Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Convegno di Studi Cattolici Concilio Vaticano II: Tradizione o Rivoluzione?

Alle radici della crisi nella Chiesa

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Convegno di Studi Cattolici di Rimini

da venerdì 19 a domenica 21 ottobre 2012

 

A cinquant’anni dal concilio si può dire che alcune cose stanno cambiando all’interno della Chiesa. Il Motu proprio Summorum Pontificum ha permesso a diversi sacerdoti di riscoprire la S. Messa tradizionale, e questo li porta spesso ad iniziare un percorso che li conduce a comprendere la profonda crisi dottrinale che sta attraversando la Chiesa, fino a riscoprire nella sua integrità tutta la dottrina tradizionale.

Viceversa le forze moderniste che sono all’origine della rivoluzione attuale, vogliono conservarne i principi generatori. Allora operano perché questo percorso si arresti unicamente all’aspetto liturgico o ancora peggio “rubricistico”, in modo che non si giunga a tutte le conseguenze che la celebrazione della S. Messa tradizionale porta in sé. Quando infatti la rivoluzione non può impedire una resistenza, cerca di incanalarla cosicché non possa intaccare i principi che l’hanno generata; sono ritirate strategiche, a volte rese necessarie dalle circostanze, che servono per recuperare coloro che ancora resistono all’uno o all’altro aspetto dei suoi sconvolgimenti. Due passi avanti ed uno indietro, questa è la sua tattica.

 

Così la Rivoluzione francese: dal terrore giacobino si trasforma in rivoluzione borghese con il Direttorio, poi tende la mano alla Chiesa con Napoleone, quindi apre le porte alla monarchia nella pseudo restaurazione del 1815… senza però rinunciare ai germi che la alimentano.

Oggi ciò che può soffocare la buona reazione di tanti sacerdoti e laici che si sono avvicinati alla Tradizione della Chiesa tramite la liturgia, sono coloro che limitano la resistenza cattolica alla messa tradizionale… accettando però in via di principio come “rito ordinario” la messa moderna, di chiara ispirazione protestante, e cercando di incanalare la reazione tradizionalista sotto l’autorità di Vescovi acquisiti all’ideologia conciliare: un sussulto autenticamente cattolico e controrivoluzionario si trasforma così in un pezzo da museo. Nel vasto Pantheon ecumenico post-conciliare, c’è posto per tutti, anche per gli amanti della vecchia liturgia… purché non mettano in discussione la nuova messa ed accettino le novità del Concilio. Concilio che conteneva già in germe la riforma liturgica e la crisi che si rivelò nel post-concilio, benché tutti i Padri celebrassero allora unicamente la messa tradizionale. Per una vera restaurazione delle Chiesa non ci si può accontentare di condannare gli eccessi, facendo però quadrato intorno ai principi che hanno generato la crisi!

Per questo il dibattito essenziale oggi è proprio sul Concilio: è necessario approfondirne i testi, mettere in rilievo gli errori che vi sono penetrati, evidenziarne le conseguenze dirette nella riforma liturgica, nella scristianizzazione della società, nella morte dello spirito missionario. Soltanto il rigetto degli errori conciliari ed il ritorno al magistero tradizionale, potranno liberare le forze soprannaturali della Chiesa per rigenerare le anime e la società tutta intera.

A ciò, anche quest’anno, il nostro Convegno vuole portare il suo contributo e vi invitiamo a partecipare numerosi.

 

Dal sito della Fraternità San Pio X, distretto Italia

http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=722:concilio-vaticano-ii-tradizione-o-rivoluzione&catid=35:info-sulla-fsspx&Itemid=123

 

[N.D.R.

E’ bene ricordare che il 21 gennaio 2009 Benedetto XVI ha rimesso la scomunica ai Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X mediante un decreto della Congregazione per i vescovi, accogliendo una lettera di Bernard Fellay del 15 dicembre 2008 in cui il Presule dichiarava a nome della Fraternità: «siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione».

La remissione della scomunica era accompagnata dall’auspicio che si aprisse una prospettiva di piena comunione fra la Chiesa cattolica e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, scongiurando lo scisma in atto e lo scandalo della divisione.

Il 2 luglio 2009 papa Benedetto XVI è tornato sulla questione della posizione canonica della Fraternità, con il motu proprio Ecclesiae unitatem: dopo aver ricostruito il processo di parziale riavvicinamento, il pontefice sostiene che «le questioni dottrinali, ovviamente, rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero».

Il 14 settembre 2011 al termine di un’udienza tra i vertici della Congregazione per la Dottrina della Fede e i vertici della Fraternità, la Santa Sede ha annunciato di aver sottoposto alla Fraternità un Preambolo Dottrinale di accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero successivo. L’eventuale accettazione di tale Preambolo sarebbe premessa per il riconoscimento canonico della Fraternità e per l’esame teologico di alcune espressioni o formulazioni dei testi del Concilio Vaticano II e del magistero

Il 16 marzo 2012 la Sala Stampa della Santa Sede ha diramato un comunicato nel quale si dichiara che il Papa Benedetto XVI ritiene la risposta del superiore della fraternità san Pio X «non sufficiente a superare i problemi dottrinali che sono alla base della frattura tra la Santa Sede e detta Fraternità».]

 

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