Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Riceviamo e pubblichiamo:

 


 

di Arrigo Amato 

Sul giornale di Sicilia del 28 dicembre 2012 ho letto una notizia riportata anche dalle

TV locali: un giovane di 25 anni tenta il suicidio gettandosi dal ponte di Corleone, ma

rimane miracolosamente illeso dopo un volo di 30 metri. Mi sono chiesto: chi lo ha salvato? E subito ho trovato la risposta: la Madonna dell’Oreto.

Vi è lì sul lato sinistro del ponte( in direzione verso l’ autostrada Palermo-Catania) un rudere ancora visibile di un’ antica chiesa distrutta che era il santuario della “ Madonna dell’ Oreto” fondato dai normanni nel 1088 e che portava il nome del fiume sottostante quel ponte.

Come riferisce Antonio Mongitore nel suo libro: “ Palermo divota di Maria” del 1719, la Madonna dell’ Oreto era raffigurata da una preziosa statua di scuola gaginesca e “che il Signore si degnò di accrescere il suo pregio con molti miracoli operati a conforto dei fedeli che invocarono la materna pietà di Maria in questa chiesa”.

Fra questi miracoli, il Mongitore ne riportava uno avvenuto il 12 gennaio 1719 nei

confronti del frate Gioacchino Lauria che vestendo l’ abito di eremita, si dedicava al

servizio di quella chiesa della Madonna dell’ Oreto. Quella sera, recatosi a Palermo

per acquistare l’ olio della lampada che ardeva dinnanzi alla statua di Maria SS, e che

si era esaurito, ritornato di notte sotto la pioggia, passando per il ponte mise il piede

in fallo a causa dell’ oscurità, cadde nel precipizio che sprofonda verso il fiume e

mentre rotolava tra le balze, invocò più volte la Vergine dell’ Oreto, rammentandole

che per suo amore egli si era arrischiato al ritorno in quell’ ora tarda, per non

lasciarla senza la lampada accesa. Terminata la precipitosa caduta, restò illeso “ per

miracolo di nostra Signora” e rialzatosi dopo un breve stordimento, riprese la salita

verso la chiesa dove ammirò la grandezza del prodigio quando si ritrovò addosso la

chiave della chiesa, rotta per la caduta, mentre egli si ritrovò sano senza alcun osso

rotto, né alcuna lesione nel corpo. Rese immediatamente i dovuti ringraziamenti alla

Madonna e poiché da tempo nutriva il proposito di lasciare quella chiesa si

ripropose al contrario di perseverare nel servizio della chiesa stessa, per obbligo di

gratitudine verso la Vergine santa.

Tornando ai nostri tempi, tutte le volte che io passavo da quel ponte, guardando il

rudere della chiesa, mi chiedevo dove fosse finita e se esistesse ancora, la bellissima

statua miracolosa descritta dal Mongitore, quando in uno di questi giorni me la

trovo dinanzi nella chiesa di San Giuseppe dei Teatini ai quattro canti. Andando a

rileggere la descrizione del Mongitore mi accorgo che è proprio lei: la Madonna dell’

Oreto! Così descritta: “ una statua di candido marmo di Maria Vergine di

singolarissimo lavoro, in atto di stringere in braccio il Bambino Signore che tiene la

destra appressata alla guancia e con la sinistra stringe un pomo, mostrando di

guardare benignamente gli astanti”.

Pieno di meraviglia e commosso, ho ripercorso la storia di questa statua della

madonna dell’ Oreto che il Senato Palermitano l’ 8 novembre 1708 elesse compatrona della città.

Il Mongitore, citando gli scritti di Vincenzo Auria riferisce che il medesimo ebbe a costatare che nella parte posteriore dello zoccolo che regge la statua, era scolpita la data del 1589. Quindi essa, che lascio ai critici di attribuirla alla scuola di Antonello Gagini, potrebbe essere opera di uno dei due figli dello scultore.

Giacomo e Vincenzo ancora viventi alla data 1589. Inoltre nello zoccolo citato è scolpita la scena della natività, un piccolo presepe, che i Gagini solevano raffigurare

come una loro firma, ai piedi delle loro statue.

Il Mongitore riferisce che i Corleonesi “ invaghiti dalla bellezza della statua, o spinti

dalla fama dei suoi miracoli, tentarono di rapirla per portarla al loro paese pensando

di poter riuscire all’ impresa trovandosi la chiesa in un luogo solitario e allora

abbandonata, ma quando vollero mettersi all’ impresa furono dalla Vergine atterriti

in tal maniera che si diedero ad una precipitosa fuga senza toccarla”.

Accanto alla chiesa era sorto in epoca normanna un monastero di monache

basiliane. La festa della Madonna dell’ Oreto si celebrava il martedì dopo la pentecoste.

Mi sono chiesto come mai Ruggero di Altavilla fece costruire una chiesa e un

monastero in un luogo così isolato ed impervio e ho formulato un’ ipotesi che però

dovrà essere suffragata da ricerche sulle fonti storiche, e cioè che la Madonna sia

apparsa proprio in quel punto a Ruggero che con il suo esercito di 7.000 soldati

stava per entrare a Palermo varcando il fiume Oreto, per liberarla dal giogo della

dominazione araba. La Vergine SS. lo avrebbe incoraggiato a varcare quel ponte e a

liberare la città dalla schiavitù dei musulmani per riportarvi la fede cristiana.

Ricordiamo che analoga visione ebbe lo stesso re in altro luogo, di fronte le mura del

palazzo regio di Palermo, dove fece edificare una chiesa dedicata alla Madonna dei

Rimedi, per gratitudine al rimedio suggerito dalla Madonna per liberare i soldati dell’

accampamento dai morsi di ragni velenosi.

Tornando alla Madonna dell’ Oreto, riferisce il Gaspare Palermo nella sua celebre

guida di Palermo del 1858 che le monache basiliane lasciarono il convento costruito

in quel luogo impervio e si trasferirono nel monastero e nella chiesa del SS.

Salvatore, in posto più sicuro nel “ Cassaro” di Palermo.

La chiesa sul ponte continuò ad essere officiata da sacerdoti diocesani e nel 1636

sorse una confraternita dedicata al culto della Madonna dell’ Oreto, che fu attiva

fino al 1846, anno in cui la chiesa fu abbandonata e chiusa al culto.

Le suore basiliane, venuto a sapere ciò, incaricarono il sacerdote don Giuseppe

Patricolo a trasferire la statua della Madonna dell’ Oreto prima nel loro monastero e

poi nella chiesa del SS. Salvatore.

In seguito alla soppressione dei monasteri nell’ anno 1866, le monache prima di

abbandonare la chiesa suddetta, pensarono bene di mettere in salvo la loro amata

statua della Madonna dell’ Oreto presso la vicina chiesa di San Giuseppe perché

fosse venerata dai fedeli, pensando che lo Stato incamerando i beni ecclesiastici,

avrebbe spogliato la chiesa del SS. Salvatore di tale preziosa immagine per portarla

in qualche museo o in altre sedi.

 La statua è ancora lì a S. Giuseppe dei Teatini, è posta su una colonna di marmo che

funge da piedistallo ed entrando dalla porta principale che dà sul corso Vittorio

Emanuele, si trova alla sinistra di detta porta, all’ inizio della navata laterale sinistra.

Un anonimo fedele non le fa mancare un mazzo di fiori, dicendo che “ quella è una

Madonna miracolosa che fa tante grazie” .

Io esprimo due desideri: il primo che il Comune di Palermo che la dichiarò

compatrona della città, possa far restaurare quel rudere che corrisponde all’ abside

della chiesa, trasformandolo in una piccola cappella votiva dove collocare una copia

della Madonna dell’ Oreto perché qualche disperato che volesse tentare il suicidio,

potesse rivolgerle una preghiera e desistere per una sua intercessione, da quel gesto

sconsiderato.

Il secondo desiderio è che quel giovane anonimo di 25 anni, rimasto

miracolosamente illeso dopo essersi buttato dal ponte, la vigilia di Natale, possa

andare a trovare quella Madre che l’ ha salvato e ringraziarla, lì nella chiesa di S.

Giuseppe facendosi riconoscere dai padri teatini a cui possa rendere testimonianza.

 

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One Response Comment

  • Grande!  aprile 6, 2021 at 10:17 pm

    Grazieee

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