Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Dario Cataldo

Dopo la Laurea in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito una specializzazione in Comunicazione. È un giornalista vaticanista, iscritto all’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Segretario provinciale della sezione di Palermo dell’Ucsi – Unione Cattolica Stampa Italiana – collabora con diverse testate giornalistiche per argomenti legati all’informazione religiosa e alla cultura.
Dario Cataldo

clericalismoSabato 17 Dicembre il Sommo Pontefice compie gli anni. Ottanta candeline che non sembrano scalfire la lungimiranza di pensiero nel combattere certi atteggiamenti contrari alla vera dottrina cristiana. Anche da Santa Marta, durante l’omelia celebrata nel ricordo del 47° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, condanna una certa visione elitaria della vita religiosa. Dinanzi ai cardinali del C9 presenti alla funzione liturgica, afferma Papa Bergoglio: “I chierici si sentono superiori, si allontanano dalla gente, non hanno tempo per ascoltare i poveri, i sofferenti, i carcerati, gli ammalati. Il male del clericalismo è una cosa molto brutta – continua il Santo Padre Francesco. E’ una edizione nuova di questa gente e la vittima è la stessa: il popolo povero e umile, che aspetta nel Signore. Il Padre sempre ha cercato di avvicinarsi a noi: ha inviato suo Figlio. Stiamo aspettando, aspettando in attesa gioiosa, esultanti. Ma il Figlio non è entrato nel gioco di questa gente: il Figlio è andato con gli ammalati, i poveri, gli scartati, i pubblicani, i peccatori e le prostitute”.

Il suo modo di concepire e interpretare il Vangelo, schierandosi dalla parte dei reietti della società, dei diseredati e degli emarginati, spesso lo pone in antitesi con la visione più intransigente della morale cattolica. In circostanze confidenziali con padre Antonio Spadaro – il direttore di Civiltà Cattolica – il Vescovo di Roma spiega come si trovi a disagio con il protocollo vaticano, specie quando si tratta di accogliere politici e diplomatici. Dichiara il Primate d’Italia: “Quando arriva un Capo di Stato deve essere accolto con la dignità e il protocollo che merita. La verità è che con il protocollo ho un sacco di problemi, ma va rispettato. A Buenos Aires – ricorda il Successore di Pietro – ero sempre in strada. Cambiare di abito mi costa un po’ però uno poi si abitua. L’unica cosa che mi piacerebbe è poter uscire un giorno senza che nessuno mi riconosca e poter andare in una pizzeria a mangiare una pizza”.

Quello che Papa Francesco auspica con forza ed energia è un ritorno alle origini del cristianesimo, in cui la fratellanza e la speranza della venuta del Signore erano il collante che teneva uniti uomini e donne di estrazioni, storie e culture diverse. Per l’uomo venuto “dall’altra parte del mondo”, la sfida è ancora lunga; la speranza però è coadiuvata dal vento del cambiamento. In tale ottica come non pensare alla sua scelta di nominare mons. Corrado Lorefice come guida pastorale dell’Arcidiocesi di Palermo. Un segnale deciso per una realtà variegata come quella palermitana.

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