Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

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di Giorgio Palumbo

 

Il caso Medjugorje ha delle caratteristiche peculiari che, mi sembra, impediscono di lasciarlo tranquillamente a se stesso. Non ritengo che si possa passargli distrattamente accanto senza alcun turbamento.

Spesso ci si limita a dire che per molti il contatto con il clima medjugorjano può risultare fruttuoso, assodato che, quanto ai contenuti e alle sollecitazioni di vita spirituale, nulla lì contraddice l’architettura basilare della fede cristiana. Anzi, si aggiunge, è bello pensare che sia i pellegrini sia i fruitori a distanza di tale clima vengano portati a vivere con rinnovata intensità – o con inedito slancio nel caso di toccanti conversioni – l’esperienza dell’amore di Dio fattosi incontro a noi in Cristo. Come se Maria davvero venisse d’improvviso a darci uno specialissimo aiuto, a trafiggere fitti veli di oscurità, di problematicità, di indifferenza, a scuotere e soccorrere una fede intorpidita o in preda a smarrimento, lasciando che l’invisibile concretezza del mistero da cui tutto dipende, offra un imprevedibile, provvidenziale segno di sé. Lo doni al mondo intero, in una maniera così semplice e pregnante, così prolungatamente aperta, così dolcemente comunicativa e familiare, così accoratamente persuasiva e responsabilizzante, come mai finora era successo in alcuna supposta o conclamata apparizione mariana.

 

  Ora, se appena ci si riflette, questo come se non può affatto essere trattato con disinvoltura, merita almeno un poco di seria attenzione. Infatti, dinanzi anche alla sola ipotesi di una simile offerta di aiuto, nessuno (credente o no) potrebbe dire: grazie, ma io non ne sento il bisogno; grazie, ma il mondo e la Chiesa non ne hanno bisogno, risplende già tanta luce sul cammino degli uomini e siamo già tutti così presi dalla passione per la giustizia e dal desiderio di santità. Si dovrebbe, piuttosto, ammettere che, se accadesse una simile visitazione, se avvenisse davvero una cosa del genere, dovremmo dedicarle tutto l’ascolto di cui siamo capaci. Certo, la fede e l’amore, come ogni rinascita interiore – etica e religiosa – non sono mai il prodotto automatico di un mero vedere o notificare apparizioni; certo, la sana e autentica tensione cristiana non si nutre di attese e di emozioni miracolistiche. Ma se una voce in modo speciale ci richiamasse all’impegno e ci ridesse speranza, se fosse donato uno straordinario sostegno al nostro difficile, tormentato, e sempre poco generoso lasciarci coinvolgere dal senso ultimo del Bene?        

 La questione, però, che mi turba riguarda l’aspetto quanto mai inquietante ormai assunto dal come se di Medjugorje. Perché questo fenomeno sta sfacciatamente appeso ad un’alternativa radicale che non si sa come dirimere: o è in gioco la più significativa e irradiante visita di Maria, o si tratta del più clamoroso imbroglio nella storia della devozione cristiana.  Non si sfugge, non ci sono mezze misure. La durata e tenuta del fenomeno, le diverse personalità e storie dei sei veggenti, il loro normale esser diventati adulti e genitori, la continua pubblica filmabilità dei momenti di colloquio con la Madonna, lo stile maturo e saggio con cui i veggenti danno un tono (quasi “professionale”) di catechesi alla loro testimonianza ascoltata da un enorme numero di pellegrini: queste e tante altre cose evidenziano che non c’è alcuna psico-patologia, non c’è alcuna allucinazione di gruppo. E allora, una delle due: o è sostanzialmente vero ciò che i veggenti nitidamente raccontano, o c’è, da parte loro e di alcuni soggetti in intima confidenza con loro, una lucidissima e abilissima gestione di consapevoli menzogne. In altre parole: o la fede riceve fondatamente una stupenda conferma e un nuovo vigore, o, al contrario, viene presa in giro e sfruttata in maniera insopportabile. A me è capitato di essere per un certo periodo molto propenso nei confronti della prima ipotesi, con il conforto di diversi argomenti (si veda il testo di Saverio Gaeta Medjugorje:è tutto vero).

In un secondo tempo, invece, mi hanno colpito seri argomenti a sfavore di essa (si veda il testo di Marco Corvaglia Medjugorje:è tutto falso), che inducono non solo ad essere scettici ma a dare giudizi tristemente negativi. Mi capita anche, a volte, di prendere in considerazione la possibilità che tutto sia cominciato in modo ingenuamente e confusamente suggestivo ma poi abbia preso piede, non so sotto quale regia, un’idea vincente: coltivare con ostinata coerenza una colossale e articolata bugia a fin di bene.

Continuare, cioè, a comportarsi come se la Madonna riversasse un fiume inesauribile di comunicazioni urgenti e coinvolgenti; mediare apostolicamente questa annunciata sovrabbondanza di grazia tenendosi stretti al vangelo, stando attenti all’ortodossia, sollecitando in grande stile conversione, preghiera, digiuno, sacramenti, rosario…Così da poter dare tantissimo nutrimento a tanti, in termini spirituali e non solo (vedi imponente fioritura economica del territorio attorno a Mdjugorje), ritenendo a cuor leggero di non fare male a nessuno. Un certo modo bizzarro di dedicarsi strenuamente al servizio della vera verità tramite una pia messa in scena, mantenendo in piedi una faticosa fiction diventata regolare lavoro retribuito (strana vicenda di veggenti albergatori, ristoratori, organizzatori di viaggi, che ricavano di cosa vivere proprio dai notevoli effetti delle loro mistiche attività).  

Quest’ultima ipotesi avrebbe il vantaggio di attribuire ai veggenti non tanto una diabolica attitudine truffaldina, ma una, più realisticamente umana, strutturale ambiguità. D’altronde non siamo sempre alle prese con l’ambiguità dentro e fuori di noi? Forse, dico sovente a me stesso, quando mi arrabbio perché vorrei che in tanti casi la verità fosse meno vulnerabile e più capace di difendere se stessa, quando, a proposito di fenomeni tipo Medjugorje, mi fa soffrire l’impossibilità di vederci chiaro e lo stesso impotente imbarazzo a cui sembra costretta la gerarchia ecclesiale, forse, mi dico, sono io in difetto, perché torno a richiedere che il vero abbia un’accessibilità senza ombre e ci accolga al più presto nel suo rassicurante trionfo. Mentre sarebbe sempre il caso di ricordarsi che perseverare nella fede significa frequentare un mistero indisponibile.

Ma poi penso che si ha il diritto di esigere che persone adulte e responsabili non costruiscano un castello di bugie per sedurre il bisogno di credere (anche ammettendo che lo facciano con buone intenzioni). E non posso fare a meno di chiedere a Maria stessa che ci aiuti a proteggere la fede del Signore, e il dialogo filiale con Lei, da ogni impostura.

Perché una cosa è certa: pur se non sappiamo ancora capire se davvero , nella piana di Medjugorje, al popolo dei credenti, e a qualunque uomo in ricerca, appaia la Madonna, possiamo però vedere con estrema chiarezza che , come altrove, a Maria appare un popolo. Verso Maria volge, cioè, lo sguardo una moltitudine immensa di persone che desiderano drammaticamente (con tutte le loro ambiguità) essere aiutate a scorgere qualche traccia non ambigua di quel mistero grazie al quale ha davvero senso gioire, soffrire, sperare, e soprattutto non stancarsi mai di provare ad amare.         

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