Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Giorgio Gusella

Giorgio Gusella

Laureato in Scienze Agrarie e Forestali presso il Dipartimento di Scienze Agrarie a Forestali dell'Università degli Studi di Palermo, ha conseguito la laurea magistrale in Medicina delle Piante presso il Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". È un membro della comunità cristiana "Exodos".
Giorgio Gusella

Gli insetti sulla tavola dei cittadini europei, e in special modo su quella degli italiani, sembrava uno scenario lontano e fantascientifico, e invece tra poco più di un mese sarà realizzabile.

Dall’1 gennaio 2018 entrerà in vigore il nuovo Regolamento UE n. 2015/2283 del 25 Novembre 2015 relativo ai cosiddetti novel food.

Per novel food s’ intende un categoria di “nuovi alimenti” che secondo il precedente Regolamento n. 258/97 si riferiva a: “prodotti o ingredienti alimentari con una struttura molecolare primaria nuova o volutamente modificata; prodotti o ingredienti alimentari costituiti o isolati a partire da microrganismi, funghi o alghe; prodotti o ingredienti alimentari costituiti da vegetali o isolati a partire da vegetali e ingredienti alimentari isolati a partire da animali; prodotti e ingredienti alimentari sottoposti ad un processo di produzione non generalmente utilizzato, che comporta nella composizione o nella struttura dei prodotti o degli ingredienti alimentari cambiamenti significativi del valore nutritivo, del loro metabolismo o del tenore di sostanze indesiderabili”. Insomma, in linea generale, ci si riferiva agli alimenti il cui utilizzo non era largamente e tradizionalmente diffuso nell’Unione Europea prima del 15 maggio 1997.

Si ricorda, ai fini di una corretta discussione sui novel food, che gli organismi geneticamente modificati (OGM), in origine parte del Regolamento del 1997, presentano oggi una propria legislazione.

Il nuovo Regolamento del 2015 sui novel food apporta oggi delle importanti novità. La prima delle quali rappresenta lo snellimento dell’iter di approvazione dei nuovi alimenti e delle fasi di processo. Secondo il vecchio Regolamento il richiedente inoltrava la domanda allo Stato membro e quest’ultimo alla Commissione che confidava nell’organismo scientifico nazionale (per l’Italia la Commissione Unica per la Dietetica e la Nutrizione CUDN) per la valutazione del rischio. Oggi il nuovo Regolamento del 2015 fa sì che il richiedente possa inoltrare la domanda direttamente alla Commissione che si rivolge all’ Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (AESA o EFSA) per l’analisi del rischio. Importante è ricordare che i principi dell’immissione dei novel food secondo l’articolo 7 sono gli stessi del precedente Regolamento e quindi: “In base alle prove scientifiche disponibili, l’alimento non presenta un rischio di sicurezza per la salute umana; l’uso previsto dell’alimento non induce in errore i consumatori, in particolare nel caso in cui l’alimento è destinato a sostituire un altro alimento e vi è un cambiamento significativo nel suo valore nutritivo; se l’alimento è destinato a sostituire un altro alimento, non ne differisce in maniera tale da rendere il suo consumo normale svantaggioso per il consumatore sul piano nutrizionale”.

La seconda grande novità è rappresentata dall’inserimento all’interno dei novel food degli “insetti interi e le loro parti”.

Gli insetti rappresentano per più di due miliardi di persone al mondo un alimento diffuso e parte di una tradizione alimentare ben consolidata.

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Al di là delle personali reticenze e sentimenti contrastanti di ciascuno di noi difronte la possibilità di sedersi a tavola per mangiare grilli, cavallette e camole della farina, già largamente consumati da tempo in Belgio e Olanda, è importante fare una riflessione sulle ragioni che spingono ormai da tempo la FAO nella promozione degli edible insects (insetti commestibili) per i Paesi occidentali.

Dai documenti della FAO sull’entomofagia (l’uso degli insetti a scopo alimentare) appare chiaro che le motivazioni principali che giustificano una tale campagna promozionale sono sicuramente di natura ambientale. La parola sostenibilità che investe trasversalmente diversi settori delle scienze e della tecnologia, nel campo delle scienze agrarie e alimentari è definita come l’impiego di mezzi e tecniche di produzione che rispettino le risorse limitate, come suolo e acqua, così da garantirle anche alle generazioni successive. È proprio la sostenibilità legata all’allevamento degli insetti e alla loro natura che garantirebbe il risparmio di quelle preziose risorse limitate. Il metabolismo di questi animali garantisce, ad esempio, un grande risparmio di acqua nelle fasi di allevamento se confrontato con quella necessaria per l’allevamento dei bovini o degli altri animali da reddito.

La popolazione mondiale è in aumento e a questo andamento si dovrà di certo affiancare un’adeguata disponibilità alimentare. L’idea di una popolazione mondiale in crescita collide con quella di un contemporanea crescita degli allevamenti di bestiame. Gli estesissimi feedlots (allevamenti intensivi di animali da reddito) sono difficili da immaginare come ambienti in espansione capaci di ospitare sempre più animali. La FAO pertanto insiste anche sui vantaggi garantiti dall’allevamento degli insetti, i cui spazi, ovviamente, risultano molto più contenuti e i cui input necessari per condurre un allevamento competitivo sono di certo molto più vantaggiosi.

Ad attrarre l’attenzione su questi piccoli esseri e sul loro utilizzo per l’alimentazione umana è sicuramente l’efficienza della conversione nutrizionale, ovvero la capacità di convertire il mangime in peso corporeo, e gli aspetti nutrizionali per l’uomo. Per il primo punto è bene evidenziare come gli insetti posseggano, grazie alla natura a sangue freddo, un alto indice di conversione. Bastano 2 Kg di mangime per ottenere 1 Kg di peso, mentre un bovino necessita di 8 kg di mangime per 1 Kg di peso.

Numerosi sono i vantaggi nutrizionali. La FAO ricorda che gli insetti garantiscono alte percentuali in proteine di alta qualità, acidi grassi, fibre e micronutrienti quali rame, ferro, magnesio, manganese, fosforo, selenio e zinco.

Gli aspetti nutrizionali ottimali derivanti dal consumo di insetti variano per i diversi Ordini e per le singole specie, così come in base al substrato su cui vengono allevati, all’alimentazione e al ciclo di sviluppo.

Insomma così piccoli ma in grado di offrire molto, tanto che la FAO è pienamente impegnata nella promozione dell’entomofagia, anche e soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, per i quali, oggi, non sono immaginabili gli stessi processi e impianti produttivi in campo agricolo e alimentare dei Paesi occidentali.

Ancora tanto c’è da studiare al riguardo, soprattutto riguardo gli aspetti nutrizionali di questo alimento, ma i dati sino ad ora raccolti ed elaborati sono incoraggianti.

Il rischio di trasmissione di zoonosi (malattie trasmesse dagli animali all’uomo come l’H1N1 o la BSE) sembra molto basso e le raccomandazioni sulla preparazione degli insetti per scongiurare la comparsa di batteri pericolosi non sembrano differire da quelle in uso per la preparazione della carne o del pesce.

Non tutte le specie di insetti sono di certo commestibili e tanto si sta studiando per comprendere sempre meglio quali specie siano ottimali per l’alimentazione umana.

Di certo dal nuovo anno non vi saranno pacchi di cavallette e grilli a sostituire la pasta nei nostri supermercati, e anche la paura di coloro che vedono con l’arrivo degli insetti l’usurpazione di cibi di qualità di cui l’Italia è portatrice nel mondo mi sembra alquanto infondata.

Le porte dell’Italia si sono ormai da tempo aperte a fenomeni d’oltreoceano come i fast food e il pesce crudo e non sembra di certo che tutto questo abbia comportato la fine dei numerosi ed eccellenti marchi DOP e IGP che il mondo ci invidia.

Ritengo che una corretta riflessione debba essere fatta tenendo conto da un lato della lunga e storica tradizione che portiamo avanti, da custodire e promuovere come segno distintivo di un patrimonio tipico e unico, senza escludere dall’altro lato l’apertura all’innovazione e alle pratiche che, quando hanno alla loro base una validità scientifica, sono in grado di aiutarci a comprendere che possiamo fare ancora tanto affinchè anche le generazioni successive possano avere su questa Terra le stesse possibilità dei loro padri.

Diceva il premio Nobel per la pace Norman Borlaug: «Il cibo è il diritto morale di chiunque sia nato su questa Terra».

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