Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

lectioIntroduzione alla Lectio Divina per domenica 11 dicembre 2016
(III Domenica di Avvento – Anno A) su Mt 11, 2-11

2 Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3 «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». 4 Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: 5 I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, 6 e beato colui che non si scandalizza di me». 7 Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8 Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! 9 E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. 10 Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero
che preparerà la tua via davanti a te.
11 In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Quel grido, quell’annuncio vigoroso che avevamo udito nel deserto, adesso, tra le mura di un carcere, piomba in un dubbio angoscioso: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro?”. È la domanda di una vita. È l’esperienza del Battista che vede crollare le sue attese e sorgere nel profondo del suo animo il bisogno di essere liberato dalle catene che gli impediscono di scoprire l’identità autentica di Gesù. Egli attendeva il Messia nella veste dell’inflessibile giudice finale ed è incapace di riconoscerlo nel Salvatore degli ultimi, fonte di scandalo e perplessità per i sapienti e i potenti del mondo.

Alla domanda “Sei tu?”, che i messaggeri di Giovanni rivolgono a Gesù, segue l’invito a divenire annunciatori della buona notizia: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete”. È l’invito a diventare discepoli di Gesù e annunciare che Gesù non è il Messia grandioso e vittorioso che il popolo, nella sua umiliazione, desidera, ma è il Messia mite e umile di cuore, il Salvatore dei peccatori e dei piccoli. È il Cristo venuto per guarire le profonde povertà di coloro che lo attendono: “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano”. È così che l’identità di Gesù rischiara la vera identità del Battista e di ogni discepolo che si lascia attraversare dal dubbio e non si scandalizza, nell’ora della prova, della distanza tra il Gesù atteso e il Gesù che è sempre oltre rispetto alle nostre pretese per le quali avevamo pensato di poter investire su di Lui.

Se Giovanni sembra avanzare dei dubbi sul Messia, Gesù non ha dubbi su Giovanni e rivolgendosi alle folle gli rende testimonianza: “In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista”. Giovanni non è una canna sbattuta dal vento che si piega ai poteri più forti di lui; non è un cortigiano dalle morbide vesti che si aggira nei palazzi dei re ma, al contrario, patisce le durezze del carcere; non è nemmeno un semplice profeta ma “più di un profeta” per aver preparato la strada a colui che è grande proprio perché infinitamente piccolo, “il più piccolo nel regno dei cieli”, vicino ai peccatori e ai poveri, talmente dalla loro parte, che anche noi rischiamo di rimanerne sconvolti e scandalizzati.

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