Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

 

 

 

Che Paese meraviglioso è l’Italia! Non ha uguali al mondo. Qui tutto può ricominciare sempre da capo, come se nulla fosse mai successo. Prendete la notizia di questi giorni: il comandante Francesco Schettino – quello della nave da crociera “Concordia”, vi ricordate? – ha dichiarato di essere pronto a ritornare al comando di un altro bastimento. Un anno fa, all’indomani del naufragio della “Concordia”, chiunque avrebbe detto che la sua brillante carriera era finita. E invece no! Malgrado le insinuazioni malevole della stampa – il suo avvocato ha parlato con indignazione di una “condanna mediatica” -, malgrado le solite persecuzioni di una magistratura evidentemente prevenuta nei confronti dei comandanti di origine sorrentina, che lo accusa addirittura di “omicidio colposo plurimo” (già, ci furono 30 morti, ma mica li aveva uccisi lui!), malgrado la campagna di odio scatenata dai suoi nemici contro la sua persona, Schettino è ancora qui, in prima linea, pronto a firmare un contratto che lo riporti alla guida di una nuova “Concordia”.

E intanto comincia facendo ricorso contro il licenziamento da parte della compagnia armatrice, contestando che esso abbia una “giusta causa”. Ma quale giusta causa! Per una manovra che, per futili motivi, ha fatto uscire la “Concordia” dalla rotta prestabilita, provocando l’affondamento della più grande nave passeggeri che sia mai naufragata nella storia della navigazione? Ma quella manovra, si sa, la facevano tutti i comandanti. Certo, questa volta è andata male, ma che c’entra?

Per essersi distratto, dicono alcune voci, dietro a una bionda moldava fatta imbarcare all’ultimo momento? Solo voci. E poi quelle sono questioni private! Adesso bisogna licenziare e processare tutti i comandanti che hanno relazioni extraconiugali? E comunque, con quella ragazza lui non aveva fatto assolutamente nulla di male.

Per avere mentito, secondo l’accusa della compagna armatrice, all’addetto della stessa compagnia e all’equipaggio, minimizzando l’accaduto? Ma (anche se gli altri lo hanno sentito) lui non aveva mai detto che la situazione era sotto controllo!

Per avere abbandonato la nave al momento del naufragio, lasciando a se stessi l’equipaggio e i passeggeri? Sì, c’è la famosa registrazione del dialogo via radio tra la capitaneria di porto di Livorno e il comandante, in cui il responsabile della capitaneria, esasperato (e scadendo anche nel turpiloquio: su questo sì che ci vorrebbe un’inchiesta!) intimava a Schettino di risalire a bordo e questi rispondeva che stava coordinando le operazioni da una lancia di salvataggio per renderle più efficaci. Ma quel funzionario della capitaneria (un graduato della marina anche lui) evidentemente non voleva capire che lui sulla lancia c’era finito solo perché era inciampato ed c’era caduto dentro, non certo per viltà, e che comunque in quella difficile congiuntura, ben lungi dal disinteressarsi dei passeggeri, con la sua perizia e la sua dedizione aveva salvato migliaia di vite.

Ma quale giusta causa! Sono motivi, questi, per licenziare un bravo comandante? I periti dicono il contrario? Ma si sa cosa vale la pretesa scientificità degli esperti. Che poi all’estero abbiano considerato questa vicenda tragicamente grottesca, fino al punto di utilizzare il cognome “Schettino” come un epiteto squalificante, prova solo che c’è un complotto internazionale contro l’Italia e costituisce un’indebita intromissione nelle faccende di casa nostra.

E allora, forza capitano! Gli italiani sono pronti a crederti o a dimenticare quello che non possono proprio credere. Avanti con un nuovo contratto, ancora una volta al comando, verso un nuovo naufra… – pardon, verso un nuovo entusiasmante viaggio, che solo nel nostro bel Paese, fra tutti quelli del mondo, sarebbe stato possibile.

Giuseppe Savagnone

 

 

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