Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Andrea Volpe

Andrea Volpe

Di professione ingegnere. Poi dottore in Teologia Dogmatica, Sezione Studi Biblici, titolo conseguito presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia. Socio presso Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale (ATISM). Socio Ordinario presso Associazione Biblica Italiana (ABI). Impegnato nelle attività pastorali della Diocesi di Palermo.
Andrea Volpe

I
n un’intervista rilasciata a Radio Vaticana il 25/7/2017 mons. Gilfredo Marengo ha confermato l’istituzione di una commissione con il compito di reperire negli archivi vaticani e di esaminare la documentazione relativa al lavoro preparatorio della 
Humanae Vitae, che si svolse nel corso di tre anni, durante e dopo il Concilio Vaticano II.

La commissione sarebbe composta da mons. Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, dal prof. Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense, da mons. Angelo Maffeis, preside dell’Istituto Paolo VI di Brescia e da mons. Gilfredo Marengo, docente di Antropologia teologica del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, che ne è anche coordinatore.

L’occasione è quella del cinquantenario – che cadrà il prossimo anno – della promulgazione dell’Enciclica, avvenuta il 25 luglio 1968.

Certamente un’indagine sui documenti che portarono alla promulgazione di uno dei documenti magisteriali più disattesi da parte dei fedeli in tutta la storia della Chiesa, potrà far luce sulla vicenda che ebbe e potrebbe continuare ad avere gravi ripercussioni sulla convivenza della Chiesa Cattolica Romana.

Questo dato, da tutti i versanti teologici ed ecclesiologici da cui l’Humanae Vitae può essere letta e interpretata, ha visto riemergere attenzioni, non disgiunte, però, da molte e contrastanti preoccupazioni.

Tuttavia dovrebbe esser chiaro a tutti che la “storia della Chiesa” è “luogo teologico” dove si deve continuare a leggere il dispiegarsi della Rivelazione divina e che bisogna dare il giusto riconoscimento e l’adeguata realizzazione ai “segni dei tempi”, che nella fede cristiana guidano e sorreggono costantemente la Chiesa.

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Non pare necessario ripercorrere qui le vicende che hanno contrassegnato in particolare gli aspetti sulla modalità applicativa dei mezzi per assicurare la “paternità responsabile”, indiscusso e condiviso valore sia del Concilio Vaticano II, sia della stessa Humanae Vitae, oltre che unanime patrimonio etico di tutto il Popolo di Dio.

Tuttavia appare indispensabile prendere atto che gli ultimi cinquant’anni hanno mostrato che i fedeli sono riusciti a trovare il modo di coniugare l’insegnamento essenziale dell’enciclica con un’applicazione pratica – non teoretica – coerente con la sessualità umana, le responsabilità coniugali e il rispetto della vita in tutte le sue fasi.

Bisogna pure prendere atto che nella storia recente della Chiesa in alcuni documenti magisteriali è progressivamente venuta meno la fiducia e il riconoscimento del ruolo della coscienza di ciascun battezzato fedele di Cristo.

La mancanza della presa in considerazione della coscienza dei cattolici praticanti, della prassi da essi seguita e, perché no, anche del loro sensus fidei, ha reso ardua la convergenza tra insegnamento ecclesiastico e comportamenti adottati dalla comunità ecclesiale in molti ambiti e, nello specifico, anche nell’esercizio della paternità responsabile.

È proprio nelle questioni connesse alla trasmissione della vita che la mancata considerazione della coscienza del soggetto morale da parte del magistero ecclesiastico è risultata molto problematica ed è stata fonte di molte divisioni nella comunità ecclesiale.

Dalla promulgazione dell’Humanae Vitae fino all’inizio del pontificato di Papa Francesco l’insegnamento magisteriale ha avuto un rapporto complesso e travagliato con la coscienza morale personale, attraversando non poche posizioni di diffidenza.

In effetti, se alla coscienza del singolo soggetto morale può riconoscersi qualche problematicità connessa alla potenziale autoreferenzialità in cui potrebbe cadere, nell’ambito della pianificazione responsabile della crescita familiare dovrebbe essere riconosciuto alla “coscienza della coppia cristiana” un grado più alto di credibilità in merito alle questioni di specifica intrinseca competenza, quali sono appunto le modalità di regolazione della paternità responsabile, anche a ragione della particolare assistenza che la coppia di sposi cristiani può vantare in forza della grazia conferitale con il sacramento del matrimonio.

Appare evidente che il magistero di Papa Francesco sta riscoprendo la centralità della coscienza morale nell’esistenza cristiana e questo presuppone che molte distanze tra magistero e vita vissuta dei fedeli possano essere colmate, anche in riferimento alla trasmissione della vita nel contesto familiare cristiano.

Su questo versante, gli studi e gli approfondimenti che risulteranno dai lavori della commissione per il riesame dei documenti presenti negli archivi vaticani verosimilmente daranno nuova luce e nuovo impulso ad una Chiesa non in lotta contro il mondo, ma in fecondo dialogo con il mondo, che invece costituisce proprio il kairòs dove Cristo ha annunziato il Vangelo e la Chiesa è chiamata a realizzare la sua missione.

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