Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

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Stiamo vivendo una stagione di chiesa, in Italia, che lascia sperare in cambiamenti significativi: luci e ombre, infatti, si alternano o coesistono e possono essere lette e interpretate in chiave positiva. In altre parole, con gli occhi della fede ci è dato di penetrare nel cuore di una crisi di grandi proporzioni, sul piano culturale, morale, socio-politico, economico, religioso che si sta protraendo forse per un tempo troppo lungo e che presenta una complessità per molti versi irriducibile.

 

Ma si sa che i tempi di crisi, mettendo tutto in discussione e creando delle legittime attese, possono trasformarsi in un kairòs, un tempo favorevole per volgere ciò che di negativo si presenta nella realtà verso esiti positivi. Molti sono quelli che si scoraggiamo e subiscono la crisi e, rimanendo passivi, attendono che qualcosa cambi. Questi, alla fine, rimangono a guardare come spettatori e mai come attori, e, pur dichiarandosi cristiani, si lasciano sopraffare dall’indifferenza e/o da un pessimismo invincibile.
Essere cristiani implica un impegno attivo nella storia, con la speranza di realizzare, insieme a tanti altri, un significativo cambiamento verso il bene personale e sociale. Occorre discernere insieme i segni dei tempi e impegnarsi con tutte le risorse esistenti nelle singole Chiese locali. Tutta la Chiesa cresce in sinodalità quando i suoi membri esercitano insieme il sensus fidei e il consensus fidelium. Una Chiesa sinodale impara a camminare insieme senza salti in avanti né ritorni indietro ingiustificati: il grande protagonista è lo Spirito Santo che sospinge la Chiesa e il mondo verso la piena realizzazione del Regno.

 

Volendo ricorrere ad una metafora, possiamo pensare ad una fotografia (cartacea naturalmente): nella prima fase di sviluppo si può vedere il negativo, di colore grigio-nero, che rappresenta il contrario delle immagini reali. Nella fase finale la foto, pur trattata in una camera oscura, viene fuori con le immagini come sono nella realtà e soprattutto con colori vividi.
Ci piace pensare che anche gli aspetti decadenti della cultura post-moderna possano diventare elementi di costruzione di una rinnovata cultura che metta al centro il bene di ciascuno e di tutti. Nonostante oggi si parli di “post-umano”, la Chiesa italiana scommette su un “Nuovo umanesimo in Cristo Gesù” sapendo che “l’uomo è la via della Chiesa”.

 

Raramente nella storia della Chiesa forse si sono registrati in numero maggiore che nell’epoca contemporanea scandali a sfondo sessuale (pedofilia), di carattere economico, o ancora di colpevole indiscrezione riguardo a documenti riservati del Papa.
La Chiesa è scossa da tali avvenimenti che offuscano il volto della sposa di Cristo. Ai credenti è chiesto, a maggior ragione, di perseverare nella fede e nella carità. Oggi più di ieri c’è bisogno di testimonianze e di stili di vita coerenti con la fede professata e convincenti quanto alle scelte radicali.

 

Ma, a fronte di tanti eventi gravi che hanno sfregiato il volto della Chiesa, a ben vedere si scoprono germi di bene, motivi di gioia a partire dal servizio pastorale dell’annuncio (v. Evangelii gaudium), da assumere e far maturare. Oggi appare molto calzante la parabola della zizzania e del buon grano.
Nonostante il disincanto diffuso, anche all’interno della comunità ecclesiale, non si può perdere la speranza nell’uomo, nella storia, nella costruzione della città terrena. Perciò ci si deve rimboccare le maniche e mettere in atto opere visibili, rivolte, nell’attuale momento storico, al macro-fenomeno delle migliaia di immigrati che giungono ogni giorno dall’Africa.
Per questo, nonostante i fatti di violenza, i gravi errori consumati spesso a spese di bambini innocenti, e le mentalità troppo mondane di ministri ordinati avvelenati dal narcisismo e dal carrierismo, crescono dall’altro versante la fede, la preghiera, le azioni di generosa carità e cammini strutturati di speranza che fanno da contrappeso al male e permettono di immettere nel cuore della Chiesa un’aria salubre, un clima di sano ottimismo, pur nella consapevolezza di realtà negative.

 

I cristiani credono in un Dio della storia, che cammina col suo popolo e ad esso è legato da un legame di alleanza eterna: è questa la certezza che fonda la speranza di tanti credenti, ma anche di “lontani”, che sono attratti da un inedito spirito e clima di autentico rinnovamento.
L’attuale pontefice, senza sminuire la sua identità di religioso della Compagnia di Gesù, ha scelto il nome di Francesco per evocare desideri e aspettative dal sapore squisitamente evangelico del santo di Assisi. Come lui, infatti, Papa Francesco intende riformare la Chiesa, specie sul piano del potere, del denaro, del sesso, della corruzione e della mala politica. Un progetto arduo il suo, che richiede tempo, pazienza, parresia, coraggio apostolico, apertura alla grazia, creatività pastorale e una volontà di comunione e di corresponsabilità con tutte le componenti ecclesiali.
A cascata questo clima di desiderio di pulizia, di trasparenza, di vera povertà e di cura speciale dei poveri e di chi non ha voce, come anche la scelta dei successori degli apostoli dettata da criteri più coerenti con la fede, rispetto alle cordate all’insegna di un carrierismo sfrenato presente anche nel recente passato, stanno creando un clima e una sensibilità nuova in molte parti del nostro continente scristianizzato.

 

A tutti i cristiani, anche a quelli che consideriamo lontani (molti dei quali, attratti dalla personalità di Papa Francesco, si sono avvicinati) è chiesto in forza del battesimo e della confermazione un supplemento di forza da implorare dal Santo Spirito, per agire con determinazione e perseveranza obbediente alla Parola di Dio. In questo nostro tempo nel quale abbiamo assistito a più di una tremenda persecuzione di cristiani martiri nel nome di Cristo il Papa sta mostrando uno stile sinodale in diverse occasioni, manifestando al mondo una Chiesa coraggiosa e concorde, missionaria, gioiosa, decentrata da sé e pronta a piegarsi sulle ferite degli uomini nonché creativa nell’ambito della pastorale, con una attenzione speciale alle relazioni ecumeniche e interreligiose.
In molte Chiese locali i Vescovi, in sintonia con Papa Francesco, hanno deciso di ripartire dalla famiglia come soggetto storico, agente di cambiamento sociale ed ecclesiale e stanno elaborando il materiale dei due sinodi sulla famiglia e dell’Esortazione apostolica finale per rinnovare radicalmente la pastorale familiare, rendendola con nuovi linguaggi e nuove proposte più adeguata al nostro tempo, connotato da un cambiamento rapidissimo e imprevedibile e, per certi versi, ingovernabile. Sono, infatti, profondamente cambiati gli stili di vita, le scelte morali, il modo di concepire la famiglia, il lavoro…

 

È dunque necessaria una “Chiesa in uscita” che intende raggiungere tutte le genti e tutte le culture, sensibile al grido di dolore proveniente dai più deboli. La Chiesa, come “ospedale da campo”, si mostra attenta alle sofferenze di ogni genere.
Nonostante le ombre che, in certi momenti, si materializzano in fattori di male, nel cuore della Chiesa risplende la luce che è Cristo.
Continuativamente abbiamo apprezzato e studiato il Magistero di Papa Francesco, riconoscendo la fedeltà e la continuità con la traditio precedente.
Tuttavia qualcuno, molto opportunamente e puntualmente, ha definito il Magistero di Papa Bergoglio “in movimento” in quanto proprio il movimento, nella fedeltà sostanziale, mostra l’obbedienza all’inedita esperienza di crescita e di sviluppo di alcune problematiche che richiedono una rilettura più aggiornata, da vivere in quella comunione di vedute e di intenti ispirati dallo stesso Spirito Santo alle diverse componenti della Chiesa.

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