Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4 Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. 5 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6 Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9 Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10 Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». 11 Egli rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». 12 Gli dissero: «Dov’è questo tale?». Rispose: «Non lo so». 13 Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16 Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c’era dissenso tra di loro. 17 Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». 18 Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19 E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20 I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; 21 come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso». 22 Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23 Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età, chiedetelo a lui!». 24 Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». 25 Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». 26 Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27 Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28 Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! 29 Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30 Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori. 35 Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?». 36 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37 Gli disse Gesù: «Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui». 38 Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. 39 Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». 40 Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». 41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

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La sete di infinito della Samaritana, ora che ha incontrato la vera sorgente, è colma. Non ha più timore della sua fragilità affettiva, della sua vita disordinata, ora lei stessa è divenuta sorgente che zampilla per le persone che, prima, temeva di incontrare. Non ci sono ostacoli, peccati che la possano tenere lontana dallo Sposo che, stanco, l’ha cercata per amarla.

Così accade al cieco nato. La sua vita, fatta di ombre, non ha mai visto la luce. Seduto nel buio dell’indifferenza, ora viene liberato dal peso del peccato da Gesù. Le mani della sua umanità raggiungono il suo dolore e i suoi occhi per la primissima volta si aprono. Non lo guarisce subito, ma lo invia alla piscina di Siloe per lavarsi, dopo aver impastato del fango con la sua saliva e averglielo spalmato sugli occhi. Da questo momento il cieco è una persona nuova, è una creazione nuova, è una vita nuova che ha incontrato lo sguardo di Gesù e lo sta riconoscendo come Signore. E riconoscere Gesù è per lui la vera guarigione.

I farisei, accecati dalle loro false sicurezze, lo vedono sotto il peso del castigo di Dio e cercano invano di farlo ricredere accusandolo di essere peccatore e con la motivazione che quel Gesù che non osserva il sabato non può venire da Dio; ma inutilmente perché a lui è successo qualcosa nell’incontro con Gesù, qualcosa da cui non può più tornare indietro. Il fatto che la sua vita sia completamente cambiata lo deve a Lui, e su questo non ha dubbi: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. Ha sperimentato la sua cecità e con fiducia nel buio della notte ha riconosciuto il volto di quel Gesù che non lo inchioda al suo passato ma assume su di sé la sua sofferenza e manifesta attraverso di lui le opere di Dio. Il suo senso di colpa svanisce, la forza della fede lo rinvigorisce. Interrogato, risponde. Non ha timore, nemmeno dei suoi genitori che, divorati dal giudizio degli altri, si rifiutano di schierarsi dalla sua parte.

Il cammino del cieco sembra concludersi nel fallimento: non è riuscito a convincere i suoi interlocutori e viene scacciato dal suo ambiente religioso ed umano. Ma la tappa finale dell’itinerario non è l’esclusione, bensì l’accoglienza nella comunità di Gesù: proprio quando è giudicato peccatore, emarginato, Gesù gli si fa incontro rischiarando la sua nuova identità. Oramai è il discepolo che, guardando la luce del volto del Figlio dell’uomo, uomo fra gli uomini, lo riconosce come il Signore e può inginocchiarsi in adorazione.

Il racconto sembra ormai concluso, quando alcuni farisei osano chiedere a Gesù: “Forse siamo ciechi anche noi?”. È cosi che la domanda dei farisei diviene la nostra e, attraverso lo sguardo aperto del cieco nato, interpella ciascuno di noi a riconoscere la propria cecità che solo Gesù può sanare.

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