Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Intervista a don Enzo Volpe, Direttore della Comunità dei Salesiani di Santa Chiara. 13.2.2013

                   

La sede della comunità salesiana di Santa Chiara pullula di grande vitalità; la porta dell’ingresso spalancata sulla piazza riflette un caloroso invito ad entrare e l’androne è un via vai di persone di culture, età e religioni diverse che nel centro e nell’oratorio a fianco trovano accoglienza, ascolto, servizi e un luogo di incontro. Sulla base dell’esperienza di don Bosco è proprio ai giovani e ai migranti che viene offerto il progetto educativo sotto la guida spirituale (e non solo spirituale) di don Enzo e di tutta la comunità salesiana.

Durante la nostra chiacchierata mi sono sentita quasi in colpa per tutte le persone – volontari, anziani, giovani di diverse nazionalità – che man mano aumentavano davanti la porta del suo ufficio. Questo si respira a Santa Chiara. Una grande accoglienza e attenzione verso ogni persona, che riflette, come dice don Enzo, una visione dell’uomo legata alla fede cristiana, mediata dal pensiero di don Bosco di un’unione inscindibile tra educazione e fede.

 

Chi siete, dove e quando vi riunite?

Siamo una comunità religiosa, una comunità salesiana, formata da cinque componenti, che vive e opera proprio qui, nel centro di Santa Chiara all’Albergheria. Ognuno di noi, poi, svolge compiti diversi: io sono il direttore del centro, don Andrea è il parroco di San Nicolò all’Albergheria, don Saverio, un confratello indiano, è responsabile dell’Oratorio, don Sam è il responsabile della comunità cattolica tamil, che fa riferimento al nostro centro e don Andrea è il cappellano del carcere minorile del Malaspina.

 

Qual è l’attività fondamentale che caratterizza il gruppo?

La comunità di Santa Chiara si caratterizza principalmente per l’accoglienza, per l’attenzione e per la vicinanza ai migranti e alle famiglie migranti che sono presenti nel territorio del centro storico e poi per le attività dell’Oratorio e del centro giovanile per i ragazzi.

 

Ci sono forme di collaborazione con qualche altro gruppo?

Ce ne sono tante. Noi collaboriamo con tante altre associazioni impegnate nel sociale che si occupano di migranti e di ragazzi, di giovani. C’è anche una rete legata alle istituzioni per quanto riguarda i migranti. Poi abbiamo una rete ecclesiale con cui si collabora, come la Caritas, la Comunità dei gesuiti e con le altre nostre Comunità salesiane per quanto riguarda l’oratorio e il centro giovanile.

 

Ci sono forme di collaborazione con una o più  parrocchie?

Si, intanto noi apparteniamo al territorio della parrocchia di San Nicolò all’Albergheria e la parrocchia collabora con le altre parrocchie vicine oltre che con le altre Rettorie che appartengono allo stesso territorio. C’è una forte collaborazione; ora stiamo organizzando le missioni popolari dell’anno della fede in collaborazione con le altre parrocchie del territorio. Ci sarà la Via crucis parrocchiale e questo unisce le varie realtà. In questo territorio ci sono diverse confraternite, che sono una realtà religiosa che tende un po’ all’autonomia, ciascuno un po’ diverso dall’altro. Però si sta tentando sempre più di inserirsi in un contesto di gruppo.

 

Il gruppo ha un impegno operativo nel volontariato? Se sì, quale?

Noi siamo dei salesiani e ci occupiamo nello specifico dei giovani. Cerchiamo di venire incontro al mondo sia giovanile sia migrante con il servizio. Siamo presenti e offriamo qui a Santa Chiara un servizio con l’asilo del centro di infanzia con 55 bimbi fino ai 5 anni. Questo è anche un modo per dare una mano alle giovani famiglie che non trovano posto negli asili comunali. Spesso lavorano entrambi i genitori – specialmente le mamme lavorano sempre – e non possono accudire i bimbi. Si è scelto questo servizio per venire incontro proprio alle esigenze delle famiglie.

Siamo anche in collaborazione con la scuola Federico II, vicino l’Ucciardone e alla chiesa di Santa Lucia. A Santa Chiara c’è una sede distaccata dove si svolge in orario pomeridiano il percorso per il conseguimento del diploma di terza media per gli immigrati e per giovani che vogliono prendere il diploma.

Le attività che si svolgono qui a Santa Chiara sono svolte dai volontari. Ad esempio, ci sono delle persone che ci danno una mano per portare avanti l’asilo, ci sono alcune mamme e alcune ragazze che vengono come volontarie, oltre ad alcune operatrici di cui dobbiamo garantire la presenza. La maggior parte sono, però, persone che vengono come volontarie, anche quelle che ci danno una mano economica.

Oltre l’asilo e la scuola, ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 16.30, il nostro oratorio si apre per il doposcuola: ci sono una sessantina di ragazzi del doposcuola che frequentano la scuola elementare e media. Il pomeriggio continua: dalle 16.30 fino alle 19.30 ci sono le attività formative e ricreative dell’oratorio e diamo anche la possibilità ad un gruppetto di ragazzi della scuola superiore, dalle 16.30 alle 18.00, di studiare da noi. La maggior parte di questi ragazzi sono migranti di II generazione o di III generazione.

Santa Chiara fornisce, inoltre, dei servizi. Ci sono due sportelli di lavoro: il giovedì pomeriggio e la sera, con l’associazione Altri Avvocati, è attivo lo sportello di patrocinio legale gratuito. Collaboriamo poi con la ASP con uno sportello per le dipendenze da alcool e da droghe.

Svolgiamo poi una attività di formazione spirituale, prima di tutto con i nostri ragazzi e operatori. L’oratorio è una comunità che educa alla fede, con quel rispetto che bisogna avere per le fedi diverse. Frequentano l’oratorio ragazzi che sono figli di famiglie che appartengono a confessioni diverse. Ci sono musulmani, indù, ci sono culture diverse che fanno riferimento ad una cultura più animista. Abbiamo organizzato nel passato degli incontri di preghiera, dei momenti molto ampi di preghiera interreligiosa, ma soprattutto noi diamo qui la possibilità di pregare. Vengono qui a pregare gli induisti, i mauriziani, i bengalesi. Abbiano anche ospitato per giorni i senegalesi musulmani che non avevano una moschea e poi spesso la domenica accogliamo dei gruppi protestanti, evangelici che non hanno sede e vengono qui per la preghiera.

 

Quali sono i tratti essenziali  della esperienza di fede che vi caratterizza?

Nei gruppi formativi dei ragazzi proponiamo una visione di fede, una visione dell’uomo legata alla fede cristiana mediata dall’esperienza di don Bosco che vedeva una unione inscindibile tra educazione e fede. Il processo formativo educativo è un processo completo quando si apre al trascendente, alla relazione con Dio, con l’Assoluto. Al contrario non si può dire di avere una relazione con Dio e con l’Assoluto se non si ha una visione dell’uomo positiva, completa nelle sue varie dimensioni: la dimensione del gioco, dell’impegno sociale, la dimensione dell’impegno nello studio. Sono tutte delle strade che portano ad una piena maturazione della fede.

Questo percorso educativo nell’esperienza nostra salesiana, tramite l’esperienza di don Bosco è fondamentale. Don Bosco non ha risposto a bisogni e basta. Diciamo che, nell’emergenza e nell’urgenza, soddisfare i bisogni è ciò che è più immediato, però don Bosco ha capito che tutto va inserito in un’esperienza educativa completa. Bisogna pensare che il processo educativo non è un processo breve e nell’educazione questo è fondamentale, perché non puoi pretendere tutto e subito. Bisogna avere la pazienza anche dei tempi di attesa del ragazzo, a maggior ragione oggi dove c’è una realtà molto frammentata.

E’ importante capire qual è la prospettiva, quale la direzione, il senso da raggiungere nell’educazione dei ragazzi. L’attività educativa diventa lo strumento attraverso cui raggiungere il ragazzo e capire qual è il suo impegno, capire cosa possono fare da grandi, dargli degli strumento per potere essere autonomi nelle scelte, altrimenti non si raggiungono dei risultati.

 

Qual è l’iniziativa che vorreste realizzare insieme ad altri gruppi e\o parrocchie?

Più che attività ciò che manca, a parer mio, è una pastorale giovanile d’Italia, un progetto di pastorale giovanile d’Italia. Non basta fare solo le attività, ci vuole un progetto organico giovanile. L’attività pastorale è già nella progettazione della pastorale.

 

Cosa ritenete urgente per risolvere o affrontare i problemi, se ce ne sono, della città di Palermo?

E’ un argomento enorme e molto scottante. Quello che secondo me è urgente è che una volta per tutta i politici e i funzionari facciamo i ministri della gente, si mettano a servizio delle persone e non del partito; devono smettere di chiudersi in alcune cerchie di interessi privati.

Per fare questo ci vuole una conversione totale. Perché mancano i soldi? Perché c’è la difficoltà di saper gestire e amministrare, perché i soldi ci sono stati fino a qualche mese fa. L’UE ha dato dei fondi e la Sicilia non li ha saputi gestire. Poi c’è una burocrazia che sta cristallizzando l’attività sociale. Il mondo sociale, l’attenzione sociale è cristallizzata da politici e da funzionari che non sbloccano queste situazioni per la gente.

Inoltre bisogna intervenire con forza nel dare la speranza del lavoro ai giovani. Bisogna investire sullo sviluppo. Se non c’è lavoro è finita e, se i giovani non lavorano, è finita. La politica e l’amministrazione devono essere a servizio della gente.

 

Cosa ritenete urgente per risolvere o affrontare i problemi, se ce ne sono, della chiesa di Palermo?

Non conosco molto l’ambiente ecclesiale palermitano, sono da poco qui, sono stato tre anni al Ranchibile, devo dire molto legato all’aspetto nostro dell’educazione, della scuola e poco partecipe, ahimè, alla cose della Chiesa. Però da quel poco che percepisco direi che è urgente che i pastori siano più vicini alla gente e quando parlo di pastori parlo di tutti, dal Vescovo al Cardinale all’Arcivescovo, che devono dare l’esempio e devono fare visita al loro popolo. La Chiesa deve uscire ad incontrare la gente; non solo i presbiteri, anche i laici che collaborano con i presbiteri. Si deve incontrare la gente non solo in Chiesa; la gente non viene più in Chiesa. La gente non si vede incontrata sul suo spazio vitale, che è la casa, la piazza, le vie della città. Bisogna conoscere le persone, anche partendo dalla benedizione delle case che spesso non si fa più, uscire dalle chiese e andare incontro.

 

Secondo lei, quando si parla di cultura cosa si intende?

Cultura è qualcosa di importante, di fondamentale, che ci fa crescere, che crea sviluppo, crea autonomia, crea anche possibilità di riscatto. Cultura non è soltanto l’aspetto informativo, è come se l’insegnante entra in classe e informa gli alunni di una formula matematica e manca il contesto, la didattica, l’esperienza di vita, un progetto educativo, potrei benissimo collegarmi ad internet e cercare le informazioni che voglio.

Se l’informazione è la cosa più importante della cultura, non ho bisogno di andare in classe e non c’è bisogno di incontrarmi con gli altri, potrei fare tutto da casa. Il discorso dello stare insieme, del confrontarsi sull’aspetto problematico, l’idea dell’altro, l’incontro è cultura, l’incontro di religioni diverse è cultura, l’incontro di visioni diverse di vita è cultura, di tradizioni diverse. E’ questo ciò che fa crescere il mondo. La cultura non si limita all’informazione.

 

Intervista di Luciana De Grazia

 

 

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