenti aveva incoraggiato l’accoglienza senza approntare le strutture per una adeguata integrazione. È accaduto così che, a differenza che in altri Paesi, la presenza dei migranti – pur essendo nettamente inferiore – sia stata avvertita come un parassitismo, se non addirittura come una minaccia.

Ma a questo non si rimedia eliminando l’accoglienza, bensì curando una vera integrazione (era l’evidente intenzione del Papa, quando diceva che senza integrazione non si può neppure accogliere). E questo, secondo seri economisti, non può che favorire gli interessi degli italiani.

Resta la questione strettamente religiosa. Sommessamente vorrei fare riflettere sul fatto che il Vangelo – quello di Gesù – non prevede questa graduatoria. Anzi, quando il Signore vuole fare capire il comandamento più grande (insieme a quello dell’amore per Dio), che è quello dell’amore per il prossimo, racconta una parabola in cui sono a confronto persone di stirpe e di religione diverse, il giudeo e il samaritano. Secondo la versione leghista, il soccorritore si sarebbe dovuto bloccare, scoprendo la nazionalità del ferito: «Prima i samaritani!». Il punto è che per Gesù noi incontriamo Lui in ogni povero, sia esso affamato, assettato, forestiero, malato, quale che sia la sua etnia e la sua provenienza… Questo è addirittura, secondo Mt 25, il criterio decisivo in base a cui ci si salva o ci si perde!

Ciò non comporta un’accoglienza indiscriminata e dissennata, ma sicuramente un atteggiamento di disponibilità e di responsabilità verso i più poveri che esclude l’insofferenza, la derisione, il risentimento, di cui traboccano oggi molti messaggi dei social. Posso capire che un cattolico ragioni sui limiti da stabilire all’immigrazione. Non mi ritrovo, però, con astiose e compiaciute affermazioni della serie «La pacchia è finita» o con quelle che equiparano i viaggi fatti a rischio della vita a delle «crociere». Così come non posso accettare come un atteggiamento fraternamente evangelico le definizioni in blocco dei migranti come fannulloni, mascalzoni e parassiti.

Certo, tra loro ci sono anche i mascalzoni. Ma ci sono anche tra gli italiani. La formula monolitica «Prima gli italiani» dimentica che tra di essi ci sono i mafiosi, i bancarottieri, i corrotti. Anche questi “vengono prima” degli stranieri onesti e desiderosi solo di trovare anche loro un po’ di felicità? È giusto che si pensi agli italiani poveri e sarebbe assurdo trascurarli per dare tutto agli immigrati. Ma siamo sicuri che la soluzione della povertà degli italiani sia la presenza di questi ultimi e non il fatto che, secondo una statistica di Bankitalia, nel 2017 l’1% degli italiani possedeva il 25% della ricchezza?

Fratelli nella fede, io non credo che questi siano ragionamenti da catto-comunista. A scanso di equivoci, vi basterà controllare i miei precedenti “chiaroscuri” per trovarne alcuni che attaccavano aspramente il Pd e Renzi quando erano al potere. Non sono uno che si è arricchito con le banche e col precedente regime. La mia pensione attuale è di 1.900 euro al mese. Vi chiedo perciò di riflettere su quello che dico senza pregiudizi malevoli. Potreste non essere d’accordo. Vi prego di dirne i motivi, senza trincerarvi dietro un rifiuto preliminare. Solo parlandone possiamo sperare di superare le barriere che si sono erette tra credenti negli ultimi tempi e che rischiano di distruggere l’unità della comunità cristiana. Avere idee diverse è normale, lo diceva la Gaudium et spes al n.43, dove però si però aggiungeva, rivolgendosi ai credenti quando discordano: «Cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso un dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in primo luogo del bene comune».

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7 Response Comments

  • Andrea Volpe  dicembre 8, 2018 at 7:16 pm

    Caro Giuseppe, sono sinceramente d’accordo con te su tutte le questioni da te brillantemente poste e sono il primo io ad esserne contento e quasi commosso.
    Tuttavia, considerato che risulterebbe che le tesi leghiste trovino adesione in larghe fasce di cattolici praticanti e che l’opposizione a Papa Francesco è palesemente e soprattutto dentro curie e sagrestie, permettimi di precisare che i fenomeni, che tu ora stigmatizzi, in effetti sono stati nutriti in casa. È vero, in tempi passati, forse non nei termini forbiti che tu sai usare, ma con i miei modi nettamente più espliciti dei tuoi, io ho cercato di difendere Papa Francesco ed anche ho denunziato le sacche di fondamentalismo che si andavano formando dentro la chiesa palermitana, di cui Minutella è solo un’evidenza e talvolta persino un alibi. Per questo sono stato ritenuto eccessivo e magari non caritatevole. Ma quanti di coloro che a Palermo, in modo anche esplicito hanno attaccato Papa Francesco, oggi sfoggiano loro foto – scattate nel corso della sua recente visita a Palermo – con abbracci e calorose strette di mano con lui? Si sono questi convertiti o continuano ad abusare delle loro privilegiate posizioni? Se mi consenti di darti un consiglio, oltre che cercare su web e social comportamenti che tu riconosci non consoni, verifica pure se purtroppo non siano anche presenti in persone che come te e con te collaborano alla direzione della nostra chiesa locale. Se puoi, verifica pure quali frequentazioni politiche costoro abbiano e che uso ne facciano anche in ambito ecclesiale.

    Con sincera cordialità,

    Andrea Volpe

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  • Salvo Coco  dicembre 8, 2018 at 7:40 pm

    Apprezzo molto e condivido il suo pensiero. Su un punto dissento. Non ritengo che lo sviluppo della dottrina sia stato storicamente esente da discontinuità. Adesso lo spazio è tiranno per giustificare tale mia opinione. Non reputo ci si debba preoccupare se l’incarnazione della fede nella storia presenti degli elementi di discontinuità. Solo in una visione rigida e tradizionalistica si insiste per una omogenea, armonica e continua trasmissione della dottrina. Ma la teologia moderna ha da tanti decenni superato tale impostazione. La storia è luogo teologico e ciò comporta un divenire anche discontinuo. Il magistero può errare e può riconoscere di averlo fatto.

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  • Saro  dicembre 9, 2018 at 10:24 am

    Caro Giuseppe, condivido quasi tutto quello che hai scritto.
    Dico quasi tutto perché ancora, velatamente, ritorna il concetto che se il cattolico vota Lega non è cristiano.
    Ora, io ho votato Lega e certamente mi sento cristiano ed anche cattolico. 😁
    Non condivido alcuni aspetti, esagerati e fuorvianti di Salvini sulla questione migranti ma anche su questa problematica alcune affermazioni e azioni le ritengo giuste.

    Che ci sia un business perseguito da associazioni, anche cattoliche, sulla politica dei migranti è fuori dubbio.
    Alcune ONG fanno i milioni, magari anche con i rifiuti tossici mentre trasportano i migranti.
    Sindaci che in nome dell’accoglienza sono arrestati e rinviati a giudizio perché violano o aggirano le leggi, e diventano pure eroi.
    Non fa bene Salvini a voler vederci chiaro?
    Possiamo ancora tollerare che il migrante, una volta portato in Italia, rimanga in una gabbia di cemento senza né arte né parte?
    Senza integrazione?
    Senza un futuro?
    Senza la dignità in quanto persona, essere umano?
    Il dovere dei cristiani non è anche ridare dignità a questa gente?
    O taluni si sentono a posto solo dopo aver dato loro un vestito e un sacchetto della spesa?
    Possiamo ancora tollerare che tanti di questi migranti poi diventano delinquenti e le donne finiscono sul marciapiede?
    Questa, fino ad ora, è stata la politica scellerata dei precedenti governi: essersi dimenticati dei migranti…
    Per non parlare delle ONG che sono passate dal salvataggio dei migranti in acqua al prelievo a domicilio degli stessi.

    Allora, c’è qualcosa che non va.

    Noi cristiani abbiamo il dovere morale che ci deriva dal comandamento dell’amore cristiano di aiutare i nostri fratelli, e lo facciamo e lo faremo sempre, ma chi governa ha anche il dovere di fare chiarezza su abusi e distorsioni.
    E su questo Io sto con la Lega e con Salvini… e mi sento pienamente cristiano ed anche cattolico.

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  • pietro buccheri  dicembre 9, 2018 at 8:18 pm

    Egregio professore, condivido parecchie parti del suo recente articolo “Lettera ai Cristiani”; in particolare mi ritrovo totalmente nel suo invito ad uno stile di dialogo improntato dal rispetto delle persone e dalla presunzione della buona fede, dialogo che risulta efficace e costruttivo soltanto se viene sviluppato come confronto delle idee, piuttosto che ridotto ad uno scontro (spesso molto squallido!) che investe le persone convertendole in avversari e, in questo modo, vanificando qualsiasi speranza di utilità del dialogo stesso.
    Invece vorrei discutere con lei quei passi in cui lei fa riferimento al “principio di autorità” cioè al riconoscimento dell’autorità di Francesco o meglio, al mancato riconoscimento di tale autorità da parte di chi non ne condivide uno o più punti dell’insegnamento. Più in generale, al mancato riconoscimento dell’autorità di un pontefice regnante da parte di un cattolico. Penso che, in termini semplificati, si possa dire che il principio di autorità in ambito cattolico consiste nel dichiarare cogenti per i fedeli “verità di fede” (indipendentemente dalla loro evidenza) e “insegnamenti morali” (indipendentemente dalla condivisione personale) per il fatto che i pastori riconoscono a se stessi l’autorità conferita da Cristo.
    Tralasciando l’importante questione delle forme in cui necessariamente debbono essere espresse le affermazioni concernenti “la fede e i costumi” per essere ritenute “magistero infallibile”, a questo punto mi pongo qualche domanda: al giorno d’oggi questo principio funziona ancora? A me non sembra; non mi sembra che venga riconosciuto nell’ambiente giovanile, non mi sembra che venga riconosciuto da parte del popolo cattolico, anzi, mi sembra che spesso maturi una sorta di diffidenza a riconoscere a priori una autorità che riceve legittimazione dall’esterno del rapporto diretto pastore-fedele.
    I motivi? molteplici: la maggiore consapevolezza del valore della persona, la maggiore fiducia nelle proprie capacità, la sperimentata capacità di inoltrare lo sguardo nella complessità del proprio essere e della natura, squarciando molti di quelli che per secoli sono stati considerati “misteri”, ….., mi sembra che abbiano acuito lo spirito critico soprattutto dei giovani e inducano a pretendere di capire e di confrontare con la propria esperienza prima di condividere un nuovo insegnamento in campo religioso (ma identica cosa avviene in campo scolastico).
    Mi sembra che al giorno d’oggi in campo religioso (e non soltanto) “autorità” debba essere sostituita da “autorevolezza” cioè da un rapporto verticale “interno” che si crea spontaneamente sulla base della stima e della fiducia, del riconoscimento dei valori personali e della qualità dell’esempio che il pastore (come l’insegnante) fornisce.
    Probabilmente l’evangelizzazione diventa più impegnativa e difficile se viene portata avanti con autorevolezza piuttosto che con autorità, perché occorre indurre l’adesione spontanea piuttosto che costretta dalla autorità, ma secondo me queste sono le condizioni perché un insegnamento possa entrare a far parte del tessuto delle convinzioni e della spiritualità personali e le possa accrescere.
    Mi riferisco ancora ad un passo dell’articolo: portare avanti il principio di autorità per fare accettare Amoris Laetitia, oltre che inattuale, mi sembra rinunciare a far riconoscere la validità intrinseca della lettura del Vangelo portata avanti da Francesco. Saluti.

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    • Giuseppe Savagnone  dicembre 10, 2018 at 6:36 pm

      Grazie degli inerventi. Ad Andrea Volpe, che ringrazio per laccordo che esprime, devo però far osservare che non posso assumermi la repsonabilità di comportamenti sbagliati di altri, tanto meno di miei collaboratori «nella diresione della nostra chiesa locale», per il semplie motivo che no ho alcun ruolo in questa direzione (sono dimissionario come direttore dll’Ufifico per la cultura e non faccio più parte neppure de consiglio pastorale), anche se, come ogni cristiano, do il mio contributo com eposso (in pratica con i miei articoli e le mie conferenze, oltre che con la mia preghiera). A Pietro Buccheri riconosco che la questione da me trattata di passaggio meriterebbe ben altro sviluppo, come del resto le sue osservazioni crtitiche. E’ il limite degli articoli giornalistici. Qui – altrettanto sommariamaente – posso dire soltanto che il rifiuto odierno dell’autorità e a su asostituzione con l’autorevolezza è sotto i nostri occhi. C’è ibn questo qualcosa di valido, ma anche il rischio di sostiutire un fattore psicologico a uno istituizonale. Ne e è un esempio padre Minuella, che ha contestato papa e vesvoci in nome della sua pesonaale autorvolezza press i suoi seguaci.siamo disposti a seguire tutt icapi carismatici che si presentano come voci del Signore? Io, stando al vangelo, preferisco seguire il successore di Pietro.

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      • pietro buccheri  dicembre 23, 2018 at 10:17 am

        Professore, io ricordo Gamaliele degli Atti: “Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!». Rilevavo sopra che si tratta di cambiare le modalità di porgere la dottrina da parte degli uomini di chiesa, che dovrebbero acquisire e contare sulla autorevolezza piuttosto che imporre con l’autorità.

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  • Maria Giambruno  dicembre 10, 2018 at 9:14 am

    La pacata e lúcida esposizione del prof. Savagnone mi conforta nell’appartenenza ad una chiesa che torna ad essere guida delle anime. Giovanni Paolo ll e Papa Francesco rappresentano la Chiesa umile e forte. Autorevole senza essere bigottamente dogmatica. Attenta alla storia e all’uomo, ai suoi miti e ai suoi corsi. Bene fa il prof. Savagnone a ricordare che la critica alle autorevoli indicazioni del Santo Padre ha i colori del protestantesimo di Lutero. Sarebbe bene che tutti noi imparassimo ad essere meno critici ed a praticare di più i precetti della carità, dell’accoglienza e del rispetto dell’altro. Papa Francesco ci riporta senza se e senza ma alla natura della nostra fede. Grazie prof. del Suo prezioso contributo

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