Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

La rivincita del cardinale Ravasi

di Sandro Magister

 

CITTÀ DEL VATICANO, 18 ottobre 2012 – “Il cardinale Gianfranco Ravasi è l’ecclesiastico più interessante della Chiesa cattolica?”. La domanda, con un punto interrogativo più retorico che reale, è il titolo di un recente post del rinomato vaticanista statunitense John L. Allen:

http://ncronline.org/blogs/ncr-today/ravasi-most-interesting-man-church

In effetti il porporato è tra i più noti e benvoluti nel circuito dei media non solo italiano ma internazionale.

In Italia articoli con la sua firma, oltre che sui media cattolici, appaiono frequentemente su importanti quotidiani laici come il “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore”, “Il Messaggero” e sul settimanale “L’Espresso”, senza contare la sua ininterrotta presenza sul canale televisivo Canale 5 e nel vasto mondo di twitter.

 

La notorietà di Ravasi si è molto accresciuta a livello internazionale grazie agli eventi del Cortile dei Gentili, che egli ha organizzato, sempre sotto l’occhio benevolo della stampa, anche in metropoli profondamente secolarizzate come Parigi o Stoccolma.

Il Cortile dei Gentili “ha lo scopo di creare uno spazio neutrale d’incontro tra credenti e non credenti”: così si legge nel suo sito ufficiale. E l’ultima sua puntata, che ha beneficiato tra l’altro della presenza del presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano, si è svolta ad Assisi il 5 e 6 ottobre.

Per Ravasi essa ha avuto il sapore di una rivincita.

Nel 2005, infatti, Ravasi – all’epoca semplice sacerdote dell’arcidiocesi di Milano, docente di Sacra Scrittura e prefetto della Biblioteca Ambrosiana – era seriamente in corsa per diventare il vescovo della città natale di san Francesco.

A suo favore c’erano i vertici della conferenza episcopale italiana i quali, per valorizzare al meglio le sue eccellenti capacità oratorie, volevano metterlo alla testa della prestigiosa diocesi per farlo diventare la voce più in vista della Chiesa italiana nella pubblica piazza, un ruolo che fino ad allora era stato brillantemente svolto dall’ormai troppo anziano cardinale Ersilio Tonini.

 

Ma l’operazione fallì. E non tanto a causa del parere negativo sulla sua nomina espresso dall’arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini (a dispetto della fama di fervente “martiniano” di cui Ravasi gode tuttora), ma principalmente per l’opposizione ferma di un altro porporato che lo conosceva di persona fin dai tempi del seminario, il cardinale Attilio Nicora.

Sia Nicora che Ravasi, infatti, sono stati compagni di studi nel seminario dell’arcidiocesi di Milano, a Venegono Inferiore, e poi ospiti a Roma del Pontificio Collegio Lombardo. Ma mentre il primo era all’epoca il pupillo del cardinale “conservatore” Giovanni Colombo che nel 1977 lo volle come suo ausiliare a Milano, il secondo era invece discepolo spirituale del frate servita David Maria Turoldo, una delle figure più rappresentative del cattolicesimo progressista italiano, sia prima che dopo il concilio Vaticano II.

Nella congregazione per i vescovi, la discussione sulla candidatura di Ravasi ad Assisi si svolse il 16 giugno 2005, quando Benedetto XVI era papa da soli due mesi.

E a far accantonare la sua candidatura contribuì un suo articolo pubblicato sul “Sole 24 Ore” del 31 marzo 2002 in occasione della Pasqua, che durante la discussione fu mostrato ai presenti. Più che il testo fu il titolo dato dal giornale all’articolo, con riferimento a Gesù, “Non è risorto, si è innalzato”, a provocare il pollice verso della congregazione.

Ravasi infatti era da tempo sotto sospetto, a Roma, per la sua esegesi ritenuta troppo debitrice alle teorie demitizzanti del protestante Rudolf Bultmann. Ne è prova quanto scriveva nel giugno 1995 sulla rivista “30 Giorni” un biblista molto stimato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, il gesuita belga Ignace de la Potterie, riguardo a un paio di articoli scritti in precedenza da Ravasi.

“Utilizzando un tono ironico”, scriveva de la Potterie di Ravasi, “egli sembra negare la possibilità di raggiungere la realtà storica di Gesù”.

Insomma, nel 2005 la carriera ecclesiastica di Ravasi sembrava doversi fermare al pur prestigioso incarico di prefetto della Biblioteca Ambrosiana.

Ma non è stato così. Proprio con Benedetto XVI, complice la grande considerazione che il nuovo cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone, nominato nel settembre 2006, nutriva nei suoi confronti, per Ravasi si sono spalancate le porte non solo dell’episcopato ma del cardinalato, con un incarico di rilievo in curia.

Nel 2007 Ravasi fu chiamato a scrivere i testi delle meditazioni per la Via Crucis papale del Venerdì Santo, al Colosseo. E il 3 settembre dello stesso anno Benedetto XVI lo nominò arcivescovo e presidente del pontificio consiglio della cultura.

Contestualmente, Ravasi fu nominato presidente anche di due commissioni pontificie, quella per i beni culturali della Chiesa e quella per l’archeologia sacra. E in queste vesti assunse la carica di presidente del consiglio di coordinamento fra le accademie pontificie.

 

Inoltre, fu annoverato tra i membri della “Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon”. Della quale era già membro “il letterato Sig. Armando Torno”, responsabile delle pagine culturali del “Corriere della Sera”, il giornalista che più pubblicizza tutta la poliedrica attività di Ravasi.

In questi nuovi incarichi Ravasi ha trasfuso la sua eccezionale bravura di creatore di eventi dall’alto impatto mediatico, culminati appunto nella serie di incontri del Cortile dei Gentili. Incontri che, partiti da una intuizione di Benedetto XVI nel 2009, sono stati messi in pratica da Ravasi con una impronta molto personale.

Ma Ravasi ha dato prova anche di una spiccata abilità di manovra sullo scacchiere della curia romana. Gli organismi da lui presieduti hanno visto infatti un singolare moltiplicarsi di cariche e funzioni, determinato dalla necessità di trovare una collocazione per quegli ex dirigenti che hanno dovuto far posto ai nuovi entrati.

Così il 4 dicembre 2007, onde far posto alla nomina di Antonio Paolucci a direttore dei musei vaticani, l’uscente Francesco Buranelli diventò il primo laico ad essere nominato segretario della commissione per i beni culturali della Chiesa (carica comunque destinata a scomparire con l’accorpamento di questa commissione nel pontificio consiglio della cultura, come stabilito da un motu proprio pontificio annunciato da “L’Osservatore Romano” del 18 ottobre 2012).

Il 18 luglio 2009, onde permettere la nomina di monsignor Giovanni Carrù a segretario della commissione di archeologia sacra, per l’uscente Fabrizio Bisconti fu creata la carica di sovrintendente archeologico delle catacombe.

L’11 novembre 2011, poi, al pontificio consiglio della cultura è arrivata la nomina alla nuova carica di “delegato” del vescovo portoghese Carlos Alberto de Pinho Moreira Azevedo, ausiliare di Lisbona ai ferri corti col suo patriarca. Una carica che si è andata a sovrapporre a quella del segretario dello stesso dicastero, nominato il 3 dicembre 2009 nella persona del beninese Barthélemy Adoukonou, uno degli ex allievi di Joseph Ratzinger quand’era professore di teologia.

Il grande dinamismo di Ravasi – che comprende anche la gestione dell’annunciata e inedita partecipazione del Vaticano con un proprio stand alla prossima Biennale di Venezia – non ha mancato di creare malumori in quella parte della curia romana che non ha mai digerito il suo arrivo a Roma. E così nel 2008, quando Ravasi scrisse una prefazione a un’edizione illustrata del “Gesù di Nazareth” di Benedetto XVI, ci fu chi disseppellì le vecchie critiche fatte a suo tempo da padre de La Potterie e puntò il dito accusatore contro il modo con cui Ravasi aveva citato una frase del papa:

http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.it/2008/10/giallo-sullintroduzione-di-ravasi-al.html

Ma furono solo innocue punture di spillo. Il 20 novembre 2010 Ravasi è stato creato cardinale. E per diventare “papabile” nemmeno ha dovuto aspettare la berretta rossa. Il vaticanista John Allen l’aveva insignito di questo titolo già nel maggio del 2008.

I tifosi di Ravasi “papabile” appaiono più numerosi nelle direzioni e nelle redazioni dei giornali che all’interno del collegio cardinalizio che eleggerà il futuro papa, in un conclave che nulla fa presagire vicino.

Intanto però Ravasi si è preso una bella rivincita ad Assisi. Una rivincita che ha un sapore particolare anche perché il legato pontificio della basilica di san Francesco è, guarda caso, proprio il suo irriducibile oppositore, il cardinale Nicora.

 

Da http://chiesa.espresso.repubblica.it/ del 18.10.2012

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350345

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