Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Giuseppe Savagnone

Giuseppe Savagnone

Direttore Ufficio Pastorale della Cultura dell'Arcidiocesi di Palermo.
Scrittore ed Editorialista.
Giuseppe Savagnone

savagnone-3-small-articolo

«Con tutto il rispetto possibile per il pastore di anime, anziché favorire l’arrivo in Europa dei poveri di tutta l’Africa, il mio dovere al governo è pensare prima ai milioni di poveri italiani. Sbaglio?». Con queste parole, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha replicato su twitter al discorso rivolto alla città dal vescovo di Palermo, don Corrado Lorefice, in occasione del “festino” di s. Rosalia.

Il messaggio del ministro sostanzialmente riproduce lo slogan ripetuto innumerevoli volte in questi mesi campagna elettorale e di governo: «Prima gli italiani». Ciò che è nuovo è il contesto: la risposta al pronunciamento ufficiale di un vescovo della Chiesa cattolica che, nell’esercizio del suo ministero, ha preso una posizione fortemente critica nei confronti della politica del governo riguardo ai migranti (come del resto, due giorni dopo, la presidenza ella Conferenza Episcopale Italiana).

Non è una novità di poco conto. Era preclusa a Salvini la via più semplice, che sarebbe stata quella di rivendicare l’autonomia della politica dalla religione. Il suo solenne giuramento di seguire il Vangelo, nel comizio conclusivo della sua campagna elettorale, lo costringeva, infatti, a difendere la correttezza della sua posizione proprio dal punto di vista cristiano. E, su questo piano, le riserve di un pastore della Chiesa suonano sicuramente più preoccupanti, per il titolare del Viminale, di quelle di un Saviano. Da qui il tono del twitter, più rispettoso che tanti altri casi, con l’appello al proprio «dovere» e l’interrogativo finale, che pone la questione in termini etici («Sbaglio?»).

Chi ha letto il discorso di Lorefice, tuttavia, non può non notare che la risposta ne semplifica molto il contenuto, fino a falsarlo radicalmente. Ciò che il vescovo chiede ai palermitani (e, potenzialmente, a tutti gli italiani e gli europei) non è affatto di «favorire l’arrivo in Europa dei poveri di tutta l’Africa» – è ovvio che ridurlo a questo significa renderlo assurdo! –, ma di riflettere sul modo migliore di custodire la propria identità e di fare i propri interessi. «Un’illusione pericolosa si sta diffondendo: che la chiusura, lo stare serrati, la contrapposizione all’altro siano una soluzione, siano la soluzione. Ma una civiltà che si fondi sul “mors tua, vita mea”, una civiltà in cui sia normale che qualcuno viva perché un altro muore, è una civiltà che si avvia alla fine. È questo che vogliamo?».

Era questa la domanda a cui Salvini doveva rispondere. Una domanda che investe l’atteggiamento di fondo, lo spirito con cui la nostra società si deve porre di fronte ai migranti. Perché, sulle modalità concrete di conciliare le loro esigenze con quelle degli italiani e in genere degli europei, è giusto che sia la politica a prendere le sue decisioni. Ma è l’orizzonte in cui esse si collocano che può risultare molto diverso a seconda che si ispirino oppure no a un valore non solo cristiano, ma anche semplicemente laico come la «fraternità» (vi ricordate il motto della rivoluzione francese? «Liberté, égalité, fraternité»).

È questo valore che evita al primo – la libertà – di diventare irresponsabilità, e al secondo – l’uguaglianza – di misconoscere la ricchezza della diversità. I fratelli possono avere personalità e storie molto differenti, come le hanno africani e asiatici rispetto agli europei, ma – ha ricordato il vescovo Lorefice – «la fraternità significa che siamo tutti figli, tutti sullo stesso piano, responsabili gli uni degli altri, legati reciprocamente con un vincolo inscindibile». Quali che siano le misure concrete da prendere, siamo noi oggi nell’otica della fraternità?

Era questa la domanda a cui Salvini doveva rispondere. E in fondo l’ha fatto. Perché, nel suo linguaggio – che è quello oggi diffuso tra tutti i sovranisti non solo dell’Europa, ma del mondo –, «prima gli italiani» significa che degli altri non ci possiamo preoccupare. Il ministro l’ha detto chiaramente quando gli chiesero che ne sarebbe stata dei 660 profughi imbarcati sull’Aquarius: «Sono affari loro».

Diciamo la verità: non è solo Salvini a pensarla così. È ormai sotto gli occhi di tutti che cosa voglia dire, in bocca a Donald Trump, «Prima l’America». Oggi i commentatori si trovano a prendere atto della disintegrazione traumatica, sotto i colpi del presidente degli Stati Uniti, di quella comunità culturale, politica ed economica che era l’Occidente. «Prima l’America» significa, in realtà, «peggio per gli altri», specialmente se sono deboli.

E, sempre a livello extra-europeo, proprio in questi giorni il parlamento israeliano ha approvato una legge che dice che lo Stato d’Israele è «del popolo ebraico», non – come era stato fino ad ora – di coloro che vivono in esso e che ne hanno la cittadinanza. In questo modo tutti i cittadini arabi di questo Stato sono diventati, automaticamente, di serie B; l’arabo non è più una delle due lingue ufficiali del Paese; si apre un regime di apartheid e di discriminazione. «Prima gli ebrei».

E se passiamo all’Europa, i Paesi del gruppo di Visegrad – Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria –, a cui fanno esplicitamente riferimento gli altri Stati sovranisti – in qualche modo l’Inghilterra, dopo la Brexit, l’Austria e, sia pure con delle oscillazioni, l’Italia – si basano sullo stesso motto: «Prima i nostri cittadini». Per questo la loro linea non è affatto (come qualcuno cerca di far credere) di consentire una equa distribuzione degli immigrati in tutta Europa. Essi hanno esplicitamente rifiutato le quote loro assegnate da Bruxelles (proprio questi giorni l’Ungheria di Orban, nella cui linea il nostro ministro degli Interni si riconosce, è stata deferita alla Corte di giustizia europea per aver violato sistematicamente le regole sull’asilo dei profughi).

Per questo, in Italia, l’obiettivo dello stesso Salvini non è – a differenza di quello del premier Conte, che lavora con alterna fortuna e quasi di nascosto per tale obiettivo – di ottenere finalmente una equa distribuzione dei profughi tra i diversi Stati europei, ma di rimandarli in Libia, contraddicendo il parere unanime dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e dell’Unione Europea, secondo cui in questo Paese non c’è alcuna garanzia del rispetto dei diritti umani (e ci sono anzi delle provate violazioni di essi). Con la “giustificazione”, dal punto di vista morale, che in questo modo non annegheranno più nel Mediterraneo (perché – bisognerebbe aggiungere – moriranno nei lager libici…).

Opporsi allo slogan «prima noi» è “buonismo”? Le conseguenze della dissoluzione dell’Occidente e della crisi dell’Unione Europea, anche sui Paesi che la stanno provocando (si pensi all’Inghilterra), dovrebbero essere sufficienti a dimostrare la verità delle parole del vescovo di Palermo: il vero interesse di una comunità non sta nel ripiegarsi egoisticamente su stessa. Certo, la distinzione tra chi ne fa parte e chi si trova all’esterno di essa è legittima; ma non può significare l’esclusione e la discriminazione degli “altri” che il triste slogan «prima noi» comporta.

In ogni caso, poiché Salvini, per assicurarsi i voti dei cattolici, ha voluto giurare sul Vangelo, che si prenda il disturbo, una buona volta, di leggerlo. O almeno di lasciarsi istruire da chi, come il vescovo Lorefice, lo conosce: «È in nome del Vangelo che ogni uomo e ogni donna hanno diritto alla vita e alla felicità, perché “non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero in Cristo Gesù” (Gal 3,28)». Non ci si trova scritto, infatti, che il samaritano, al giudeo ferito dai briganti, abbia detto: «Mi dispiace, prima i samaritani». Oppure: «Io sono samaritano; voi giudei dovete risolvere il problema a casa vostra, sradicando il brigantaggio».

Nel capitolo 10 del Vangelo di Luca (vv.33-34) si dice: «Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui». Come stanno facendo tutti quei marittimi – militari e civili – che, contravvenendo agli ordini severissimi del “capitano” Salvini, obbediscono ancora al comando cristiano di salvare dalla morte chi sta annegando, non perché sia cittadino italiano, ma perché è un uomo.

(Visited 54 times, 16 visits today)

8 Response Comments

  • Sebastiano  luglio 21, 2018 at 2:56 pm

    Caro prof. Savagnone, riguardo alla situazione dei migranti, se siamo arrivati a queste condizioni, ovviamente motivi e responsabilità sono a largo raggio! Come apprendista cattolico posso affermare, personalmente, che la Madre Chiesa in questi decenni, a cui ho partecipato all’inizio in maniera molto fattiva, ha sottovalutato in parte o larga parte l’accoglienza, senza pretendere dalle istituzioni una vera “integrazione” con l’insegnamento sistematico della lingua, della Costituzione, ed il rispetto delle regole come ultimamente sottolineato Papa Francesco, aggiungendo: “proporzionatamente” alle possibilità del Paese, senza suscitare malcontento tra il popolo! D’altronde, di accoglienza fallimentare, tra Nord e Sud, ne abbiamo ampia manifestazio fino ad oggi, purtroppo! Accogliere ed Integrare potremmo paragonarle laicamente come tra il Battesimo e la Conversione “no stop!”: un cammino molto serio ed arduo! 2) Dal punto di vista dello Stato, mafia capitale, nostrana, politica corrotta e collusa sono un ampio campionario per evidenziare la misera strategia di sorveglianza per “lintegrazione” anche straniera, tutt’oggi ferita dai Misteri irrisolti e insabbiamenti vari ad opera di “pezzi” collusi dello Stato che risalgono alla famosa “Unità” forzata e sanguinosa ( vedi “Carnefici” di Pino Aprile). Non ostante ciò, l’Italia rispetto all’Europa, possiamo paragonarla ai lillipuziani che hanno affrontato da soli, il “gigante” chiamato immigrazione, con busines e storture interne ed esterne, e politicantesimo da basso livello. 3) Mettiamoci anche e in primis questa fintaEU, che ha letteralmente adottato un cinismo e indifferenza che rasenta l’odio verso l’Italia, lasciata da sola, e tutt’oggi altalenante davanti a una forte scossa impressa dal nupvo Governo, del si e ma! Penso che in questo quadretto “parziale” ma serio, dovremmo interrogarci con 18 milioni di Italiani che stentano, di cui 5 milioni in miseria, se non sono stati abbandonati colpevolmente da troppo tempo senza avere gridato abbastanza, e di continuo, trascurando “Isaia” – riguardo al cap.58 sulla “condivisione” -, “senza trascurare quelli della tua casa!”. Se si fosse intervenuto con la stessa compattezza e costanza, manifestando pubblicamente questa palese ingiustizia, il 4 marzo avrebbe dato un esito diverso! “Est modus in rebus” esprime il motto latino, e tutt’oggi, di questi 18 milioni di Italiani, non se ne parla ancora in maniera concreta. Auspichiamo che se ne prenda coscienza subito, perché la situazione è molto “urgente e pericolosa”, a mio modesto parere. Se questa è la prospettiva fraterna di questa Europa che ha negato le sue radici cristiane, rispetto ai 4 Fondatori tutti cristiani, stiamo andando non verso la fraternità ma l’egoismo disintegratore e lo svuotamento della dignità della persona, incorporata dall’idolo-stato come in francia, che dispone anche dei figli da utilizzare secondo il bisogno, calpestando la volontà della famiglia! Altro che “fraternità”! Con l’ultima legge stanno “spigliando” l’identità personale, prevedendo come identificazione l’assenza del sesso, religione, apoartenenza: l’uomo “zombi”! Se questa è la prospettiva europea, meglio rifletterci bene, molto bene, se proseguire! Maranatha’!

    Rispondi
    • Salvo  luglio 24, 2018 at 5:38 pm

      Avranno sempre un morto da presentarci . Un naufragio . Caro amico mi convinco sempre più che questi degli italiani poveri se ne disinteressano . Tradotto : se ne fottono .

      Rispondi
  • Francesco Totaro  luglio 21, 2018 at 5:47 pm

    Salvini fa leva su contrapposizioni artificiose, che gli sembrano pure intelligenti. Prima gli italiani è una ovvietà se considerato come dato storico, una licenza di far morire e di uccidere se usato come discriminante politica o persino etica. I poveri italiani non sono causati dai migranti e farlo credere è un diversivo. Ai poveri, italiani e non, servono misure distributive della ricchezza e lotta sistematica contro chi la occulta a vario titolo, oltre il fumo negli occhi di episodiche azioni spettacolari. Non prima gli italiani quindi, ma prima la serietà, la competenza e il coraggio a servizio di tutti i poveri.

    Rispondi
    • Salvo  luglio 24, 2018 at 5:36 pm

      Il sig. Savagnone dovrebbe dar prova di rispetto cristiano . Mi pare che odi con misericordia . Come Bergoglio gli ha insegnato.
      Il paese ha milioni di famiglie povere , la citta a migliaia di famiglie povere . Dove sono i Savagnone ? 42 famiglie della cooperativa Cardinale Ruffini sono stati buttati in mezzo la strada dal suo capo Lorefice . Mi consento di non dare credito ne a lei l ne a Lorefice , ne a Bergoglio . Fatevi un partito . Voi non siete nella casa di Cristo , ma comunisti che usate il Cristo per le vostre elucubrate pensate . Mi chiedo solo perchè Brgoglio e i suoi compagni di merende non ricordano ai tedeschi di essere cristiani . O ai francesi , o agli austriaci . Mentre le rompono solo a noi . Cristiani in europa ce ne sono tanti , rompete i cabbasisi a chi sta meglio di noi. Noi caro sig. Savagnone , non abbiamo il sio stipendio . E con 2.000 euro campare moglie , figli , casa , e tutto il resto ci è complicato. Ma lo sa dal suo pulpito dorato che c’è gente a mille euro al mese ? Ah, c’è chi ha 500 uero di pensione , ed anche meno ! Ma lei che pensava che tutti avevamo il fondo schiena al caldo come voi?

      Rispondi
  • Andrea Volpe  luglio 22, 2018 at 9:16 am

    «Prima gli italiani», «Prima l’America», «Prima noi» solo slogan egoistici che non possono caratterizzare la fede cristiana!
    «Prima la vita» o «Prima l’umanità» sarebbero slogan più adeguati al vissuto cristiano.
    Le centinaia di migliaia di donne, uomini, bambine e bambini, che accettano il rischio di morire, pur di fuggire dalla loro situazione esistenziale, o che, addirittura, arrivano a preferire di finire la loro in vita in mare, invece che essere riconsegnati ai loro aguzzini da cui fuggono, non possono essere convinte a restarsene nella loro condizione attuale solo da slogan come «Prima gli italiani», perché anche ciò che rappresenta per loro questo slogan – emarginazione, respingimento, separazione, povertà – è vita rispetto al loro attuale vissuto esistenziale di morte.
    Chi pensa di interrompere questa emigrazione epocale con questi mezzi, non è in grado di comprendere cosa sia l’essere umano e, a maggior ragione, il saggio insegnamento evangelico cristiano!

    Rispondi
  • Salvo  luglio 24, 2018 at 4:57 pm

    Ormai vi conosco. Dopo sessanta e più Anna , potete ingannare i polli, sig. Savagnone . Dove eravate quanto negli anni 80/90 aiutavamo le suore di Madre Teresa alla Magione ? Dove siete oggi ? A far prediche ? E da quale pulpito e da quale posizione sociale ? Oggi vi siete scelti i poveri che vi fanno comodo ? CERTISSIMO. Nom abbiamo piu famiglie in difficoltà? Senza lavoro? Poveri malati? Ma chi se ne frega il vostro motto! Avete i migranti da accudire e custodire . Ormai vi conosco. Conosco Bergoglio, Lorefice e tutta la pletora di cattocomunisti che appesta l’aria della Chiesa . Lei scrive cose giuste ! Certo, che c’è di meglio che vendere menzogne dicendo cose giuste ? Avete chiuso le missioni ? Avete tolto,la povertà nel nostro paese ? No accogliete migranti a 37 euro al giorno . Mi consenta , ma come mai non accusa Gesù di non aver guarito tutti i ciechi , o tutti i lebbrosi , della terra ? Ci sta e come se ci sta . E lei che vuole che noi, io , con due figli adulti e senza lavoro ho mangiato pane e cipolle per il genere umano . Dio ha comandato me di dare aiuto al fratello , ma di certo non ha comandato nessuno di farlo togliendo il pane ai propri figli. Si perchè per i figli senza lavoro noi siamo il pane . Ma lei, lorefice , Bergoglio , gesuiti &C siete in un altro pianeta . Quello del buonismo , ma non col vostro , ma col nostro denaro. Auspico una scissione nella Casa di Dio. Con gente come lei sto a disagio . Ho ripugnanza del pensiero cattocomunista che impazza dentro la sua vhiesa . Lei e quelli come lei salvate il mondo . Chi ve lo impedisce . Fatelo ma col vostro , non col pane dei nostri figli !

    Rispondi
  • Salvo  luglio 24, 2018 at 5:26 pm

    Aggiungo. Possa Dio far diventare neri i figli di chi ha frequentato le scuole dei gesuiti , salesiani , ancelle ……e che oggi lavora per raccomandazione . Così faccia dei figli dei loro insegnanti e degli insegnanti stessi. Quanti negri in più , forse milioni, avremmo nella mia Palermo. Si nella MIA. Perché io sono di Palermo da mille generazioni, ma lei di sicuro verrà da fuori confine . Di quale paesino viene ? E perchè mangia nella mia città quando , allo Zen , a Brancaccio, alla Kalsa , alla Magione , a Ballarò……i palermitani muoino di fame . E certo mica sono “accutturati “come lei . Ma che pretendono! Vi siete mangiati il mondo , vi siete mangiati Palermo , avete vissuto mel benessere e oggi fate i moralisti mettendovi la coscienza in pace cercando di convincerci che il genere umano va messo nel nostro conto.? E poi nessuno ci spiega come mai chi scappa dalla fame abbia da spendere da 3.000 a 5.000 per arrivare in europa . Cifra con la quale camparebbe una vita a casa sua. La informo che i rifugiati sono meno del 10 percento di quelli che arrivano. Accogliamoli ? Si ma spendendo 15 euro al giorno per persona . La stessa cifra per COERENZA CRISTIANA , CHE VEDO MANCA PER INTERESSE , sia spesa per ogni cittadino di questa Italia . Perchè è una infamia affermare che i nostri figli vengono dopo quelli degli altri. Quello di mio nonno , di mio padre , il mio , è dei miei figli. Del suo Sig. Savagnone , con Lorefice e Bergoglio, può farne ciò che vuole . E Dio le dara di certo un premio . Del suo vicino ne freghi ma ami il migrante africano. Posso pensare che dietro ci sarà un motivo per nulla cristiano ? Posso ? Posso!

    Rispondi
  • Salvo  luglio 24, 2018 at 5:42 pm

    Una proposta .
    OGNI COMMENTAORE METTA A DISPOSIZIONE IL SUO CUD.
    CAPUREMO CON CHI ABBIAMO A CHE FARE . FATECI CASO . PIÙ SONO RICCHI PIÙ SONO ACCOGLIENTI .MAGARI HANNO I FIGLI FIÀ SISTEMATI .
    MAGARI SONO VESCOVI O PRETI CHE SE HANNO FIGLI SONO NASCOSTI. CHE HANNO DA PERDERE ?

    Rispondi

Leave A Comment

Please enter your name. Please enter an valid email address. Please enter a message.