Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

38Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». 39Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me:40chi non è contro di noi è per noi.
41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. [ 45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. [ 47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna,48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

stained-glass-windows-72959_640Nella pericope che questa domenica ci viene proposta sono riunite due scene: la prima ha come protagonista Giovanni, figlio di Zebedeo, che, vedendo un uomo che non era del gruppo dei discepoli e tuttavia scacciava con efficacia i demoni nel Nome di Gesù, glielo proibisce subito. Il testo è messo in parallelo con il racconto di Numeri (11,25-29) della prima lettura, che narra dello sdegno di Giosuè che vorrebbe che Mosè censurasse subito due uomini che, non appartenendo ai Settanta, hanno cominciato a profetare. Mosè, però, non da spazio alla gelosia di Giosuè e afferma: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!»

Anche Gesù, davanti alla visione del ministero di salvezza come privilegio, risponde con sapiente moderazione: chi compie miracoli nel suo Nome, non può profanare questo medesimo Nome. E così, chi non si pone contro i discepoli, lavora comunque a loro favore, per il medesimo Regno dei cieli.

Lavora per il Regno anche chi ad esempio soccorre i discepoli nella loro missione, anche solo con un bicchiere d’acqua nel Nome del Signore, poiché li riconosce del Signore, e avrà quindi la sua ricompensa. Tutti coloro che operano il bene sono già al fianco di Cristo.

La seconda scena riguarda coloro che scandalizzano i poveri e umili che credono nel Signore e che saranno puniti con severità (cf Zacc 13,7). Il termine greco skandalízō traduce l’ebraico mikšol, che indica un ostacolo (una pietra, una radice, un tronco) che, urtato dal piede, fa cadere a terra; già nell’Antico Testamento assume il senso morale del porre insidie per far cadere spiritualmente e moralmente. In questo senso, proclama Gesù, chi ne scandalizzerà anche uno solo dei “piccoli” cercando di deviarlo dalla fede, è meglio per lui che, consapevole del delitto, si getti in mare, con una pesante macina da mulino al collo. L’evidente esagerazione rende bene l’idea della gravità dell’indurre al peccato quelli che hanno una fede semplice.

Il Signore combatte questa specie di scandalo a partire dal simbolismo organico: una mano di due è meno del corpo intero (v. 43), un piede di due anche (v. 45) e così un occhio di due (v. 47). Il Signore consiglia per tre volte di tagliarsi quella mano o quel piede o quell’occhio che scandalizza l’intero corpo, in questo modo si sarà sì zoppi o monchi o orbi, ma si avrà almeno la possibilità di entrare nella Vita eterna. La mano assassina o indifferente al prossimo, l’occhio superbo, il piede che si muove per commettere il male devono essere orientati per il bene, la luce, la speranza.

“A fare del male si prova talvolta piacere, ma il piacere passa subito e il male resta. Fare il bene costa fatica; ma la fatica passa subito e resta il bene; e col bene restano la pace della coscienza, la soddisfazione di sentirsi bene e la fierezza della vittoria!” (Giovanni Paolo I)

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