Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Serena Termini

È nata il 5 marzo del’73, è coniugata e ha tre figli. Dal 2005 è la corrispondente dell'agenzia nazionale Redattore sociale. Da sempre ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua perizia in tali abilità, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo.
Serena Termini
foto di Refugees Welcome Italia - Palermo

foto di Refugees Welcome Italia – Palermo

Continuare a studiare per costruire un progetto di vita che risponda ai propri desideri come tutti i loro coetanei. È quello che stanno facendo Mustapha e Ibraihm, due giovani di 19 anni del Gambia, che, da un anno sono stati accolti dalla famiglia Verde. I due ragazzi, pur non essendo fratelli naturali, si sentono ‘fratelli di vita’ perché hanno vissuto il viaggio dalla Libia insieme e molte altre esperienze senza mai lasciarsi.

Concetta Mancino e Giuseppe Verde, lei maestra e lui professore universitario, già genitori di quattro figli, che oggi lavorano e studiano in Italia e all’estero, hanno deciso, infatti, di aprire le porte di casa loro. L’obiettivo principale di questa scelta è stato quello di sostenere il loro percorso di studi. Ibraim e Mustapha, dopo avere sostenuto un esame integrativo da esterni, attualmente, frequentano, il terzo anno dell’istituto tecnico commerciale Francesco Ferrara in ‘relazione internazionale e marketing’. Dopo avere avuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari i due ragazzi, su autorizzazione della prefettura, sono andati a vivere con la famiglia Verde.

I due giovani, arrivati dalla Libia con una imbarcazione di fortuna, dopo il salvataggio in mare, nel 2016 sono arrivati al porto di Palermo. Dopo un anno trascorso nel centro di accoglienza per minori Asante, in seguito al compimento della maggiore età, erano stati trasferiti presso il centro di prima accoglienza “Vogliamo Volare” di Romitello, fuori Palermo. Poiché entrambi i giovani, in questo piccolo centro molto distante dalla città, non avrebbero potuto continuare a studiare, l’associazione Refugees Welcome si attivata per cercare loro una famiglia che li potesse ospitare.

“Stiamo vivendo una bellissima esperienza di accoglienza. Nel centro di Romitello non avrei potuto più studiare perché era molto distante da Palermo – racconta Mustapha – e non avrei potuto avere i mezzi per andare a scuola. Grazie a Concetta e Giuseppe che ci hanno accolto la nostra vita è cambiata in meglio perché abbiamo trovato una vera famiglia piena di calore forte. Riuscire ad avere la possibilità di studiare per me è importantissimo e loro mi stanno dando l’opportunità di avere un futuro diverso soprattutto più sereno. Dopo la scuola superiore mi piacerebbe tanto proseguire con l’università e nello stesso tempo migliorare sempre di più la conoscenza della lingua inglese. Il mio desiderio è quello di potere diventare un giornalista per scrivere e raccontare quello che succede nel mondo. Ho tanti amici a Palermo e in Europa e non mi sento assolutamente solo. L’Italia ha fatto e sta facendo molto per aiutare noi immigrati e spero che continui a farlo”.

“Abbiamo cercato di essere sempre una famiglia aperta agli altri cercando di condividere le nostre cose con chi ha avuto meno di noi. Anche se sono distanti, prima di prendere questa decisione ci siamo confrontati con i nostri quattro figli affinchè fosse una scelta condivisa da tutti. Siamo noi oggi, a sentirci veramente fortunati per averli incontrati. Inizialmente volevamo accogliere soltanto un ragazzo – racconta Concetta Mancino – ma dopo avere percepito il legame affettivo forte che avevano entrambi i ragazzi abbiamo scelto di ospitarli tutte e due proprio per evitare che si separassero. Oggi vediamo anche che, nel tempo, si sono inseriti in una rete di belle relazioni e questo per noi è una grande soddisfazione. La nostra è una convivenza serena e pacifica. Sono ragazzi molto sinceri e sensibili con cui la sintonia è cresciuta sempre di più. Hanno poi una grande ricchezza interiore, che dimostrano sempre con tante attenzioni. Da questo percepiamo che provengono anche da una cultura molto rispettosa della famiglia”.

“Il primo grazie – racconta pure Ibrahim – è a Dio se la nostra vita oggi è diversa. Poi un altro ringraziamento va ai professori e ai miei amici che hanno fatto in modo che io e Mustapha potessimo incontrare una famiglia. Mi sento molto fortunato perchè so bene che per tante altre persone, arrivate come me, non è avvenuto lo stesso tipo di accoglienza. Per molti di loro, la vita è più difficile, perchè devono trovarsi un posto dove vivere mentre noi, invece siamo stati accolti come dei figli. Sentirsi voluti bene è davvero bello. Con Concetta e Giuseppe c’è una bella armonia familiare fatta anche di gioia e leggerezza. Vivere con loro è bello perché riusciamo, infatti, anche a scherzare e a sorridere insieme. Dopo il diploma mi piacerebbe molto studiare per diventare un infermiere. Vorrei potere fare questo lavoro nel mio Paese dove c’è tanto bisogno di aiuto. Il mio desiderio è però anche quello di sposarmi e di avere una famiglia con tanti figli. Anch’io credo che l’Italia debba continuare ad accogliere chi ha bisogno ma anche con l’aiuto degli altri paesi. Solo in questo modo si può migliorare sempre di più”.

“C’è un impegno intellettuale forte per capire come costruire insieme il loro futuro – continua Giuseppe Verde – in modo da favorire il percorso che li porterà a realizzare i loro obiettivi. Sono ragazzi studiosi e meritevoli che hanno molti interessi e che proprio per questo vanno accompagnati nel migliore dei modi. In poco tempo siamo riusciti ad incontrarci reciprocamente perché sono abbastanza motivati. Vediamo che hanno una vita molto ordinata in cui prevale l’impegno scolastico. Adesso vorrebbero trovare per l’estate un lavoretto estivo e speriamo che ci riescano”. “La loro presenza è stata finora grande motivo di arricchimento umano che ci ha dato pure degli spunti di riflessione – continua Giuseppe Verde – significativi sul fenomeno migratorio. Ci hanno fatto pensare spesso a questa umanità ferita che, purtroppo in certe situazioni, viene offesa o posta in condizioni di rischio effettivo. In questa nostra esperienza stiamo vivendo tutta la bellezza della relazione anche tenendo conto della drammaticità del loro passato. Siamo convinti di avere ricevuto finora da loro sempre di più di quello che possiamo avere donato”.

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