Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Giorgio Gusella

Giorgio Gusella

Dottorando in Patologia Vegetale, fa parte della Comunità Exodos, per la quale contribuisce alla preparazione di riflessioni spirituali e gruppi di studio sulla fede.
Giorgio Gusella

st-peters-basilica-1030710_640«Fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce», diceva un filosofo.

In un tempo in cui gli slogan e i tweet infiammano le voci di milioni di abitanti delle piattaforme social, che gridano la loro rabbia con commenti e dirette Facebook, queste manifestazioni di indignazione sembrano oscurare anche i numerosi passi silenziosi di tutto ciò che di giusto nasce e si sviluppa.

Negli ultimi tempi la Chiesa Cattolica vive momenti difficili. Le numerose segnalazioni e denunce di abusi su minori, e non, provenienti dalle diocesi americane, e non solo, non fanno che incidere in maniera fortemente dolorosa sul volto della Chiesa.

Ad esserne colpiti gravemente ci sono per prime le vittime degli abusi stessi, ovviamente, e di conseguenza i pastori e la Chiesa tutta.

Papa Francesco non è rimasto in silenzio, e i gesti forti non hanno tardato ad arrivare.

Ma in questo caotico infrangersi di scandali e scoop, a colpire maggiormente è lo stile con cui il Papa sta affrontando l’enorme piaga nella Chiesa.

La verità è mite afferma la verità è silenziosa, ripete il Santo Padre durante la messa del 3 settembre 2018. Parole che non hanno l’aria di voler insabbiare, nascondere la verità dei fatti, al contrario, vogliono restituire la dignità alla verità, nel nome della quale molti urlano allo scandalo e alla frattura (vedi il Chiaroscuro “Senza esclusione di colpi. Le accuse di mons. Viganò al Papa).

Non voglio però soffermarmi su persone e fatti specifici. Vorrei piuttosto porre l’attenzione su ciò che in questi giorni rischia di passare in sordina. A scuoterci non deve essere solamente l’irrompente infrangersi di denunce contro la Chiesa, ma i nostri cuori e la nostra speranza devono essere attenti a scrutare tutto ciò che avviene nella mitezza e nel silenzio. Un silenzio sinonimo di riparazione e non di omertà. Un silenzio operoso e non di indifferenza.

È partire proprio dalle parole dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura» che il Papa impugna lo scandalo degli abusi, e nella Lettera al popolo di Dio (20 agosto 2018), si rivolge ai consacrati e ai ministri ordinati macchiati da tale colpa, facendo sue le parole dell’allora cardinale Ratzinger: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! […] Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore».

Con l’incipit dalla prima lettera ai Corinzi «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme», invita i fedeli tutti, membra dell’unico corpo che è la Chiesa, a pregare e portare davanti al Signore le ferite dei fratelli e delle sorelle vittime di abusi, raccomandando digiuni e incessante preghiera.

Il problema però deve essere di assoluta priorità per la Chiesa che vede con Papa Francesco la prevenzione come migliore arma di difesa contro una piaga così lacerante. A ribadirlo è stato il presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori (Organo istituito il 22 marzo 2014 da Papa Francesco) il cardinale O’Malley impegnato assiduamente con il suo team per delineare delle specifiche linee guide sulla prevenzione.

Ed è proprio in quel clima di silenzio operoso che stanno prendendo forma numerosissimi corsi di formazione ed educazione per vescovi e presbiteri, equipe di esperti per le diocesi, conferenze e redazione di strumenti di prevenzione da parte delle Conferenze episcopali in tutto il mondo e la nascita di “Comitati consultivi dei sopravvissuti”.

L’ascolto delle vittime è il primo passo fondamentale per vivere una vera comunione ecclesiale; «Piangete con quelli che piangono» scriveva Paolo nella lettera ai Romani.

Dall’ascolto delle vittime si può così iniziare un’opera di riparazione che possa ridare alla Chiesa la giusta credibilità.

La battaglia alla pedofila deve essere priorità assoluta oggi per la Chiesa; a risentirne afferma il cardinale O’Malley saranno tutte le attività di evangelizzazione, opere di carità e di educazione.

Durissime le parole del Papa ai vescovi di recente nomina ai quali raccomanda grande attenzione nelle scelte e nell’accompagnamento dei sacerdoti, ricordando che «le nostre risposte saranno prive di futuro se non raggiungeranno la voragine spirituale che, in non pochi casi, ha permesso scandalose debolezze, se non metteranno a nudo il vuoto esistenziale che esse hanno alimentato, se non riveleranno perché mai Dio è stato così reso muto, così messo a tacere, così rimosso da un certo modo di vivere, come se non ci fosse».

La grande sensibilità davanti a tale ferita ha permesso così a Papa Francesco di convocare straordinariamente a Roma, dal 21 al 24 febbraio, tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo per discutere il tema della “protezione dei minori”.

Insomma, tanto si muove e spesso neppure viene percepito.

Lo scandalo fa più rumore e ferisce molto più profondamente il cuore di tanti fedeli disillusi, disorientati e indignati.

Ma in questa difficile battaglia, che spesso vede prevalere il disincanto e il pessimismo, il Papa ci ricorda che «Anche se con la dolorosa consapevolezza delle proprie fragilità, bisogna andare avanti senza darsi per vinti, e ricordare quello che disse il Signore a san Paolo: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Cor 12,9). Il trionfo cristiano è sempre una croce, ma una croce che al tempo stesso è vessillo di vittoria, che si porta con una tenerezza combattiva contro gli assalti del male.» (EG).

Ed è proprio a partire dalla Croce che dobbiamo ripartire, quella croce che il Papa ha voluto regalare ai presenti in Piazza San Pietro domenica 16 settembre, per ricordarci che la croce è preludio della resurrezione e che, come scriveva Paolo, «laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia».

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