Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

57Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
59Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». 61Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 62Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. 63Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.64All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. […] 
80Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

el-greco-baptist.jpgIl vangelo odierno ci presenta la figura di Giovanni il Precursore accostandola a quella di Gesù; per questo la prima lettura (Is 49,1-6), applica al Battista il testo messianico del “Secondo carme del Servo del Signore”, il vero discepolo di Cristo è chiamato infatti ad assumerne la forma. Nel testo il Servo del Signore parla in prima persona elencando le credenziali che legittimano la sua missione, a modello dei profeti. “Chiamato fin dal grembo materno”, come Giovanni, il Servo lancia alle “isole”, cioè al mondo intero, il suo messaggio, presentando le credenziali che legittimano la sua missione. Egli è un profeta, la sua è una vocazione per la Parola che è “spada e freccia” (Is, 49,2), cioè una realtà che prende l’iniziativa. Il Signore, infatti, lo ha dotato della bocca che parla senza timore e con efficacia, come spada affilata, che taglia e divide dove colpisce (Dt 32,41; Ebr 4,12-13). Come nella vocazione di Geremia, è presente la difficoltà, la sofferenza per la missione da svolgere, anche fino al dono della vita. Dio però non abbandona il suo Servo, ma lo protegge con “l’ombra della sua mano” e la “faretra” (Is, 49,2), permettendogli di portare a termine il suo incarico fino al dono della sua vita. In lui si manifesta la gloria del Signore (Is, 49,3), in una vocazione di totale donazione alla gloria del Signore.
Nel testo del vangelo di Luca, la nascita del Battista è costruita dall’evangelista in parallelo con quella di Cristo. I dati fondamentali del significato della vita del Precursore sono tre: la nascita, fonte di gioia ed epifania di Dio, della “sua buona notizia”, anticipazione della gioia del Cristo.
Suscitando l’incomprensione da parte dei vicini, che vorrebbero chiamarlo come il padre Zaccaria – che significa: «Zkar-Iah, Si ricordò il Signore», allusivo alla grazia del figlio ai genitori anziani – al bambino i genitori impongono il nome “Giovanni”. Per il mondo semitico il nome è il compendio della realtà di una persona, del suo destino e delle sue qualità umane e religiose. Il nome Giovanni significa «il Signore fece misericordia.
Il secondo dato è la circoncisone, segno di alleanza tra Dio e il suo popolo che il Battista sarà chiamato ad annunciare, come ricordato anche da Paolo nella seconda lettura odierna. “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali” (At 12,24). Terzo elemento è la vita nomadica e nascosta del Battista che “viveva in ragioni deserte fino al giorno della sua manifestazione ad Israele” (v.80). Come Gesù “cresce e si fortifica nello spirito”, è spinto nel deserto, nella penitenza e nella preghiera; manifesta ad Israele annunciando che il regno di Dio è vicino e la conversione improrogabile.
Il Battista è il modello del discepolo e dell’apostolo, una vita modellata e centrata sul messaggio del Messia, di cui egli è servo e precursore; la sua vocazione parte dal grembo materno perché è totalmente grazia ma anche totalmente donazione.

“Celebrare san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. Solo se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio” (Benedetto XVI). 

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