Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

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« Forse già in questi giorni si preparano nuovi presidi, nuove illusioni storiche, nuove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla parola di Dio e sull’Evangelo!… La Chiesa stessa, se non si fa più spirituale, non riuscirà ad adempiere la sua missione e a collegare veramente i figli del Vangelo! »

(Giuseppe Dossetti, 1994)

 

INIZIATIVE PER IL CENTENARIO

 

 

Fonte WIKIPEDIA

Giuseppe Dossetti (Genova, 13 febbraio 1913 – Oliveto di Monteveglio, 15 dicembre 1996) è stato un presbitero, giurista, politico e teologo italiano.

Politica e antifascismo

Da giovane si iscrisse all’Azione Cattolica e collaborò con don Dino Torreggiani nelle attività dell’oratorio don Bosco di Reggio Emilia, a soli ventuno anni si laureò in giurisprudenza presso l’Università di Bologna trasferendosi poi per il suo perfezionamento negli studi presso l’Università Cattolica di Milano, dopo aver vinto una borsa di studio presso il Collegio Augustinianum. Animato da profonde convinzioni politiche e morali, antifascista, partecipò alla Resistenza con il nome di “Benigno” e divenne Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Reggio Emilia, anche se rifiutò sempre di usare le armi.

Alla fine del fascismo, divenne professore incaricato di Diritto ecclesiastico all’Università di Modena (allora non esisteva alcuna sede a Reggio Emilia). La sua carriera politica fu poi rapidissima: nel 1945 divenne vicesegretario della Democrazia Cristiana e, il 2 giugno 1946 fu eletto alla Costituente, di cui fu uno dei membri più attivi. Nello specifico fece parte della cosiddetta Commissione dei 75, che elaborò la prima bozza della Costituzione, e della prima Sottocommissione che aveva come compito i “diritti e doveri dei cittadini”. Sempre nel 1946, con Amintore Fanfani, Giorgio La Pira e Giuseppe Lazzati (definiti, non senza una punta di disprezzo, i “professorini”), fondò l’associazione Civitas Humana.

Decise di non ricandidarsi alle elezioni del 1948 e tornò sulla sua decisione solo per obbedire alla volontà del papa Pio XII. trasmessagli da monsignor Montini (poi Papa Paolo VI). All’interno della D.C. le posizioni di Dossetti, improntate ad un ideale evangelico, si contrapposero quasi inevitabilmente a quelle decisamente pragmatiche di Alcide De Gasperi. Contrario all’ingresso nella NATO, in cui vedeva la riproposizione di pericolose contrapposizioni internazionali, favorevole a riforme sociali che favorissero gli strati più poveri del paese, Dossetti si presentò al Congresso del partito tenutosi nel luglio 1949 con oltre un terzo dei consensi.

La contrapposizione con De Gasperi fu netta; Dossetti accettò nel 1950 la sfida del suo avversario e tornò a coprire la carica di vicesegretario del partito. In questi anni si impegnò a fondo per la realizzazione di grandi riforme che videro luce negli anni successivi: quella agraria, quella tributaria, l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno. Abbandonò la politica attiva nel 1951 e vi fece solo una brevissima riapparizione nel 1956 per concorrere, senza successo, alla poltrona di sindaco di Bologna, nel cui consiglio comunale siederà per i due anni successivi.

Il monaco

Nel frattempo, il 6 gennaio 1956, pronunciò dei voti religiosi dopo che, pochi mesi prima, le autorità ecclesiastiche avevano dato la loro approvazione alla regola della comunità monastica della “Piccola Famiglia dell’Annunziata”, da lui fondata e basata su “silenzio, preghiera, lavoro e povertà”. In seguito Dossetti, già terziario francescano, ricevette, esattamente tre anni dopo i voti, l’ordinazione sacerdotale. Non riuscendo a sanare il suo contrasto con De Gasperi, Dossetti, convinto che si dovesse operare una scelta radicale fra chi voleva una politica di ispirazione cristiana, ma che tenesse conto dei condizionamenti sociali e chi voleva invece una testimonianza radicale cristiana che anche in politica non si allontanasse da quella radicalità, si dimise dalla DC e anche da deputato nel 1951.

Lasciati gli amici ancora convinti di operare in politica a lavorare con Amintore Fanfani nella nuova corrente di sinistra della DC, Dossetti si ritirò a Bologna dove fondò un centro di studi teologici autonomo (inizialmente denominato “Centro di Documentazione”, in seguito “Istituto per le Scienze Religiose”). In questa fucina intellettuale, in cui operarono alcuni giovani discepoli che aveva chiamato accanto a sé (Giuseppe Alberigo, Paolo Prodi, Boris Ulianich), egli avviò ricerche specialmente sul Concilio di Trento, considerato un grande momento di svolta nella vita della cristianità. Seguendo le ricerche fra le altre dello storico tedesco Hubert Jedin, Dossetti respinse l’idea che il concilio di Trento fosse una “contro-riforma” in opposizione a quella protestante, mostrando come invece si trattasse del versante ortodosso dal punto di vista della Chiesa di Roma di quello stesso movimento di riforma che aveva scosso la Chiesa fra XV e XVI secolo (la cosiddetta “riforma cattolica”). Partendo da queste riflessioni cominciò a maturare l’idea che fosse necessario un nuovo Concilio con cui la Chiesa riflettesse a fondo sulla sua natura peculiare, dopo le deviazioni di tipo istituzionalistico e gerarchico che l’avevano condizionata nella sua contrapposizione ai movimenti storici del XVIII, XIX e prima metà del XX secolo.

Nel 1956 Dossetti interruppe brevemente la sua nuova attività di studioso per obbedire al cardinale Giacomo Lercaro arcivescovo di Bologna, che lo voleva candidato nella campagna amministrativa per il Comune nel tentativo di strappare la città al governo del PCI. Dossetti, che non credeva a questa possibilità, si batté però con molta forza sfidando il PCI da sinistra, tanto che Indro Montanelli nei suoi reportage ne parlò come di un moderno Savonarola. Sconfitto alle elezioni, Dossetti restò per poco tempo in Consiglio Comunale, per dimettersi nel 1957, avendo deciso di farsi ordinare sacerdote dal cardinale Giacomo Lercaro di cui stava diventando il collaboratore più importante. Oltre che sacerdote, Dossetti si fece Monaco, creando una sua istituzione di natura diocesana, la “Piccola Famiglia dell’Annunziata”.

Negli anni sessanta partecipò ai lavori del Concilio Vaticano II come collaboratore del cardinale Lercaro e la sua opera principale fu la trasformazione del Regolamento dei lavori del Concilio, sottraendolo al controllo della Curia Romana per metterlo nelle mani di quattro “moderatori” (uno dei quali era il card. Lercaro), tutti di orientamento aperto e riformatore. Come segretario dei moderatori Dossetti esercitò una vastissima attività di regista di molti interventi della componente progressista. Negli anni la comunità da lui fondata si espanse: dalla prima sede nei pressi di Bologna, alla Terrasanta, dalla Giordania a Casaglia di Monte Sole, frazione di Marzabotto, che negli anni della guerra era stata teatro di un eccidio nazista (il massacro di Marzabotto).

Tornò sotto i riflettori della stampa nel 1994, quando espresse pubblicamente la sua preoccupazione per i propositi di stravolgimento della Costituzione repubblicana, che da vari ambienti politici venivano espressi con sempre maggiore chiarezza e radicalità. Sorsero in tutta Italia associazioni e circoli in difesa della Costituzione che si rifecero al messaggio lanciato dal vecchio sacerdote. La caduta del primo governo Berlusconi e il fallimento di quel disegno affievolirono l’attenzione intorno al movimento in difesa della Costituzione. Dossetti morì due anni dopo, il 15 dicembre 1996 e fu sepolto insieme ai martiri dell’eccidio nel piccolo cimitero di Casaglia di Monte Sole.

 

 

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