Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

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A 25 anni dalla morte (19 luglio 1992), Paolo Borsellino viene raccontato da chi l’ha conosciuto da vicino. Con testimonianze inedite.

La mafia è cosa complicata. Endemica e omertosa, radicata e violenta. La mafia è Cosa Nostra. Ma è anche la storia di chi la mafia l’ha voluta stanare e combattere, nelle piccole realtà di provincia come nei traffici internazionali di droga, armi e di immensi capitali. La storia di uomini giusti come fu Paolo Borsellino.

Non solo il percorso di vita fino all’attentato nel quale rimase vittima il 19 luglio 1992, ma il coro di  voci inedite – Diego Cavaliero, Giovanni Paparcuri, il cardiologo Pietro Di Pasquale, Cosimo Scordato, Matteo Frasca e Francesco Ficarrotta, solo per citarne alcune – stretto intorno a una personalità sorprendente nella sua normalità che ci riconsegna un uomo eroico e fragile, ma sempre giusto.

ALESSANDRA TURRISI, giornalista palermitana, sposata e madre di due figli, lavora per i quotidiani Avvenire e il Giornale di Sicilia, collabora con i periodici Credere e Il Gattopardo. Dalla metà degli anni Novanta, segue le cronache siciliane, con particolare attenzione agli aspetti sociali. Ha pubblicato i volumi Il cuore in testa. 10 anni di impegno dell’associazione Apriti Cuore (Navarra editore), sull’esperienza dell’accoglienza di bambini e ragazzi abusati e allontanati dalla famiglia, ed Era d’estate (Pietro Vittorietti Editore), che raccoglie giovani testimonianze al tempo delle stragi di mafia.

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