Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un sunto dei lavori del XIII Congresso Nazionale della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) tenutosi ad Agrigento, i giorni 14 – 17 maggio 2014 per confrontarsi sui modelli di assistenza agli stranieri.

 

 

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di Mario Affronti * e Salvatore Geraci **

 

 

Il logo del XIII Congresso nazionale della SIMM quest’anno si è fatto contagiare dalle suggestioni socio-culturali di un territorio che ha visto nascere e svilupparsi la storia dei diritti dell’uomo e che oggi soffre per i tanti morti e per le tante vittime dell’ingiustizia e della violenza del mondo, così freddo e cinico e così bisognoso di umanità e di pace. Da una parte una colonna stilizzata del tempio della Concordia  (simbolo del Logos), dall’altra una figura, anch’essa stilizzata, tratta da un vaso attico conservato nel Museo Archeologico di Agrigento che raffigura una nave in navigazione nel mare Mediterraneo (simbolo del Caos). Sull’albero maestro la vedetta che cerca di avvistare la terra di approdo…..il XIII Congresso Nazionale SIMM con le sue parole responsabilità ed equità (simbolo del Pathos ).

 La Concordia, dea romana dell’armonia, a simboleggiare, quindi, il Logos come senso luminoso e vivificante di tutte le cose, malgrado le oscurità sempre presenti, lo spirito dell’armonia della comunità, l’unità nella diversità, il latino “in varietate concordia”, nella considerazione che la pace consiste nel rispetto del diritto degli altri, conserva il paese, rappresenta il miglior baluardo dello stato e rende forti i deboli.

La nave ed il mare a simboleggiare, invece, il Caos, il disordine ed il nulla primordiali.Il caos come  energia senza forma, spinta senza meta, oscura abissalità, ma anche come lato oscuro del logos, condizione inevitabile perché nel mondo possa nascere la mente libera che liberamente vuole.

 La discrepanza tra il logos ed il caos è lo spazio in cui sorge e si muove quell’energia particolare chiamata passione. Ed è alla luce della passione così intesa, sia nel senso di emozione dominante che ci appassiona, sia nel senso di patimento che ci fa soffrire, che presentiamo il congresso di Agrigento cercando di capire in che senso la responsabilità e l’equità rappresentino un impegno da condividere per raggiungere l’obiettivo della salute per i migranti oggi in Italia.

Tale impegno è prima di tutto Pathos, passione, in quanto per essere realizzato deve essere condiviso e poi perché indica sempre qualcosa da cui si viene conquistati, qualcosa che ci cattura e che per questo ci rende oggetto di un’azione che un’alterità esercita su di noi. La nostra attività ha sempre trovato ispirazione ed energia al di fuori di noi e non a partire da noi. Questo decentramento delle nostre persone, pur nell’inevitabile fatica, rappresenta l’unico atteggiamento possibile per la creazione di una società responsabile e giusta nei confronti degli ultimi qui rappresentati dai migranti.

 

 

Le migrazioni continuano, ma non crescono. A causa della crisi e della crescente disoccupazione, circa 5 milioni resta il numero di persone, comunitarie e non comunitarie presenti in Italia. Il 2013 ha visto le politiche incerte e la debolezza dell’integrazione far emergere il rischio di indebolire la tutela dei fondamentali diritti umani, il Mediterraneo si è trasformato ancora di più in un luogo di morte, i diritti dei lavoratori sono stati rinnegati in alcuni luoghi di lavoro, il trattenimento nei Centri di identificazione e di espulsione è regolato da norme illegittime, troppe sono ancora le vittime di tratta per sfruttamento sessuale o lavorativo, ancora debole il riconoscimento delle discriminazioni, in continua crescita.

Ancora oggi, il profilo di salute si caratterizza per condizioni di sofferenza dovuta a fragilità sociale, accoglienza inadeguata e accessibilità non diffusa. In questo campo si consolida la tendenza ormai strutturale verso forme di malattie sociali piuttosto che etno-culturali.

Come da tradizione, puntando tutto sulla partecipazione qualificata di quanti in Italia si occupano della medicina in un ottica interculturale, della salute intesa in senso globale dove diritto, dignità, ricerca, assistenza e cura si coniugano insieme nella partecipe attenzione ad ogni persona – di qualsiasi cultura ed a qualsiasi storia appartenga, alla fine abbiamo avuto molti elementi per ridefinire politiche e strategie che non escludano alcuno.

Oltre 200 operatori sociali e sanitari interessati al tema della salute degli immigrati provenienti da tutta Italia, oltre 320 autori di studi e ricerche, un ricco volume degli atti di oltre 200 pagine, 5 sessioni scientifiche frequentate e partecipate con domande e dibattito proseguito anche nei momenti di pausa. Sono questi i numeri del XIII Congresso della SIMM. Il Congresso ha esaltato in primo luogo l’essere rete, tante diversità intrecciate e collegate tra loro, dal nazionale al locale con i Gruppi immigrati e salute, i GrIS presenti in 14 Regioni. E ha anche definito alleanze strategiche: con l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, con il Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’ adolescenza, con il Gruppo di lavoro nazionale bambino immigrato della Società italiana di pediatria e con l’Osservatorio italiano sulla salute globale. Ma il Congresso ha anche proposto input organizzativi e politici circostanziati (i testi delle raccomandazioni sono scaricabili dal sito www.simmweb.it) che ogni sessione ha prodotto con puntualità e concretezza partendo dall’evidenza, confermata dai numeri, che l’immigrazione è un fenomeno strutturato nella nostra società.

Gli immigrati regolarmente presenti in Italia, da qualche anno ormai, sono intorno ai 5 milioni di cui 3,76 non comunitari, con un nucleo stabile di quasi 2 milioni di soggiornanti di lungo periodo (autorizzati a una permanenza a tempo indeterminato). La crisi ha portato a quasi 400mila i disoccupati stranieri, spesso non adeguatamente tutelati. L’irregolarità giuridica si stima intorno al 10%della componente regolare e spesso causata da politiche incerte e, a volte, discriminatorie.

Eppure il concetto di partecipazione della comunità straniera consistente e stabile, molte volte invocato nell’ambito delle progettualità di promozione della salute dei migranti, difficilmente viene tradotto in effettivo strumento di programmazione, in particolare per interventi sui minori. Questi sono quasi 1,23 milioni, oltre il 70% nati in Italia, ma, a distanza di 25 anni dalla Convenzione di New York hanno spesso diritti diversificati e percorsi incerti rispetto ai coetanei italiani.

Su questi aspetti, dalle esperienze presentate nella prima sessione, sono scaturite alcune raccomandazioni: applicare concretamente l’approccio partecipativo ai diversi ambiti di azione. Ma anche accelerare l’iter di riforma della legge sulla cittadinanza per garantire ai minori nati o cresciuti in Italia una piena inclusione. La sessione dal titolo “Oltre Lampedusa: quali interventi di accoglienza e tutela per i migranti forzati” è entrata nell’attualità degli sbarchi quotidiani che vede protagonista la Sicilia e in primis la provincia di Agrigento che, non casualmente, ha ospitato il Congresso.

Nell’Ue, durante il 2013 sono state registrate 435mila richieste d’asilo, nel 2012 erano 100mila in meno. Nel 2013, il più alto numero dei richiedenti è stato registrato in Germania (127mila, equivalente al 29%dei richiedenti totali), seguita dalla Francia (65mila, 15%), dalla Svezia (54mila, 13%), dal Regno Unito (30mila, 7%) e dall’Italia (28mila, 6%). E i numeri sono in crescita. Nel primo quadrimestre del 2014, i 26.200 migranti arrivati in Italia sono oltre 10 volte in più rispetto al primo quadrimestre del 2013. Le domande di protezione presentate nel nostro paese nei primi quattro mesi del 2014 sono già 13mila, quasi la metà di quelle presentate in tutto il 2013.

E se l’operazione Mare Nostrum ha evitato i drammi dei naufragi, il sistema d’accoglienza italiano si sta mostrando inadeguato e l’organizzazione, ancora una volta colpevolmente emergenziale, sta producendo disagio e malattia nei confronti di persone spesso particolarmente fragili.

Diventano quindi urgenti, secondo la Simm, l’attivazione di corridoi umanitari con il coinvolgimento internazionale e la pianificazione di un’accoglienza diffusa, con il superamento dei Cara (Centri accoglienza richiedenti asilo) che veda reali e motivati protagonisti gli enti locali. E sul fronte sanitario, la definizione di chiare procedure di inclusione nel Ssn (attivazione delle aziende sanitarie pubbliche; protocolli medici condivisi; certezza del diritto all’assistenza) e di eventuale presa in carico delle persone malate.

Il momento è critico. E la misura della crisi si esprime tangibilmente nella deriva di sapore aziendalista che vorrebbe banalmente ridurre la sanità a mercato, i pazienti a clienti, la tutela della salute e le dimensioni della cura a puro esercizio di benchmarking. È pertanto impellente riorientare il Ssn verso l’attenzione ai bisogni emergenti, la prossimità ai gruppi a rischio dimarginalità, l’equità nell’offerta secondo le diverse opportunità di ciascuno e la responsabilità nel proporre risposte appropriate e nel doverne rispondere alla comunità.

Anche la sessione finale sulle politiche sulla salute degli immigrati ha evidenziato da una parte un’attenzione specifica al tema testimoniata dall’Accordo sulla corretta applicazione della normativa del 20 dicembre 2012, dall’altra una disomogenea realizzazione a livello locale, in ambito regionale e di singole aziende sanitarie, anche nella parte più qualificante dell’Accordo, come quella che garantisce l’iscrizione al Ssn ai minori figli di immigrati senza permesso di soggiorno.

Per assicurare un’assistenza sanitaria omogenea ai migranti, secondo le indicazioni dell’Accordo, in tutto il territorio nazionale sarebbe utile promuovere il modello di rete istituzionale realizzato dal Tavolo interregionale “Immigrati e servizi sanitari” che ha prodotto l’Accordo citato, come network stabile che possa essere un riferimento tecnico per gli enti locali e le istituzioni. In primo luogo per il ministero della Salute, che dovrebbe entrare con sempre maggiore protagonismo nella governance del tema della tutela degli immigrati in tutte le sue diverse articolazioni: dalle “emergenze” sbarchi ai rifugiati, dalla tutela delle donne all’evidenza di una transizione epidemiologica da governare, dalla presenza della popolazione di Rom e Sinti alla sempre maggiore consistenza di minori non accompagnati. Con interlocutori competenti, coesi (collegamenti stabili e funzionali tra le diverseDirezioni) e riconoscibili. Perché anche in un momento come quello attuale, di crisi economica, sociale e morale, il Ssn deve saper accogliere e curare attraverso specifiche politiche sanitarie, inclusive e sostenibili.

 

* presidente Simm (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni)

** coordinatore nazionale GrIS-Simm (Gruppi regionali Immigrazione e Salute della Simm)

 

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